Eolico offshore, il progetto Tibula al largo della Gallura: 65 aerogeneratori vicino ad aree di pregio ambientale
Cagliari, 17 ottobre 2026. Di Elia Sanna
Sessantacinque aerogeneratori galleggianti, per una potenza complessiva di 975 megawatt, al largo della costa nord-orientale della Sardegna.
È il progetto del parco eolico offshore Tibula, previsto nello specchio di mare tra Olbia e Siniscola, a una distanza dalla costa compresa tra 25 e 40 chilometri.
Un intervento di grandi dimensioni in un tratto di mare di particolare valore naturalistico e paesaggistico, in prossimità di località come Golfo Aranci, Tavolara, San Teodoro, Budoni e la costa della Baronia.
Un territorio in cui la tutela degli ecosistemi marini si intreccia con attività economiche fondamentali, dal turismo alla pesca.
Il progetto riporta al centro il confronto sullo sviluppo delle energie rinnovabili in Sardegna e sulla necessità di conciliare la transizione energetica con la salvaguardia del patrimonio ambientale dell’isola.
Uno degli aspetti più delicati riguarda il rapporto tra il progetto e le nuove aree marine sottoposte a tutela.
Il decreto ministeriale pubblicato il 30 settembre 2026 ha istituito il sito di importanza comunitaria “Parte Nord del monte sottomarino delle Baronie” esteso per 62.286 ettari e inserito nella rete europea Natura 2000.
La nuova area protetta riporta l’attenzione sulla compatibilità tra gli impianti energetici offshore e la conservazione degli habitat e della biodiversità marina.
In questo contesto è stata segnalata una possibile sovrapposizione tra il perimetro del sito protetto e alcuni aerogeneratori del progetto Tibula.
La società avrebbe presentato osservazioni contestando l’interferenza tra l’area individuata per la tutela ambientale e una parte dell’impianto.
Se confermata dagli atti, la circostanza solleverebbe un interrogativo significativo: come si conciliano le esigenze di protezione di un’area marina con quelle di un progetto industriale destinato a svilupparsi nello stesso tratto di mare?
Per chiarire la questione è necessario verificare il testo integrale delle osservazioni attribuite alla società e confrontare le cartografie ufficiali del sito protetto con la localizzazione delle turbine. Al momento, in assenza di questi riscontri, non è possibile considerare definitivamente accertata la sovrapposizione.
L’area interessata dal progetto si colloca in un contesto ambientale di particolare pregio, vicino a siti di rilevanza naturalistica come l’area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo.
La vicinanza geografica non significa necessariamente che gli aerogeneratori ricadano all’interno dei confini delle aree tutelate. La distanza effettiva e le eventuali interferenze dovranno essere accertate attraverso le coordinate dell’impianto e le cartografie ufficiali.
Resta comunque centrale la necessità di valutare le possibili conseguenze sull’ambiente marino, dagli effetti sugli habitat dei fondali e sulle specie marine a quelli sull’avifauna, sulla pesca, sulla navigazione e sul paesaggio costiero.
Da considerare anche gli eventuali impatti cumulativi con altri progetti energetici previsti nella stessa zona.
È su questi aspetti che si misura la compatibilità tra lo sviluppo delle energie rinnovabili e la salvaguardia di un patrimonio naturale che rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia e l’identità dei territori costieri.
Un altro punto da chiarire riguarda la posizione della Regione Sardegna nell’iter amministrativo del parco eolico.
La documentazione ministeriale riporta contributi dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente del 31 marzo e del 12 aprile 2023.
La fase preliminare relativa alla definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale si è conclusa il 18 gennaio 2024 con un esito “positivo con prescrizioni e raccomandazioni”.
Si tratta, tuttavia, di una fase preliminare del procedimento, che non equivale all’autorizzazione definitiva dell’impianto e non dimostra, da sola, un assenso regionale alla sua realizzazione.
Per ricostruire la posizione effettiva della Regione occorre quindi esaminare nel dettaglio i documenti presentati, le eventuali osservazioni e le prescrizioni formulate nel corso dell’iter.
Su questo punto chiediamo un chiarimento all’assessorato regionale competente: quali osservazioni sono state presentate sul progetto Tibula?
Quali prescrizioni sono state formulate?
E quale posizione è stata assunta rispetto alle possibili interferenze con le aree di tutela ambientale?
Un ulteriore elemento riguarda il parere negativo espresso dalla Regione il 13 settembre 2024 sul Piano di gestione dello spazio marittimo “Tirreno-Mediterraneo occidentale” proposto dal Governo.
In quella circostanza, tra i temi sollevati figuravano la tutela delle aree ambientali, la valutazione degli impatti cumulativi e la disciplina degli impianti offshore.
Resta da chiarire in che misura queste posizioni si siano tradotte in osservazioni specifiche sul progetto Tibula e quali effetti abbiano avuto sul relativo procedimento. Il parere negativo sul Piano di gestione dello spazio marittimo, infatti, non consente da solo di stabilire quale sia stata la posizione regionale sul singolo impianto.
Il progetto da 975 megawatt pone una questione che va oltre la realizzazione di un singolo impianto: come programmare lo sviluppo delle energie rinnovabili senza compromettere gli equilibri ambientali e le risorse economiche delle comunità costiere?
La possibile interferenza con il sito del monte sottomarino delle Baronie, la prossimità ad aree di pregio naturalistico e il ruolo delle istituzioni nella valutazione del progetto richiedono risposte documentate.
Per la Sardegna, il cui patrimonio costiero rappresenta una risorsa ambientale ed economica fondamentale, sono necessari dati verificabili, valutazioni ambientali complete e trasparenza sulle decisioni amministrative.
Prima di arrivare a conclusioni definitive, sarà quindi fondamentale acquisire gli atti relativi alle osservazioni presentate dalla società, verificare le cartografie delle aree protette e ricostruire nel dettaglio i pareri espressi dalla Regione.
Sono questi gli elementi che potranno chiarire la compatibilità del progetto Tibula con gli obiettivi di tutela del mare e con gli interessi delle comunità coinvolte.