Altre decisioni in arrivo sul fronte della politica monetaria: Fed e BNS
Milano, 16 giugno 2026. Di Roger Rüegg, Head of Multi-Asset Solution Zkb/Swisscanto.
In arrivo altre due riunioni di politica monetaria in un contesto segnato da inflazione in rallentamento, crescita debole e crescenti tensioni geopolitiche.
Negli Stati Uniti l'attenzione è concentrata sul debutto di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, mentre in Svizzera la Banca Nazionale Svizzera sembra orientata a mantenere invariata una politica monetaria già fortemente accomodante. In entrambi i casi, le condizioni economiche attuali non sembrano giustificare interventi immediati sui tassi d'interesse.
Federal Reserve: Warsh debutta alla guida della Fed
Per Kevin Warsh si tratta della prima riunione di politica monetaria da presidente della Fed, e la pressione è già elevata. A nostro avviso, nel bilanciamento tra il contenimento dell’inflazione e il sostegno all’attività economica, in questa fase prevale chiaramente il secondo obiettivo.
Anche il punto di partenza è molto diverso rispetto all’Eurozona. Con tassi d’interesse al 3,5%, contro il 2,25% europeo, l’orientamento della politica monetaria statunitense non può essere definito accomodante. A ciò si aggiunge quanto emerge dal Beige Book della Fed, che descrive un’economia sempre più polarizzata: la situazione delle famiglie a basso reddito continua a deteriorarsi, mentre quelle più benestanti beneficiano ancora di condizioni favorevoli.
È quindi probabile che Warsh ribadisca questa diagnosi nel corso della conferenza stampa e scelga di mantenere invariati i tassi d’interesse. Ci si attende inoltre che illustri più chiaramente le proprie priorità di politica monetaria. Dal nostro punto di vista, queste comprendono una minore enfasi sulla forward guidance e una riduzione dell’utilizzo del bilancio della Fed per gli acquisti di titoli del Tesoro. Un compito tutt’altro che semplice, soprattutto alla luce delle aspettative del governo. Nonostante l’ampio dibattito e la forte attenzione mediatica, continuiamo a prevedere che nel 2026 l’intervallo obiettivo per il tasso sui federal funds rimarrà invariato tra il 3,5% e il 3,75%.
Banca Nazionale Svizzera (BNS): una pausa destinata a durare
A un anno dall'ultimo taglio dei tassi, che ha riportato il tasso di riferimento allo 0% dopo sei riduzioni consecutive, non ci aspettiamo alcuna modifica della politica monetaria da parte della Banca Nazionale Svizzera (BNS) nella riunione del 18 giugno. Dopo essere rimasti a -0,75% fino alla metà del 2022, i tassi erano stati progressivamente innalzati fino all'1,75% per contrastare l'inflazione, prima di tornare a zero nel corso del 2025.
Tre fattori principali sostengono la nostra previsione di una fase di stabilità. Innanzitutto, la pressione al rialzo sul franco svizzero si è attenuata negli ultimi mesi: nei confronti dell'euro, ad esempio, il cambio è passato da 0,90 franchi per euro a marzo agli attuali 0,92. In questo contesto, la BNS dovrebbe continuare a privilegiare interventi mirati sul mercato dei cambi piuttosto che agire sui tassi di interesse.
Anche il quadro dell'inflazione appare sotto controllo. Se un anno fa il rischio principale era rappresentato dalla deflazione, oggi l'inflazione si attesta allo 0,6% e potrebbe raggiungere l'1,2% entro fine anno.
Inoltre, a differenza di quanto avviene nell'area euro, in Svizzera l'impatto dei prezzi dell'energia sull'andamento dei prezzi al consumo rimane relativamente contenuto.
Sul fronte della crescita, invece, le prospettive si sono indebolite a causa delle tensioni geopolitiche, dei dazi statunitensi e della persistente debolezza dell'economia tedesca. Stimiamo tuttavia una crescita del PIL svizzero di poco inferiore all'1% nel 2026.
Nel complesso, riteniamo che l'attuale orientamento della politica monetaria sia coerente con il contesto economico e che difficilmente la BNS avrà motivo di intervenire nuovamente sui tassi prima della fine dell'anno.