The Apprentice, ovvero come celebrare un modello che ci ha ridotti in mutande

Tutto è partito da un post che mi sono sentito di scrivere ieri su Facebook. Era il seguente: Riguardando il programma The Apprentice e citando un interessante pezzo di Giorgio Simonelli su Il Fatto Quotidiano: `Fino a quando dovremo assistere alle celebrazioni di un modello di selezione e di organizzazione del lavoro che ha ridotto mezza Europa in braghe di tela e ha prodotto decine di milioni di disoccupati?`. E` questo è il punto focale del problema: stiamo cercando di ripartire il sistema utilizzando le stesse malsane fondamenta.

The Apprentice, ovvero come celebrare un modello che ci ha ridotti in mutande

Per chi non lo sapesse The Apprentice è un programma che sta avendo un grande successo su Cielo, all`interno del quale il buon Flavio Briatore si adopera in una sorta di scuola di management dedicata ad aspiranti team leader. Uno spunto che ha generato un interessante dibattito con alcuni miei contatti. Una riflessione che, di questi tempi, noi di Ifanews vogliamo condividere con i nostri lettori.

Sara: a me piace un casino the apprentice - secondo te celebrano un modello fallimentare?

Federico: chiamenti sei fuori!!! (cit)

Matteo Chiamenti: Sara guardati intorno e lo scoprirai da te. E` un modello che regge per una traversata da breve periodo ma le cui falle stanno facendo affondare la nave nel lungo termine. Resta da creare un nuovo modo di concepire il business, ormai il neocapitalismo non è più sostenibile e sono i fatti a dimostrarlo. Il presupposto per avere l`idea di creare un`alternativa credibile a un atteggiamento, sta nel prendere atto che qualcosa non ha funzionato. E non lo dico sulla base di una presunta morale che poi è del tutto opinabile, bensì sulla base delle rilevazioni empiriche dell`ultimo periodo. E che il sistema economico mondiale sia in difficoltà è evidente a tutti. Oggi nelle selezioni da `manager` persiste una `valorizzazione` del modello machiavellico del leader. Ha ancora senso alla luce del contesto attuale?

Manuel: D`accordo con il buon vecchio Chiamenti

Salvatore: a mio parere il marcio è anche nell`affermazione `E non lo dico sulla base di una presunta morale che poi è del tutto opinabile`. Ma io sono un trombone.

Matteo Chiamenti: Ma non sei un trombone Salvo, tu sei un uomo che stimo profondamente e di fronte alla cui cultura mi inchino appena posso. Credo sia interessante il discorso della morale che hai tirato in ballo. Al che secondo me si può aprire un bel dibattito sulla seguente domanda, che prende spunto da quella di Sara ` Un uomo straricco ma che è stato accusato per truffa ai danni dello Stato con tanto di relativo sequestro monetario, è da considerarsi un imprenditore di successo o no?` E` questo il punto. Sulla base dell`attuale visione imprenditoriale sì. Una visione finalistica dell`attività di impresa che esula dalla valutazione della persona umana in quanto essere a tutto tondo.

Sara: propongono un modello incentrato sul carisma del leader, capace di guidare un team e che sia veloce ed efficace nelle decisioni, e abbia conoscenza del mercato in cui opera. cosa c``e di sbagliato in questo? mi sembrano linee generali dettate dal buon senso che valgono sia in nell`ottica di un modello di business orientato al massimo profitto che nel no profit. e poi, volgio dire, si tratta di esempi di business abbastanza immediati e elementari, non è che si parli di modelli macroeconomici e alta finanza nel programma......

Matteo Chiamenti: Ma per guidare un team siamo sicuri che serva come modello Flavio Briatore? E` così importante essere veloci ed efficaci nelle decisioni? Ha ancora senso? O magari servirebbe un nuovo modello di business più `ragionato`. Te lo dice uno che sogna utopisticamente di vivere sotto il governo dei filosofi di Platone

Salvatore: le strade sono due. Non esiste la Giustizia, perchè ciascuno ha la sua. A quel punto se ritengo come punto di riferimento il guadagnare il più possibile nel meno tempo possibile anche uno che fa i soldi facendo il baro, ha il suo merito. Se le giustizie di ciascuno tendono verso una Giustizia comune, la cosa cambia decisamente

Matteo Chiamenti: Esattamente Salvo. Hai colto in pieno il dilemma. Ma se prima fare il baro comunque portava soldi, ora invece sta emergendo che, sul lungo termine, anche i guadagni iniziano a vacillare. Ragion per cui sembra venir meno anche la convenienza economica del suddetto sistema.

Salvatore: é un problema che io sento da sempre. e a dir la verità è nato quando ho studiato più di 10 anni fa le avanguardie artistiche del 900. Si mette in discussione l`arte come portatrice di bellezza, perchè ognuno individualmente ha il suo concetto di bellezza. Risultato? L`arte del 900 è sicuramente piena di significati intrinseci, ma fa cagare. Dopo la bellezza è arrivata, la verità. Ognuno ha la sua verità, quindi non esiste nulla che sia in assoluto vero, nè falso. Di conseguenza a cascata non esite conoscenza nè giustizia. Risultato? Siamo ignoranti e meschini.

Sara: l`etica del business esiste anche nel capitalismo. una decisione puo` essere efficente ed efficace ma allo stesso tempo ragionata. detto questo, è vero che i modelli proposti dal programma non tengono conto dei nuovi concetti di sostenibilita` del business per esempio, ma è forse anche dettato dai limiti di un programma televisivo, che, putroppo, in quanto tale, semplifica e banalizza la realtá.

Salvatore: Sara ti chiedo scusa se pur non conoscendoti mi intrometto, ma il mondo di oggi funziona più o meno così: `Morgan Stanley perde più di un miliardo di dollari contro l`utile di 2,2 miliardi di un anno fa`(Ilsole24ore). Stiamo parlando di trimestrali. Cioè le società si giudicano sui tre mesi trascorsi, altro che sostenibilità(per altro strada più che giusta teoricamente). Gli amministratori e i quadri prendono i Bonus in base ai risultati(utili) non in base ad altri parametri. E le società anche le più grandi sono fatte da tanti singoli uomini che fanno tante scelte. Tutte orientate verso un obiettivo. Guadagnare di più. Se non si fattura è aria fritta.

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