A PROPOSITO DI SOSTENIBILITÀ DI LUNGO PERIODO E MERCATI FINANZIARI

A PROPOSITO DI SOSTENIBILITÀ DI LUNGO PERIODO E MERCATI FINANZIARI

Trento, 27 ottobre 2026. Di Paolo Rosa, avvocato, già Presidente Cassa Forense

Per legge, le Casse di previdenza devono garantire la sostenibilità economico-finanziaria per 30 + 20 anni.

In un recente articolo pubblicato sul sito Adepp, il Presidente di Enpam e Adepp così scrive: “Addirittura dal 2030 al 2040, sulla base dei calcoli attuariali, il saldo previdenziale negativo non sarà più riequilibrato dai proventi degli investimenti, ma dovremo consumare una parte del patrimonio per garantire l’equilibrio.

Ma del resto – ha rassicurato il presidente dell’Enpam –, si tratterà di usare il patrimonio per lo scopo per cui è stato accumulato, cioè garantire la continuità del sistema.

La situazione di partenza è quella di una Fondazione Enpam che dal 2012 ad oggi ha più che raddoppiato il patrimonio, arrivato a oltre 31 miliardi di euro, anche grazie a 9,5 miliardi di proventi del patrimonio e nonostante 2,044 miliardi di tasse pagate”.

Come è noto a tutti c'è un problema di "inverno demografico" che va ad incidere anche sulle Casse di previdenza che sono invecchiate.

L’invecchiamento della popolazione crea una pressione senza precedenti sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici. Questo è sicuramente un tema politicamente complesso e divisivo.

Vediamo rapidamente la situazione comparata in Europa: La discussione è rimandata in Francia in vista delle prossime presidenziali, la Germania ha creato una commissione, in Italia il tema dovrà essere riaperto.

Ma nel frattempo la tendenza è chiara.

Un sistema pensionistico che possa assicurare welfare diffuso, sostenibile e adeguato ha bisogno di investimenti, pubblici e privati, nel mercato.

Una pressione ben più grande del private equity spinge quindi i mercati a diventare essenziali per la progettazione del welfare.

Non a caso, in due paesi come la Germania e gli Stati Uniti, con modalità diverse negli ultimi mesi, sono state lanciate campagne e strumenti che spingano i ragazzi e le ragazze più giovani a costruire un piano di accumulo in azioni per creare un capitale.

In Italia anche la Covip spinge nella medesima direzione, sollecitando un intervento del Governo per assicurare i primi anni di provvista.

Ora, le domande che le Casse di previdenza oggi dovrebbero porsi sono due:

- Le obbligazioni proteggono ancora quando le azioni scendono?

- L'utilizzo di altri asset illiquidi è compatibile con la natura previdenziale obbligatoria della provvista?

"Per gli investitori istituzionali italiani gli anni 2000 sono stati il periodo in cui si è avuto il pieno riconoscimento del loro importante ruolo di attori nella gestione e intermediazione di risorse economiche e finanziarie.

Nell’arco di 25 anni gli attivi degli investitori istituzionali italiani passano dai 322 miliardi di euro ai 1412 miliardi del 2025 dopo aver superato la soglia dei mille miliardi già nel 2015.

In rapporto al PIL gli attivi di bilancio crescono dal 26% al 63%, con un picco del 72% nel 2020; la successiva flessione del rapporto va letta alla luce della forte crescita del PIL nominale negli anni dell’inflazione, più che di un ridimensionamento degli attivi, che hanno continuato a crescere.

Le assicurazioni rappresentano la componente più importante del mercato degli investitori istituzionali con una quota sul totale degli attivi a fine 2025 pari al 75.8%, seguono i fondi pensione e le Casse di previdenza private con, rispettivamente, il 10.9% e il 9.6%, mentre la quota delle fondazioni di origine bancaria si attesta al 3.7%.

