TAVOLARA BAY, BYE, BYE... OPPURE?

TAVOLARA BAY, BYE, BYE...   OPPURE?
Giannina Puddu, 26 ottobre 2026.
I soci italiani coinvolti nel progetto di realizzazione del resort turistico di lusso della Tavolara Bay S.r.l. detengono, rispettivamente, il 3,3% delle quote con un totale pari al 13% e sono:
  • Alberto Biancu: imprenditore sardo di 39 anni, indicato anche come il "capocordata" o promotore locale dell'iniziativa in Sardegna.
  • Davide Bizzi: noto imprenditore italiano attivo nel settore dello sviluppo immobiliare internazionale (Bizzi & Partners).
  • Ezio Simonelli: professionista e consulente societario.
  • C. Di Biagio: investitore e promotore all'interno della compagine societaria. 
Il controllo maggioritario del maxi-progetto da circa 200 milioni di euro a Loiri Porto San Paolo fa invece capo al colosso brasiliano JHSF Capital (legato al marchio del lusso Fasano, con il 44% delle quote) e al veicolo lussemburghese CSFG Re Europe (con il 43%).
Attualmente, lo stato delle autorizzazioni per il progetto a Cala Finanza è di totale blocco a causa della revoca ufficiale dei permessi determinata dalla fortissima opposizione popolare, della regione e di varie associazioni.
Il Presidio Popolare di Cala Finanza, aggregazione civica spontanea formata da centinaia di cittadini della Gallura e attivisti accorsi da tutta l'isola.
Per mesi ha presidiato l'accesso all'area dei cantieri (in particolare attorno alle pertinenze di Villa Joy), vigilando giorno e notte per documentare sbancamenti e posizionamento di moduli o container abusivi affermando che "Cala Finanza patrimonio di tutti"!
E' stata promossa una  grande raccolta firme online su Change.org, che ha superato la quota record di oltre 105.000 adesioni in pochissime settimane, dall'associazione e comitato civico Sos Cala Finanza con la guida e le parole  di Durdica Bacciu.
La Regione Sardegna ha depositato il  ricorso al TAR Sardegna contro l'Autorizzazione Unica ZES concessa al resort.
Si sono affiancati alla regione Lipu e WWF Italia entrando formalmente nella causa  attraverso il mandato affidato all'Avvocato Carlo Castelli.

Il GrIG (Gruppo d'Intervento Giuridico) è intervenuto autonomamente a sostegno dei ricorsi regionali e contro le successive contromosse di Tavolara Bay srl tramite l'Avvocato Carlo Augusto Melis Costa.

Anche Italia Nostra si è schierata con fermezza contro il progetto definendo il resort un "modello di sviluppo predatore" e denunciando l'uso della ZES come un "grimaldello burocratico" ideato per aggirare l'Articolo 9 della Costituzione e il Piano Paesaggistico Regionale (PPR).

L'azione di Italia Nostra, guidata dal presidente nazionale Edoardo Croci e dalla sezione Italia Nostra Sardegna è intervenuta ad adiuvandum presso il TAR affiancando la regione, ha utilizzato il caso di Cala Finanza come esempio nazionale per denunciare i pericoli della "ZES Unica" e ha formalmente dichiarato che manterrà la guardia altissima in vista dell'udienza di merito del 17 febbraio 2027, per evitare che il dietrofront rimanga solo una mossa politica temporanea.
Infatti, il grande progetto turistico ha subito un surreale  dietrofront istituzionale a catena:

A Giugno 2026, il Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo ha votato la revoca in autotutela della propria precedente delibera urbanistica (la n. 50 di novembre 2025) togliendo il presupposto fondamentale del piano.

A Luglio 2026,  il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha cancellato formalmente l'Autorizzazione Unica ZES (Zona Economica Speciale) n. 74/2026. 

La giunta regionale guidata da Alessandra Todde si è opposta al progetto  impugnando gli atti davanti al giudice amministrativo per violazione dello Statuto speciale sardo e del Piano Paesaggistico Regionale (PPR), che vieta la cementificazione entro i 300 metri dalla battigia.

La Tavolara Bay S.r.l. si è dichiarata "sconcertata" e, in effetti, questo strano balletto istituzionale avrebbe provocato lo sconcerto di qualunque imprenditore...

Ha incaricato i propri legali di valutare ricorsi contro i provvedimenti di revoca, sostenendo di aver operato nel pieno rispetto delle norme ZES allora vigenti. 

Lo stop formale tramite ZES ha riguardato la prima fase progettuale (un glamping di lusso), mentre per l'intero resort da 200 milioni comprensivo di hotel a 5 stelle e campo da golf non risultavano ancora completati gli iter autorizzativi ordinari.

