Beniamino Zuncheddu al Parlamento per gli errori giudiziari: “Approvate la legge per tutti gli innocenti”.
Cagliari, 18 ottobre 2026. Di Elia Sanna
Ci sono anni di vita che nessuna somma di denaro potrà restituire.
Eppure, quando lo Stato riconosce di aver privato ingiustamente una persona della libertà, il dovere di riparare non può fermarsi a una sentenza di assoluzione.
Da questa consapevolezza nasce l’appello pubblico “La giustizia non può più attendere”, rivolto al Parlamento italiano, affinché vengano finalmente calendarizzate e discusse le proposte di legge sul risarcimento delle vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione.
Al centro dell’iniziativa c’è una richiesta precisa: accelerare l’iter delle proposte già presentate, a partire da quella che porta il nome di Beniamino Zuncheddu, e dell’iniziativa promossa dal Partito Radicale, con prime firmatarie Irene Testa e Gaia Tortora, sostenuta da una mobilitazione che ha raccolto oltre 50mila firme.
L’appello è indirizzato ai presidenti di Camera e Senato, ai vertici delle Commissioni Giustizia e a tutti i gruppi parlamentari, senza distinzioni tra maggioranza e opposizione.
L’obiettivo è portare in discussione una questione che riguarda i diritti fondamentali, la responsabilità delle istituzioni e la tutela di chi ha pagato con la propria libertà gli errori del sistema giudiziario.
La vicenda di Beniamino Zuncheddu rappresenta uno dei casi più emblematici della battaglia contro gli errori giudiziari in Italia.
L’uomo ha trascorso quasi trent’anni in carcere prima di essere assolto, dopo la revisione del processo, dall’accusa per la quale era stato condannato all’ergastolo.
Una parte enorme della sua esistenza è trascorsa dietro le sbarre, lontano dalla famiglia e dalla vita che avrebbe potuto costruire. Un tempo perduto che nessun risarcimento potrà davvero compensare.
E proprio la sua storia rende ancora più evidente il problema dei tempi e dell’effettività delle riparazioni.
Per Zuncheddu si parla di un possibile indennizzo di 30mila euro: mille euro per ogni anno trascorso in carcere.
Ma ad oggi non gli è stati stato ancora corrisposto neppure un euro.
Una cifra che, anche qualora venisse riconosciuta e versata, non potrebbe cancellare tre decenni di libertà sottratta.
Il caso solleva inoltre una questione più ampia: come può lo Stato chiedere fiducia ai cittadini se, dopo aver riconosciuto l’innocenza di una persona, non riesce a garantire una risposta concreta e tempestiva?
“La giustizia non si misura soltanto dalla capacità di punire i colpevoli, ma anche dal coraggio di riconoscere i propri errori e di rispondere delle ingiustizie commesse contro gli innocenti” si legge nell’appello.
Il documento richiama anche la vicenda di Enzo Tortora, simbolo della battaglia per le garanzie individuali e contro gli errori della giustizia.
Storie diverse, accomunate dalle conseguenze devastanti che un procedimento giudiziario ingiusto può avere sulla vita delle persone.
La richiesta rivolta alle istituzioni è che le proposte di legge vengano calendarizzate e discusse senza ulteriori rinvii. Non si tratta soltanto di stabilire un indennizzo economico, ma di riconoscere pienamente le responsabilità dello Stato e di assicurare strumenti di riparazione adeguati a chi ha subito un’ingiustizia.
“La responsabilità di uno Stato democratico non finisce con il riconoscimento dell’innocenza. Comincia anche da lì: dal dovere di riparare, per quanto umanamente possibile, l’ingiustizia subita” sottolineano i promotori.
A chiudere la mobilitazione sono le parole dello stesso Beniamino Zuncheddu, che richiama il lavoro svolto per raccogliere le firme e chiede al Parlamento di dare una risposta a tutte le vittime di errori giudiziari.
“Abbiamo raccolto le firme sotto la pioggia, con la neve, al freddo, con il vento, giorno e notte.
Io, Irene, il Partito Radicale e tanta gente ci ha aiutato sia in Sardegna che in Italia.
Il Parlamento approvi la legge non solo per me ma per tutti coloro che sono vittime di errori giudiziari” ha spiegato Beniamino Zuncheddu.
Un appello che va oltre la sua vicenda personale.
Zuncheddu chiede che la mobilitazione non si esaurisca nella solidarietà e che le migliaia di firme raccolte si traducano in un impegno concreto da parte delle istituzioni.
“Spero che vengano accolte le firme e che approvino la legge” è la sua richiesta.