GEOPOLITICA DEGLI STRETTI TRA GUERRA E (NUOVO) ORDINE GLOBALE
Giannina Puddu, 3 luglio 2026.
L'editore DIARKOS ha da poco pubblicato il saggio di Antonio Leone, Geopolitica degli stretti. Tra guerra e (nuovo) ordine globale che sarà in libreria dal 29 luglio.
L'autore legge con occhiali inconsueti gli equilibri del potere globale, mettendo in luce quanto siano diventati rilevanti la proprietà e il controllo dei punti nevralgici di transito delle merci.
Ce ne siamo accorti tutti con le vicende dello stretto di Hormuz, oggetto di contesa nella guerra USA/IRAN.
L'abstract del libro:
Gibilterra, Suez, Bab el-Mandeb, Hormuz, Malacca, Panama.
Non sono luoghi lontani, ma i veri interruttori del potere economico e politico globale.
Del mondo non si decide più sui confini.
Si decide negli stretti.
Suez, Hormuz, Malacca, Bab el-Mandeb: nomi che sembrano lontani, ma da cui dipende ogni giorno l’equilibrio globale.
È qui che passano il commercio, l’energia, i rapporti di forza e di potere.
È qui che si gioca una nuova forma di guerra, sempre meno silenziosa ma oggi più che mai decisiva.
In questo libro l’autore rilegge il pensiero di Carl Schmitt per decifrare il presente: un mondo in cui la contrapposizione tra terra e mare non è solo geografica, ma politica, giuridica e strategica.
Se la terra rappresentava l’ordine, il confine, la sovranità, il mare è oggi lo spazio fluido del conflitto, dove il controllo dei flussi vale più della conquista dei territori.
Gli stretti e i canali diventano così chokepoints, i veri nodi del potere globale: spazi ibridi, fragili, contesi, in cui si esercita una pressione capace di piegare intere economie senza bisogno di dichiarare guerra.
Con uno sguardo che unisce teoria e strategia, filosofia e realismo, Geopolitica degli stretti offre una chiave di lettura potente e originale per comprendere il nostro tempo.
Perché il futuro non appartiene a chi possiede la terra, ma a chi controlla il passaggio.
Antonio Leone è capitano di lungo corso e comandante navale.
Laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, si occupa di filosofia politica e geopolitica, con particolare attenzione al rapporto tra spazio, potere e ordine giuridico.
I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla dimensione marittima della politica globale, sulla riflessione novecentesca di Carl Schmitt e sull’analisi strategica degli spazi di transito e dei chokepoints contemporanei.
L’esperienza professionale sul mare affianca e integra la riflessione teorica, offrendo uno sguardo insieme concettuale e concreto sulle trasformazioni dell’ordine mondiale.