Ad agosto 2026, l'intera area di Villa Joy (acquistata l'anno precedente per oltre 10 milioni di euro), inclusi i container e i moduli logistici posizionati da Tavolara Bay per la prima fase dei lavori, è stata posta sotto sequestro preventivo dalle autorità. Il blocco impedisce qualsiasi tipo di utilizzo o valorizzazione della proprietà immobiliare.

In seguito al dietrofront autorizzativo e all'intervento del Corpo Forestale, la società ha dovuto abbandonare l'idea del beach club e avviare le procedure per il ripristino ambientale dello stato dei luoghi, affrontando costi straordinari per smantellare quanto già predisposto ed evitare sanzioni per danno ambientale. 

La forte polarizzazione mediatica e le proteste della comunità locale hanno esposto le proprietà della società a incursioni e atti di vandalismo  costringendo Tavolara Bay a dover giustificare pubblicamente l'assenza di scavi o colate di cemento abusive.

Il TAR della Sardegna è rimasto in partita con il giudizio di merito fissato per il 17 febbraio 2027.
Tavolara Bay ha impugnato i provvedimenti con cui il Comune e il Governo hanno annullato i permessi.
Se il TAR dovesse ritenere che la revoca in autotutela del Comune o l'annullamento della ZES da parte del Governo siano illegittimi o viziati da errori procedurali, potrebbe annullare le revoche stesse, rimettendo potenzialmente in gioco i permessi originari.
La società aveva chiesto una sospensiva d'urgenza dei blocchi che il TAR aveva rigettato a luglio 2026.
Nonostante il Governo abbia ritirato l'Autorizzazione Unica ZES,  Todde e i legali della Regione non hanno ritirato il loro ricorso principale puntando a ottenere una sentenza blindata che dichiari il progetto intrinsecamente illegittimo rispetto al Piano Paesaggistico Regionale (PPR).
Questo serve a evitare che in futuro, cambiando le maggioranze politiche al Comune o al Governo, l'opera possa essere autorizzata di nuovo. 
La tesi secondo cui il TAR potrebbe dare ragione alla società non è priva di fondamento giuridico, poiché nel diritto amministrativo i vizi di forma o il "difetto di motivazione" in una revoca improvvisa in autotutela rappresentano spesso un terreno fertile per i privati danneggiati.
Le motivazioni che hanno spinto le istituzioni a fare marcia indietro si abbinano alle relazioni politico-imprenditoriali emerse, mentre il TAR Sardegna dovrà esprimersi sulla legittimità degli atti.
Il Comune e il Governo possono revocare i propri atti se sussiste un interesse pubblico prevalente e attuale.
Tavolara Bay S.r.l. sostiene che la revoca sia stata un atto di puro opportunismo politico, privo di motivazioni tecniche solide, configurando una lesione del principio di "legittimo affidamento" per i 10 milioni di euro già investiti nell'area.
Il TAR dovrà stabilire se un'Autorizzazione Unica ZES, come rilasciata dalla Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio,  possa effettivamente derogare e superare i vincoli di inedificabilità assoluta entro i 300 metri dalla battigia imposti dal Piano Paesaggistico Regionale (PPR) sardo.
Se il parere del TAR negasse l'opportunità di tale "deroga" sarebbe interessante assistere agli effetti della messa in discussione dell'operato della Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio.
Tornando ai soci italiani:
Ezio Simonelli è un noto professionista milanese, presidente del collegio dei revisori della Lega Serie A, storicamente riconosciuto come il commercialista di fiducia della famiglia Berlusconi.
La sede legale della Tavolara Bay S.r.l. è registrata proprio presso il suo studio a Milano, in piazza Cavour.
L'ex amministratore delegato della società e socio  Alberto Biancu (sostituito da Jorge Pauli Niubó, il manager spagnolo Country Director Italia per JHSF Capital) è fratello dell'assessore al Turismo del Comune di Loiri Porto San Paolo, Riccardo Biancu. Un fatto che, pur presentato dalla società come trasparente, ha causato ovvie polemiche sull'opportunità della delibera n. 50 tanto che poi è stata  revocata.
L'accelerazione iniziale impressa da Palazzo Chigi - che neppure sorprende in quest'epoca di "accelerazioni" - tramite lo strumento speciale della ZES Unica (coordinata dal Ministero per il Sud) era stata letta dalle opposizioni e dai comitati come un forte endorsement politico centrale a favore della cordata, superando i veti tecnici regionali.
C'è un ulteriore intreccio che è proprio uno dei punti più sensibili toccati dalle inchieste giornalistiche.
Tra i soci italiani di minoranza figura Davide Bizzi, imprenditore immobiliare di rilievo, storicamente descritto dalle cronache politiche e finanziarie come molto vicino e amico di vecchia data del Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti.
Il legame di amicizia tra Bizzi e Giorgetti ha reso la posizione del Ministro e del Governo estremamente delicata per l'esistenza di una clausola statutaria che legava il progetto all'ottenimento di sussidi pubblici e creando, nel caso, un grande vantaggio economico per i soci italiani.
Proprio per disinnescare qualsiasi sospetto di favoritismo o conflitto d'interessi, la reazione di Giorgetti è stata di totale e netta chiusura, culminata nella celebre dichiarazione "Dovranno passare sul mio corpo" intendendo che non avrebbe permesso  l'erogazione di fondi pubblici da Invitalia che opera sotto la responsabilità di Bernardo Mattarella.
L'emergere di una simile commistione tra "amicizie influenti", deroghe speciali (ZES) e fondi pubblici in una zona costiera iper-vincolata avrebbe offerto un'arma retorica formidabile alle opposizioni mentre le politiche sono dietro l'angolo, oltre spunti di indagine alla magistratura.
La clausola statutaria che lega i rapporti tra i soci all'ottenimento di sussidi pubblici fa parte dello statuto societario di Tavolara Bay S.r.l.. 
Nello specifico, come emerso dalle inchieste giornalistiche, si tratta dell'articolo 17 dello statuto, denominato “Claw-back dei soci di minoranza”.
Questa specifica norma interna regola e stabilisce in anticipo i meccanismi di compensazione economica a favore della cordata dei partner italiani (che detengono il 13% complessivo delle quote) qualora la società fosse riuscita a ottenere il cosiddetto “Contributo Governativo” entro i termini stabiliti.
Per contributo governativo l'atto intende nello specifico i finanziamenti agevolati e a fondo perso erogati dallo Stato italiano tramite lo strumento del Contratto di Sviluppo Turistico.
In pratica, la compagine è divisa tra i "fondi pesanti", i brasiliani e i lussemburghesi all'87%, che mettono i capitali veri e la cordata dei promotori italiani al 13%, che mettono le relazioni, la conoscenza del territorio e lo sviluppo burocratico.

