Superato lo shock del petrolio, oro e tecnologici in richiesta nella seconda metà 2026 In arrivo
Milano, 2 luglio 2026. A cura di Swisscanto CIO Survey
Nessun ritorno del prezzo del petrolio sopra i 100 dollari, nessun nervosismo.
I Chief Investment Officer (CIO) degli istituti finanziari svizzeri ritengono che lo shock dei prezzi del petrolio sia ormai superato e continuano ad adottare una posizione risoluta nei confronti degli asset reali.
È quanto emerge dalla seconda edizione dello Swisscanto CIO Survey dove gli intervistati valutano le prospettive delle diverse asset class e definiscono la propria asset allocation per i prossimi sei mesi. La survey fornisce utili indicazioni sul posizionamento e sulle view di mercato delle istituzioni finanziarie svizzere.
- Top & Bottom: nonostante una correzione del 25% da gennaio e la prevista fine della guerra in Iran, l’oro rimane l’asset class più popolare tra i CIO svizzeri, mentre le obbligazioni in CHF sono evitate su tutta la linea.
- Sentiment: la maggioranza degli intervistati è ottimista e circa la metà sta aumentando l’esposizione azionaria nei propri portafogli. Rispetto alla fine del 2025, tuttavia, le allocazioni azionarie sono leggermente diminuite, in particolare per i titoli azionari svizzeri.
- Sorpresa: nonostante la guerra in Iran, nessun CIO si aspetta un nuovo rialzo del prezzo del petrolio oltre i 100 dollari – e circa un terzo degli intervistati è sovrappesato sulle materie prime.
Sorpresa: per i CIO la guerra in Iran è già finita
Per quanto riguarda le previsioni sul prezzo del petrolio, gli intervistati sembrano già considerare conclusa la guerra in Iran. Nessuno dei CIO si aspetta che il prezzo del petrolio risalga oltre i 100 dollari. Ciò è sorprendente, poiché i negoziati di pace stanno attualmente procedendo a rilento e non si può escludere una nuova escalation. Una netta maggioranza dei partecipanti al sondaggio prevede che il prezzo del petrolio si assesti in un intervallo compreso tra i 60 e gli 80 dollari al barile (vedi Figura 1). A titolo di confronto: prima dello scoppio del conflitto in Iran, un barile era scambiato a circa 70 dollari.
Non si prevede ancora un ciclo globale di rialzi dei tassi
In linea con quanto detto, solo il 22% dei CIO prevede che la Fed aumenti i tassi di interesse entro la fine dell’anno. Si tratta di un dato rilevante, considerando che i mercati finanziari stanno attualmente scontando fino a due rialzi dei tassi entro la fine dell’anno. “Il rischio di inflazione derivante dall’aumento dei prezzi del petrolio sembra quindi essere considerato poco rilevante dai CIO svizzeri”, afferma Nicola Grass, responsabile della Swisscanto CIO Survey e Senior Portfolio Manager presso ZKB/Swisscanto. Al contrario, la maggioranza degli intervistati prevede un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea e della Banca del Giappone (cfr. Figura 2), in linea con le attuali aspettative di mercato. Per quanto riguarda la Banca nazionale svizzera, invece, l’opinione prevalente è che i tassi di riferimento rimarranno invariati. Per gli intervistati, una cosa appare quindi evidente: sebbene il ciclo globale di tagli dei tassi sia terminato, una transizione senza intoppi verso un nuovo ciclo globale di aumenti dei tassi rimane incerta.
Il favorito: l’oro rimane la prima scelta
I risultati del sondaggio mostrano che le preferenze per gli asset reali a scapito delle obbligazioni sono rimaste pressoché invariate rispetto a fine 2025 (vedi Figura 3). Tutto ciò nonostante il fatto che i rendimenti obbligazionari internazionali siano nuovamente aumentati in modo significativo a seguito della guerra in Iran e che i mercati azionari globali abbiano già registrato un rialzo di circa il 10% dall’inizio dell’anno.
