Non perdere di vista l’obiettivo nelle “nebbie della guerra”

Non perdere di vista l’obiettivo nelle “nebbie della guerra”
LAURENT DENIZE. Global Co-CIO di ODDO BHF Asset Management

Milano, 11 marzo 2026. Di Laurent Denize, Global Co-CIO di Oddo Bhf

Il confronto militare tra Stati Uniti, Israele e Iran si è rapidamente esteso ad altri Paesi del Medio Oriente.

L’Iran ha risposto agli attacchi mirati condotti da Stati Uniti e Israele contro la leadership politica e militare di Teheran con una serie di azioni di ritorsione. Gli attacchi contro basi militari statunitensi, infrastrutture turistiche – e soprattutto impianti energetici – sono stati particolarmente gravi.

Il blocco dello stretto di Hormuz ha perturbato uno dei passaggi più strategici per il trasporto mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL). L’immediata impennata dei prezzi del petrolio e del gas ha mostrato quanto i mercati reagiscano con forza ai rischi di interruzione delle forniture. Dopo una settimana di conflitto, il prezzo del Brent ha superato la soglia simbolica dei 100 dollari statunitensi.

Nonostante l’escalation geopolitica, i ribassi dei mercati azionari globali inizialmente sono rimasti contenuti, intensificandosi poi quando la prospettiva di un conflitto prolungato ha ulteriormente spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Le regioni fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche – e quindi più vulnerabili agli shock dei prezzi, come l’Asia e in particolare la Corea del Sud – sono state le più colpite. Parallelamente, la domanda di beni rifugio è aumentata in modo significativo: il prezzo dell’oro ha raggiunto un nuovo record, il dollaro statunitense si è rafforzato e i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti a causa di nuove preoccupazioni inflazionistiche, chiudendo la prima settimana di conflitto con pesanti perdite. Ciò significa che non ci si attende più che vengano effettuati ulteriori tagli dei tassi nel breve termine.

 

L’impatto dei conflitti militari è limitato nel tempo

 

L’evoluzione del conflitto rimane incerta. Storicamente, le guerre sono spesso durate più a lungo del previsto. Per gli investitori di lungo periodo, dei quali facciamo parte, raramente è opportuno evitare completamente il rischio. Piuttosto, si tratta di cogliere le opportunità generate dai movimenti di mercato in un contesto volatile, mantenendo coerenza con i propri obiettivi di investimento di lungo termine. L’aumento dei prezzi dell’energia pesa indubbiamente sull’economia globale: il fatto che possa innescare una recessione dipenderà dalla durata del periodo in cui tali prezzi rimarranno su livelli dannosi per l’economia. Questi fattori influenzeranno con ogni probabilità anche lo sviluppo e la durata del conflitto. Inoltre, l’esperienza storica mostra che l’impatto dei conflitti militari sui mercati azionari è spesso temporaneo: in molti casi i mercati tornano alla normalità circa tre mesi dopo l’inizio di un conflitto – nell’attuale “nebbia della guerra”, per citare Clausewitz, è quindi essenziale che gli investitori non perdano di vista i propri obiettivi di lungo periodo.

 

Finché il conflitto resterà regionale e il suo impatto economico rimarrà limitato, i fondamentali di lungo periodo dei mercati dei capitali — progresso tecnologico, solidità degli utili societari e politiche monetarie accomodanti — dovrebbero rimanere nel complesso intatti. Allo stesso tempo, fattori di breve periodo continuano a sostenere la crescita e potrebbero compensare gli effetti negativi della guerra con l’Iran. Nell’Unione europea, e in particolare in Germania, vasti programmi di investimento pubblico stanno già producendo i loro effetti; negli Stati Uniti, le riduzioni fiscali forniscono un ulteriore sostegno all’economia. Anche gli investimenti continui nel settore dell’Intelligenza Artificiale restano un potente motore per i mercati azionari.

 

Per quanto riguarda l’inflazione, gli aumenti dei prezzi sono per ora concentrati nel settore energetico. Le aspettative di inflazione rimangono sotto controllo. Tuttavia, la Federal Reserve statunitense dovrebbe attendere prima di procedere a nuovi tagli dei tassi, anche a causa degli effetti potenzialmente inflazionistici dei nuovi dazi. Un rinvio, tuttavia, non significa un abbandono: la politica monetaria potrebbe rimanere accomodante e favorevole ai mercati. La Banca Centrale Europea si trova in una situazione simile. Dovrà monitorare attentamente i prezzi dell’energia per evitare uno shock inflazionistico simile a quello osservato nel 2021-2022. Tuttavia, finché l’aumento dei prezzi resterà temporaneo e non emergeranno effetti secondari, un rialzo dei tassi quest’anno appare poco probabile.

 

Sfruttare le correzioni di mercato

 

Nell’attuale contesto geopolitico è essenziale che gli investitori rimangano concentrati sui propri obiettivi di lungo periodo, cogliendo al contempo le opportunità offerte dai movimenti di mercato nel breve termine. Nel comparto azionario, l’andamento dei prezzi del petrolio e del gas è cruciale per la selezione dei titoli, e nel breve periodo ciò favorisce le azioni statunitensi, meno dipendenti dalle importazioni energetiche. Anche se correzioni restano possibili alla luce delle valutazioni elevate, consideriamo i ribassi dei nostri titoli preferiti come opportunità di acquisto. I produttori di chip di memoria restano interessanti, poiché i data center richiedono enormi quantità di DRAM, in particolare HBM (memoria ad alta larghezza di banda). Al contrario, alcuni produttori di software eccessivamente penalizzati potrebbero offrire opportunità di rimbalzo. In Europa emergono inoltre opportunità nei settori che beneficiano dei programmi di rilancio, come infrastrutture e difesa. Nel settore bancario riteniamo inoltre più interessanti gli istituti europei meno coinvolti nel credito legato alle infrastrutture per l’IA rispetto alle controparti finanziarie statunitensi.

 

Nel mercato obbligazionario, gli spread delle obbligazioni speculative ad alto rendimento (high yield) hanno iniziato ad ampliarsi, mentre il segmento investment grade ha mostrato maggiore resilienza. Restiamo costruttivi sulle obbligazioni investment grade a lunga scadenza, grazie a fondamentali solidi, ma manteniamo maggiore cautela sulle obbligazioni high yield di lunga durata, poiché la volatilità è aumentata e i premi per il rischio compensano solo marginalmente i rischi. In termini di rapporto rischio/rendimento continuiamo a privilegiare i segmenti investment grade e high yield a breve scadenza, dato il limitato potenziale di ribasso. Nel breve termine privilegiamo il dollaro statunitense come copertura contro i rischi geopolitici, ma intendiamo limitare questa esposizione acquistando opzioni call euro/dollaro nel caso in cui il conflitto dovesse concludersi più rapidamente del previsto.

 

Queste valutazioni non sono definitive e possono evolvere rapidamente in un contesto particolarmente volatile come quello attuale. Prezzi dell’energia persistentemente elevati, un’escalation o uno sviluppo imprevedibile del conflitto militare nel Golfo potrebbero costituire segnali che indicano la necessità di ribilanciare i portafogli. Al momento tali dinamiche non sono ancora visibili, ma nella nebbia della guerra è importante non agire in modo impulsivo e mantenere la flessibilità di fronte a un contesto in continua evoluzione.