Dal punto di vista dei flussi finanziari, significa che il fondo lussemburghese e il colosso brasiliano JHSF contavano di fare profitto riducendo l'esborso di tasca propria, sostituendolo con i milioni elargiti dal Ministero italiano, grazie alla capacità "burocratica" della cordata italiana.

Per la tipologia di agevolazione citata nello statuto (il Contratto di Sviluppo Turistico), lo Stato italiano può coprire, attraverso una combinazione di contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato, una quota che oscilla generalmente tra il 35% e il 50% delle spese ammissibili dell'investimento.

In concreto, la cordata puntava a far finanziare dai contribuenti italiani una somma compresa tra i 70 e i 100 milioni di euro sul totale dell'opera, riducendo drasticamente il capitale di rischio che i miliardari stranieri avrebbero dovuto versare di tasca propria.

La cordata italiana, pur avendo versato una cifra minima rispetto ai capitali iniziali, se avesse raggiunto lo scopo dei 100 milioni (per esempio, il massimo possibile) di contributo pubblico si sarebbe ritrovata in mano una percentuale più alta della società (es. il 25% o il 30%). I milioni dei contribuenti italiani si sarebbero così trasformati in una plusvalenza patrimoniale privata e immediata a favore dei quattro professionisti locali.
Lo statuto della Tavolara Bay S.r.l. non indica un numero fisso (es. "fino al 30%"), ma contiene una vera e propria formula matematica di calcolo inserita direttamente nell'articolo 17. 

La formula stabilisce che la redistribuzione e il travaso delle quote dai soci stranieri a quelli italiani debba avvenire in modo proporzionale all'entità del "Contributo Governativo" effettivamente incassato entro i 5 anni dal 30 giugno 2025.

Più alto è il finanziamento dello Stato, maggiore è la fetta di azioni ceduta gratuitamente (o a prezzo nominale) dai miliardari stranieri alla cordata italiana.

Pare che la formula sia strutturata per mantenere i soci di minoranza sempre all'interno di una minoranza qualificata, 25% - 33% del capitale.

Tutto questo senza dover effettuare ulteriori aumenti di capitale in denaro, ma semplicemente convertendo il "servizio burocratico" di sblocco dei fondi Invitalia in patrimonio netto della società.

Se il TAR Sardegna il 17 febbraio 2027 dovesse confermare in via definitiva la legittimità dello stop del Comune e del Governo, i soci italiani vedrebbero azzerarsi il valore del loro investimento burocratico.

Inoltre, rischierebbero azioni di responsabilità e cause civili da parte dei soci di maggioranza brasiliani e lussemburghesi per le perdite e le penali accumulate a causa delle autorizzazioni locali poi revocate.

