POSTE ITALIANE CONDANNATA PER "PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE" RELATIVE AI BUONI FRUTTIFERI POSTALI
Giannina Puddu, 1 settembre 2025.
Il TAR del Lazio si è espresso oggi, dopo che Poste Italiane s.p.a. aveva impugnato il provvedimento deliberato nell'adunanza del 18.10.2022, a chiusura del procedimento PS11287, con il quale l’Autorità garante della concorrenza e del mercato l’aveva sanzionata per due condotte qualificate come pratiche commerciali scorrette ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 del d.lgs. n. 206/2005, caratterizzate, rispettivamente, «dall’omissione e/o dalla formulazione decettiva di informazioni essenziali, quali sono quelle relative al termine di scadenza e di prescrizione dei BFP e alle relative conseguenze giuridiche» e dalla mancata adozione di «azioni volte a comunicare preventivamente, ai sottoscrittori di BFP in prossimità della scadenza del termine di prescrizione, lo spirare di tale termine», rigettando il ricorso di Poste Italiane e confermando la condanna inflitta dall'Antitrust.
Il "bello" è che (per non dire "il colmo è che"...) l'AGCM nasce come autorità amministrativa indipendente, con competenze specifiche e autonomia dal governo, con il compito di vigilare sul corretto comportamento delle imprese a tutela dei consumatori da pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevole.
Il suo Presidente e i due componenti del Collegio vengono nominati dai Presidenti di Camera e Senato, quindi, massime autorità del governo...
Poste Italiane SPA registra, tra i suoi maggiori azionisti, il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) con una quota di circa il 29,26%.
Insomma, lo Stato possiede più del 60% delle azioni della più grande rete di distribuzione in Italia.
Se ne deduce, facilmente, che questa sanzione ricadrà sulle spalluce dei cittadini italiani anzichè sui veri colpevoli, allora al vertice di Poste Italiane!
Come azionisti di tale rilievo oggettivo, sia il MEF che CDP, avrebbero dovuto controllare l'operato degli amministratori del tempo. E, evidentemente, non lo hanno fatto!
Sui buoni sottoscritti dai risparmiatori nel 1999 Poste non aveva apposto il tagliando che indica la serie, i rendimenti e il periodo di prescrizione come previsto dal Decreto ministeriale all’epoca vigente, mentre per buoni collocati nel 2001, non aveva consegnato il prescritto foglio informativo con la descrizione delle caratteristiche degli investimenti.
Nel 1999, l'amministratore delegato di Poste Italiane era Corrado Passera, l'uomo che aveva ribaltato le Poste Italiane trasformandole in un "suk", il tipico bazar dei paesi arabi, ricordo che, al tempo, nelle filiali postali di Milano, si potevano comprare persino le batterie di pentole...
Eppoi, il signor Passera aveva bancarizzato le Poste, avviandone una radicale metamorfosi, consapevole, per la sua esperienza pregressa, del fortissimo potenziale commerciale della società, che poteva vantare, come nessun'altra, la sua presenza anche nei borghi più sperduti ma colmi di "risparmio" da raccogliere...
Tra i "padroni del vapore" che, come azionisti fortissimi, avrebbero dovuto controllare l'operato degli amministratori che avevano delegato, nel 1999, due ministri delle finanze, Vincenzo Visco (dal 21 ottobre 1998 al 22 dicembre 1999) nel primo Governo D'Alema, e poi Giuliano Amato fino al 22 dicembre 1999.
Ambedue, azionisti troppo distratti, evidentemente.
Questa società ha adottato pratiche commerciali scorrette al punto da farsi sanzionare da un altro pezzo di Stato che si è espresso due volte in tal senso, prima con l'Antitrust, adesso con il TAR del Lazio!
Poste Italiane è un mega business, giacchè è stata privatizzata dal simpatico Matteo Renzi nel 2015 ed oggi è prossima a cedere ulteriori quote con il Governo in carica che ha l'esigenza di fare cassa, anche rinunciando ad un altro pezzo di un bene strategico nazionale, contro l'interesse nazionale in barba al "Patriottismo"!
A dare notizia della sentenza di oggi del TAR del Lazio, come riferito su Facebook da Elia Sanna, è Adiconsum Sardegna, l’associazione che con le proprie segnalazioni aveva fatto scattare l’intervento dell’Autorità.
“È un importantissimo risultato in favore di alcune decine di migliaia di risparmiatori in tutta Italia, soprattutto anziani, che avevano scoperto di aver perso tutti i loro risparmi a causa della dichiarata, da Poste, prescrizione dei titoli. Titoli che si erano dimostrati poco buoni e ancor meno fruttiferi”, ha dichiarato Giorgio Vargiu, presidente di Adiconsum Sardegna.
La decisione del Tar, ha evidenziato Vargiu, va oltre la conferma della multa: “È una ottima sentenza perché, oltre a confermare nel merito le condotte censurate, ribadisce principi fondamentali per chi si occupa di tutela del consumatore in un settore Il Tar del Lazio ha confermato la sanzione da 1,4 milioni di euro inflitta dall’Antitrust a Poste Italiane per la gestione dei buoni fruttiferi postali, accogliendo così le ragioni dei consumatori. che riguarda un numero importante di investitori italiani. Viene ribadita la natura di consumatore del piccolo investitore e quindi la necessità di garantirgli la stessa tutela prevista dal codice del consumo”.
Secondo il presidente di Adiconsum Sardegna, la sentenza riconosce in modo chiaro anche il ruolo di Poste Italiane: “Poste viene considerata a tutti gli effetti un ‘professionista’, con un ruolo di concreta distribuzione dei buoni che comporta precisi oneri informativi e di comportamento, sia nella fase precontrattuale sia in quella contrattuale. Da ciò derivano obblighi di diligenza, trasparenza e correttezza informativa nei confronti dei sottoscrittori”.
Per Adiconsum si tratta dunque di un “pieno successo” per i consumatori e di un punto fermo che rafforza la tutela dei piccoli risparmiatori italiani.