L’oro rimane di gran lunga l’asset class preferita, anche se il grado di sovrappeso è meno marcato rispetto a fine 2025. Attualmente, il 57% dei CIO è sovrappesato sull’oro rispetto alla propria allocazione strategica e solo il 6% è sottopesato. Ne risulta un posizionamento netto del 51%, rispetto a un impressionante 77% registrato nel sondaggio precedente (vedi Figura 3). Nonostante una correzione dei prezzi del 25% da gennaio, quasi il 90% degli intervistati non prevede ulteriori cali significativi dei prezzi nella seconda metà dell’anno.
Altre preferenze: mercati emergenti e Stati Uniti
All’interno delle azioni globali, gli intervistati continuano a preferire i mercati emergenti e gli Stati Uniti. Ciò è probabilmente dovuto principalmente all’elevata ponderazione dei titoli tecnologici in questi indici. I CIO si aspettano quindi che il rialzo dei prezzi guidato dall’intelligenza artificiale continui.
Nel complesso, la fiducia tra gli intervistati sembra essersi leggermente attenuata, il che si riflette in un posizionamento più neutrale rispetto alla propria allocazione strategica in diverse categorie di asset. Da notare l’elevata percentuale di valutazioni neutre per le azioni svizzere. L’indice azionario domestico, con la sua elevata ponderazione nei settori difensivi della sanità e dei beni di consumo di prima necessità, sembra essere meno richiesto nell’attuale contesto.
Da evitare: titoli di Stato in secondo piano così come l’azionario Europa
La combinazione di elevati livelli di debito pubblico, tassi di inflazione in aumento e un contesto di tassi di interesse persistentemente bassi in Svizzera ha portato ancora una volta a rendimenti obbligazionari modesti nella prima metà dell’anno. I CIO continuano quindi, a stragrande maggioranza, a sottopesare le obbligazioni in CHF e i titoli di Stato globali. Questi dati sono praticamente invariati rispetto alla survey del dicembre 2025. È probabile che la situazione per le obbligazioni in CHF rimanga pressoché invariata fino al prossimo sondaggio, soprattutto perché solo un CIO prevede che il rendimento dei titoli di Stato svizzeri superi lo 0,6%.
All’interno delle azioni globali, i titoli azionari europei continuano a non riscuotere favore. Il fattore determinante è l’andamento degli utili relativamente più debole delle società che non riescono a tenere il passo con le loro controparti statunitensi, non da ultimo a causa dei prezzi più elevati dell’energia e di una quota significativamente inferiore di aziende presenti nella catena del valore dell’IA.
Tra l’euforia per l’IA e i timori di una correzione
Nonostante la loro preferenza per i titoli tecnologici, i CIO ritengono che le delusioni legate all’intelligenza artificiale rappresentino il fattore scatenante più probabile di una correzione del mercato azionario nella seconda metà dell’anno (vedi Figura 4). Il forte rialzo legato all’IA è quindi percepito dagli intervistati come un rischio rilevante, mentre allo stesso tempo continuano, per il momento, ad aspettarsi un aumento dei prezzi. È inoltre interessante notare che solo il 4% degli intervistati prevede una recessione negli Stati Uniti – un quadro che è coerente con il sottopeso sui titoli di Stato. Un marcato rallentamento della crescita coglierebbe quindi alla sprovvista la stragrande maggioranza dei CIO.

Figura 4 – Numero di risposte: 48 (Fonte: ZKB)
Conclusioni
Sebbene la fiducia sia leggermente diminuita rispetto alla fine del 2025 e il posizionamento sia meno marcato, i CIO svizzeri rimangono ottimisti e puntano sul proseguimento del trend positivo dei titoli tecnologici e dell’oro. Un fattore chiave in questo contesto è probabilmente l’allentamento della tensione sui prezzi del petrolio, motivo per cui non si prevede a breve termine un passaggio immediato da un ciclo globale di tagli dei tassi a un nuovo ciclo di aumenti.