I PLURIMILIARDARI DOVREBBERO CANCELLARE LA FAME NEL MONDO.

Giannina Puddu, 2 luglio 2026.

Nel 2026, si registra, ancora, la diffusa insicurezza alimentare acuta, circa 266 milioni di persone muoiono per fame in 47 (!!!) Paesi.
Le stime indicano che circa 24.000 persone muoiono ogni giorno per fame o cause correlate, con l'infanzia che subisce l'impatto più devastante, con circa 2,5 milioni di neonati che muoiono ogni anno a causa della malnutrizione acuta e delle sue complicanze.

Come se questo fosse un dettaglio trascurabile e indegno di attenzione, gli uomini più ricchi del mondo si concentrano sul finanziamento di progetti fantasiosi e lontani dalla realtà effettiva dell'Umanità.

Mentre, avrebbero i mezzi per affrontare e risolvere questa situazione carica di vergogna.

La fame sta uccidendo, particolarmente,  in Sudan, dove oltre metà della popolazione (circa 26 milioni di persone) versa in una condizione di grave insicurezza alimentare.

La fame è esplosa con il conflitto scoppiato nell'aprile 2023, nato dallo scontro di potere tra due fazioni militari rivali: l'esercito regolare (SAF), guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e i paramilitari delle Forze di Supporto Rapido (RSF), guidati da Mohamed Hamdan "Hemeti" Dagalo.
E' in corso una lotta  per il controllo dello Stato.
Le tensioni sono esplose quando il piano di transizione per il ritorno a un governo civile ha imposto la fusione delle RSF nell'esercito regolare.
I paramilitari si sono rifiutati di sottostare al controllo dell'esercito innescando lo scontro armato. 
Il Sudan è un paese ricco di risorse strategiche, tra cui l'oro.
I paramilitari controllano gran parte delle miniere e diverse infrastrutture, e il conflitto è alimentato dalla volontà di mantenere il predominio economico sulle ricchezze nazionali. 

La guerra è aggravata e prolungata dalle ingerenze di potenze straniere e attori regionali che vogliono partecipare al banchetto.

Diversi Paesi del Golfo e potenze mondiali sono accusati di sostenere le fazioni in lotta per assicurarsi influenza strategica, rotte commerciali e l'accesso al Mar Rosso. 

Il Sudan ha una lunga storia di colpi di stato e dittature.

Dopo la caduta del regime di Omar al-Bashir nel 2019, la transizione democratica è stata bloccata da due successivi colpi di stato militari (nel 2019 e nel 2021), lasciando il Paese in mano a generali in competizione tra loro. 

Il conflitto in corso ha spinto il Paese sull'orlo della carestia, con oltre 750.000 persone che si trovano in condizioni catastrofiche. 

La crisi colpisce in modo sproporzionato i minori, causando la morte per fame e malattie correlate di centinaia di bambini, oltre a compromettere la salute di milioni di donne in stato di gravidanza o allattamento.

La devastazione delle infrastrutture e l'assedio delle città rendono gli aiuti umanitari estremamente difficili da recapitare.