L'IA spinge la crescita, il dollaro frena: il nuovo panorama degli investimenti

L'IA spinge la crescita, il dollaro frena: il nuovo panorama degli investimenti

Milano, 14 luglio 2025.  A cura del team strategico di DJE Kapital AG

Guardando a luglio 2025, siamo generalmente costruttivi.

Dal punto di vista stagionale, luglio è solitamente un buon mese.

Tuttavia, suggeriamo cautela se, contrariamente alle attese, non si dovesse raggiungere un accordo nelle dispute tariffarie tra UE e USA, o tra USA e Giappone.

Un'intensificazione di questi conflitti commerciali potrebbe infatti innescare una correzione di mercato.

La prossima stagione di reporting del secondo trimestre potrebbe essere fortemente influenzata dalle dinamiche valutarie.

Le aziende americane con una significativa presenza internazionale stanno traendo vantaggio dalla debolezza del dollaro statunitense, mentre le loro controparti europee con una maggiore esposizione al dollaro non lo stanno facendo.

In generale, le aspettative non sembrano essere troppo elevate, e il potenziale per sorprese è maggiore per le aziende americane che per quelle europee.

Un altro aspetto positivo è che l'incertezza della politica economica negli USA sta recedendo o diminuendo.

In passato, tali fasi sono state solitamente positive per i mercati.

Non prevediamo che Federal Reserve statunitense riduca i tassi di interesse durante l'estate.

Tuttavia, è probabile un taglio dei tassi a settembre.

Storicamente, periodi di moderati tagli dei tassi di interesse in assenza di recessione hanno favorito il mercato azionario americano.

L'intelligenza artificiale continua a essere uno dei principali motori di crescita per l'economia statunitense, mentre il settore dei consumi affronta un contesto molto più complesso. A livello regionale, selezionati mercati emergenti mantengono il loro appeal.

Opportunità

I mercati emergenti continuano a presentare opportunità interessanti, soprattutto grazie a un dollaro americano più debole.

In particolare, l'India sta beneficiando della riduzione dei tassi di interesse e di una minore esposizione alle politiche doganali statunitensi, con molte aziende che registrano ottime performance.

Anche la Cina mostra segnali positivi grazie all'aumento degli stimoli fiscali governativi, nonostante un debito pubblico che si prevede raggiungerà livelli record nel 2025.

È evidente come molte economie emergenti stiano affrontando il conflitto tariffario con maggiore sicurezza, consapevoli della loro solida posizione.

Tra i settori offensivi che mantengono un forte appeal spicca quello tecnologico, soprattutto nelle aree dell'intelligenza artificiale e del software, che continuano a mostrare un grande potenziale.

Le infrastrutture rimangono un tema di lungo termine, con investimenti significativi da parte di governi e aziende, in particolare nel settore energetico.

Questa spesa elevata persiste indipendentemente dai conflitti commerciali, a vantaggio delle aziende ben posizionate in questo ambito.

Sembra che il picco delle tensioni tariffarie possa essere ormai alle nostre spalle. Le esperienze e le turbolenze delle scorse settimane, unite a prospettive economiche meno rosee e a tassi di approvazione in calo, dovrebbero scoraggiare Donald Trump dall'intensificare ulteriormente la disputa sui dazi.

Infine, un segnale positivo per i mercati è il calo dell'indice di incertezza politica negli Stati Uniti, un indicatore che storicamente ha spesso preceduto periodi favorevoli per gli investimenti.

Rischi

Un possibile mancato accordo nella disputa tariffaria tra USA, UE e Giappone, con scadenza il 9 luglio, potrebbe avere un impatto significativo sui mercati.

Sembra che gli effetti negativi di questa incertezza sulla politica doganale americana non siano ancora stati pienamente recepiti dai mercati e potrebbero manifestarsi con un certo ritardo, probabilmente tra la tarda estate e l'autunno, pesando sui profitti aziendali di diversi settori.

Inoltre, negli Stati Uniti si iniziano a intravedere segnali di recessione nel settore dei consumi.

Per quanto riguarda il settore automobilistico, le quote di mercato in Cina dei produttori europei e occidentale potrebbero continuare a diminuire, dato che non sembrano essere competitivi con i produttori cinesi nel campo dei veicoli elettrici.

Infine, le aziende europee con un'elevata esposizione al dollaro statunitense potrebbero risentire maggiormente di un'eventuale debolezza della valuta americana.

Da una prospettiva di lungo termine, è sorprendente notare come le azioni europee, basate sull'Euro Stoxx 50, non abbiano ancora superato il picco del 2000.

Superare questa resistenza sarebbe un segnale tecnico molto importante per i mercati azionari europei.