In termini di volumi degli attivi il maggiore contributo alla crescita del mercato degli investitori istituzionali è venuto dal comparto delle assicurazioni che nel periodo passano da 231 a 1070 miliardi, portandosi dal 19% al 47% del PIL.

Più rapida, in termini relativi, la crescita della componente previdenziale: i fondi pensione sono passati da 30 a 153 miliardi (dal 2.4% al 6.8% del PIL) mentre le casse di previdenza private da 23 a 136 miliardi (dall’1.8% al 6.0%).

In entrambi i casi gli attivi si sono moltiplicati per cinque-sei volte.

Le fondazioni bancarie, passate da 39 a 53 miliardi, sono l’unico segmento il cui peso sull’economia si è ridotto (dal 3.1% al 2.3% del PIL): non raccogliendo contributi, crescono soltanto attraverso i rendimenti al netto di spese ed erogazioni." (Fonte: ANTEO di Prometeia, n. 138, ottobre 2026).

Gestire gli investimenti richiede metodo e un piano d’azione definito.

È indispensabile fissare obiettivi chiari e coerenti con gli impegni pensionistici assunti, perché un piano aiuta a mantenere la direzione e a decidere con lucidità.

Riccardo Damiani, Wealth Advisor-Banca Widiba, la banca digitale di MPS, il 13 aprile 2026 ha scritto: "Nell’ambito dell’asset allocation e della costruzione di portafoglio l’investitore fa spesso riferimento ad alcune dinamiche tipiche per ottimizzare il rapporto rischio/rendimento. Chiari esempi di quelli che potremmo definire “paradigmi” dell’asset allocation sono la decorrelazione tra azioni e obbligazioni e il ruolo di protezione dei beni rifugio.

Ma tali tendenze sono ancora valide? O stanno perdendo vigore nell’attuale contesto macroeconomico?

Analizziamo insieme il ruolo di azioni, obbligazioni e beni rifugio nel portafoglio di chi investe nel complicato scenario in cui ci troviamo.

Azioni, obbligazioni e beni rifugio: quale relazione li lega?

Azioni, obbligazioni e beni rifugio hanno caratteristiche diverse e pertanto, tipicamente, sono “slegati” nel loro andamento.

In particolare, le azioni sono capitale di rischio: sono per natura più volatili e quindi tendono ad amplificare guadagni e perdite. In una fase di crescita del ciclo economico è l’azione è l’asset class che tipicamente performa meglio, perché legata ai profitti aziendali che beneficiano del contesto positivo.

Le obbligazioni e i beni rifugio invece, sono meno volatili e in genere hanno un ruolo più protettivo all’interno del portafoglio.

Nello specifico, i beni rifugio sono la classe considerata per eccellenza a protezione del portafoglio: si tratta per esempio dell’oro o del dollaro, percepiti tradizionalmente come asset sicuri.

Le obbligazioni fungono un po’ da “ibrido” all’interno dell’asset allocation: di base meno volatili delle azioni ma anche meno affidabili dei beni rifugio, sono altamente legate all’andamento dei tassi di interesse. Tendono infatti ad aumentare di valore quando i tassi scendono e a perdere valore quando i tassi salgono.

Il fatto che questi asset dipendano da fattori diversi e abbiano dinamiche differenti ha storicamente contribuito a ridurne la correlazione. In un contesto macroeconomico negativo, le azioni tendono a subire ricadute, mentre le obbligazioni e i beni rifugio hanno generalmente un ruolo più difensivo.

Esempi tratti dalla storia.

Le tendenze di portafoglio descritte hanno trovato riscontro nella storia: basti pensare alla bolla dot-com o alla crisi globale del 2008.

In entrambi i casi, le obbligazioni governative investment grade hanno registrato performance positive mentre l’azionario calava.

Anche l’oro durante la crisi dei mutui sub-prime ha dimostrato la sua funzione di copertura, con il prezzo che ha raggiunto nuovi massimi mentre le azioni perdevano significativamente valore.