Tavolara Bay S.r.l. aveva predisposto l'intera architettura statutaria (incluso l'articolo 17 sul claw-back) basandosi su una pura previsione.
La società contava di richiedere il Contratto di Sviluppo a Invitalia non appena blindati i titoli edilizi.
Per ottenere persino il più iniziale degli assensi (l'ammissibilità tecnica) da parte di Invitalia, un progetto deve presentare una documentazione urbanistica ineccepibile.
Nel momento in cui il Comune di Loiri Porto San Paolo ha revocato la delibera e il Governo ha annullato l'Autorizzazione Unica ZES, i presupposti giuridici sono crollati prima che Invitalia potesse anche solo istruire la pratica o riunire la commissione di valutazione.
La normativa ZES (Zona Economica Speciale) accentra i procedimenti autorizzativi a Palazzo Chigi, togliendo la regia agli uffici territoriali.
La Struttura di Missione ha convocato una Conferenza di Servizi in cui, nonostante siano emersi ben 4 pareri negativi da parte degli enti sardi e del Ministero della Cultura per violazione dell'inedificabilità costiera dei 300 metri, l'organo governativo ha applicato i super-poteri di deroga previsti per le aree speciali.
Superman può ammaliare anche gli adulti...
Per superare legalmente lo sbarramento tecnico e il dissenso, la Struttura di Missione ha sfruttato l'unico atto a favore proveniente dal territorio: la delibera di indirizzo politico n. 50 di novembre 2025 del Comune di Loiri Porto San Paolo, favorevole alla variante urbanistica.
Agganciandosi a quell'atto politico favorevole, Palazzo Chigi ha emanato a febbraio 2026 l'Autorizzazione Unica n. 74, derubricando i veti tecnici ambientali a semplici ostacoli superabili in nome dello "sviluppo strategico del Mezzogiorno".
Lo sblocco statale si basava sulla tesi che le leggi nazionali d'urgenza sulla ZES potessero imporsi sopra le tutele paesaggistiche e le competenze statutarie della Regione Sardegna. 
Questo aggiramento forzato si è poi ritorto contro la cordata: quando il Comune, sommerso dalle proteste, ha annullato in autotutela proprio la delibera n. 50, la Struttura di Missione ha perso l'unico pilastro locale su cui poggiava la legittimità del provvedimento speciale, vedendosi costretta a revocare l'intera autorizzazione il 2 luglio 2026
I soci di minoranza italiani (Alberto Biancu, Davide Bizzi, Ezio Simonelli, Carlo Di Biagio) non sono stati scelti per la loro capacità finanziaria, dato che detenevano appena il 13% complessivo.
Il loro vero "apporto di capitale" all'affare consisteva nella profonda conoscenza dei meccanismi amministrativi e nella rete di relazioni.
Sapevano esattamente a quale porta ministeriale bussare, come attivare la Struttura di Missione ZES a Palazzo Chigi e come muoversi sul territorio.
L'esistenza stessa dell'articolo 17 sul claw-back — la norma statutaria che premiava i  soci italiani con un aumento automatico delle loro quote in caso di arrivo dei 100 milioni pubblici — dimostra chiaramente che il piano finanziario dell'opera poggiava su una precisa strategia ideata in Italia.

Infine, il piano ha funzionato perfettamente finché è rimasto nelle stanze dei bottoni.
Il corto circuito è avvenuto quando l'operazione è diventata di dominio pubblico.
Il sequestro della villa, quattro indagati dalla procura (tutti sardi in Sardegna), la rivolta pubblica hanno innescato un reset parziale.
Il 16 ottobre 2026, la Tavolara Bay S.r.l. ha annunciato la rinuncia ufficiale al progetto del beach club a Cala Finanza e l'avvio della rimozione spontanea dei prefabbricati abusivi d'intesa con il Corpo Forestale.
Mentre, la grande partita per il mega-resort da 200 milioni è solo sospesa in attesa del giudizio di merito del TAR Sardegna.
Se Tavolara Bay ottenesse l'assenso del TAR farebbe partire cause di risarcimento dei danni milionarie, contro il Comune di Loiri San Paolo e contro la Presidenza del Consiglio con la conclusione che a pagare sarebbero ancora gli italiani.
Il meccanismo del "Legittimo Affidamento" nell'affare
Fase 1: La Creazione della Certezza Fase 2: L'Esposizione Economica Fase 3: Il Cortocircuito e il Danno
Il Governo firma l'Autorizzazione ZES a febbraio 2026. La società si fida dello Stato e investe oltre 10 milioni di euro (acquisto Villa Joy, contratti, professionisti). A luglio 2026 le istituzioni revocano tutto spinte dalle proteste.
Effetto: Nasce il "Legittimo Affidamento" del privato verso le istituzioni. Effetto: I capitali privati vengono immobilizzati e vincolati al territorio. Consegna legale: La società trascina lo Stato al TAR chiedendo il conto dei danni.