Tuttavia, la storia insegna che ciò che vale in teoria non trova sempre riscontro nella pratica e che il mondo degli investimenti va ben oltre i confini di regole e principi.

Nel 2022, infatti, sia le azioni sia le obbligazioni hanno perso valore contemporaneamente. Allo stesso modo, nello scenario economico attuale, stiamo assistendo a una correlazione positiva tra le due asset class.

Nel contesto odierno, particolarmente variabile e incerto, azioni e obbligazioni stanno registrando movimenti tendenzialmente nella stessa direzione.

Ma non solo: anche l’oro e il dollaro, i tradizionali beni rifugio, non stanno svolgendo il ruolo difensivo ci si potrebbe aspettare.

Dopo il forte apprezzamento degli ultimi mesi infatti, anche il metallo prezioso ha subito perdite consistenti e il dollaro sta sperimentando un’elevata volatilità".

In una fase di mercato così delicata non sarà facile trovare l'asset allocation corrispondente alle esigenze delle Casse di previdenza e, soprattutto, alla natura del patrimonio investito, che è costituito da montanti previdenziali obbligatori che, alla scadenza, devono tradursi in pensioni, che non possono dipendere dall'alea dei mercati finanziari!

Questo per dire che anche nelle Casse di previdenza serve una grandissima competenza, sia previdenziale che finanziaria, come anche il Report della Bicamerale di controllo sugli enti previdenziali, non ha mancato di sottolineare.

Sono passati i tempi in cui alla Procura della Repubblica di Roma un amministratore di Enpam cosi dichiarava:

"A fronte di specifiche sollecitazioni del Pubblico Ministero ad entrare nel dettaglio dei criteri di scelta dei prodotti replicava: "Lei non può farmi una domanda come se io fossi uno competente della materia ... io sono un medico per cui sono stato eletto in quanto medico ... io non avevo la competenza, nel tempo ho incominciato a imparacchiare qualcosa, per cui se all'inizio dovevo per forza fidarmi, ubi major minor cessat ... ubi major erano gli uffici e il nostro consulente che era il professor Dallocchio ... all'inizio non avevo nessun tipo di competenza, nel tempo ho cominciato ad acquisire delle piccole competenze" (pag. 12/13 esame).

Rammentava che anche l'acquisto dei derivati era stato assistito da informazioni positive sulla garanzia del capitale e sulla redditività degli strumenti, tanto che venivano ritenuti migliori rispetto ai titoli di Stato in quanto portatori di un miglior rendimento, anche se "non c'era un approfondimento, per cui non era diciamo nella conoscenza di tutti, nel sapere di tutti, non era un sapere cosa c'era dentro" (pag. 18), "obbligazioni strutturate, o i CDO non sapevo neanche cosa significasse .. se mi chiede che differenza c'è tra una obbligazione strutturata e un CDO in questo momento io non saprei dirglielo" (pag. 20/21).

Fonte sentenza del Tribunale di Roma, ottava sezione penale n.15312/2018).

La sostenibilità di 30 anni più 20 delle Casse di previdenza dei professionisti non si costruisce aumentando la contribuzione e tagliando le prestazioni, come sta avvenendo, perché la sostenibilità non è soltanto un equilibrio contabile, ma una responsabilità tra generazioni.

Significa garantire che chi oggi è in pensione riceva ciò che gli spetta, ma anche che chi oggi lavora non erediti un sistema insostenibile.

Oggi il quadro in cui si muovono le Casse di previdenza è completamente diverso: i mercati sono globali, iperconnessi e digitalizzati.

Le transazioni avvengono in tempo reale su diverse piazze finanziarie, gli strumenti si sono moltiplicati e specializzati, sono nati nuovi attori (Fintech, Neobank, piattaforme di trading online) e sono richieste competenze molto più trasversali rispetto al passato.