SICUREZZA ECONOMICA = SICUREZZA NAZIONALE. TROVATE LE DIFFERENZE....

SICUREZZA ECONOMICA = SICUREZZA NAZIONALE. TROVATE LE DIFFERENZE....

Giannina Puddu, 12 marzo 2024.

Spulciando tra le varie proiezioni dei trend di crescita globali, con il PIL come unità di misura della forza economica per nazione, tutte concordano nel prevedere l'uscita dell'Italia dall'elenco delle prime 20 economie mondiali entro il 2050.

Attualmente, all'Italia è riconosciuto l'ottavo o il nono posto nella classifica delle economie globali, dal quarto posto che occupava... e scivolerebbe, entro il 2050, al 22° posto.

Tutte le proiezioni prevedono che la Cina occuperà il primo posto scalzando gli USA, mentre le prime posizioni saranno occupate da paesi asiatici e africani come la Nigeria.

Se saranno mantenuti gli attuali orientamenti politici.

Sul sito web della campagna di Trump si legge:

"Come dico da tempo, la sicurezza economica è sicurezza NAZIONALE. [...] Per proteggere il nostro Paese, dobbiamo attuare nuove restrizioni aggressive sulla proprietà cinese di qualsiasi infrastruttura vitale negli Stati Uniti, compresa l'energia, tecnologia, telecomunicazioni, terreni agricoli, risorse naturali, forniture mediche e altre risorse nazionali strategiche.

Dovremmo fermare tutti i futuri acquisti cinesi in queste industrie essenziali.

E dovremmo iniziare il processo per costringere i cinesi a vendere tutte le partecipazioni attuali che mettono a repentaglio la nostra sicurezza nazionale."

Questa è una visione politica chiara che manca, completamente, alla classe politica italiana che sta alimentando, invece, con scelte contrarie alla Sicurezza Nazionale, il tramonto dell'economia italiana. 

Da ITA - Italian Trade Agency:

Dal 2003 al 2023, secondo la banca FDI Markets del Financial Times, sono stati effettuati 83 investimenti greenfield dalla Cina continentale in Italia per un investimento totale di circa tre miliardi di dollari e la creazione di circa 4.900 posti di lavoro.

Si tratta peraltro di dati parziali che tengono conto degli annunci a mezzo stampa e quindi da considerare indicativi.

Dal punto di vista settoriale, le attività delle imprese italiane a partecipazione cinese sono alquanto diversificate.

Esse sono prevalentemente concentrate nel settore manifatturiero, in particolare nell’ambito del comparto delle macchine e apparecchiature meccaniche, seguito da quello dei prodotti informatici, elettronici ed ottici, dai prodotti in gomma e plastica, dalle apparecchiature elettriche e dai mezzi di trasporto.

In quest’ultimo settore si cita, in particolare, l’acquisizione del gruppo di cantieristica nautica Ferretti, leader mondiale nella progettazione, costruzione e vendita di yacht di lusso, messa a segno nel 2012 dal gruppo Shandong Heavy Industry Group (SHIG)-Weichai.

Negli ultimi anni, si è registrato un rilevante volume di acquisizioni di quote da parte di multinazionali cinesi in Italia.

Si segnala in particolare la presenza di conglomerati come StateGrid e ChemChina.

La prima possiede da diversi anni una significativa quota del 35 per cento nella finanziaria delle reti energetiche elettricheCdp Reti S.p.A. – che controlla Snam, Terna, Italgas.

ChemChina, invece, è detentrice della maggioranza delle quote di Pirelli & C. S.p.A.

Energia, reti, aziende ad alto potenziale strategico e innovative vedono una grande concentrazione di capitali cinesi anche se il flusso si è recentemente interrotto con la pandemia da Coronavirus.

Si cita in particolare la Shangai Electric Corporation che ha acquisito – nel 2014 – il 40 per cento di Ansaldo Energia S.p.A., mentre quote di Eni, Tim, Enel e Prysmian sono sotto il controllo della People's Bank of China, la banca centrale della Repubblica Popolare Cinese.

Altre grandi imprese italiane con quote detenute dai cinesi sono Intesa SanPaolo, Saipem, Moncler, Salvatore Ferragamo, Prima Industrie.

A fine 2017, era stata perfezionata l'acquisizione del gruppo biomedicale Esaote da parte di un consorzio nel quale figura anche Yufeng Capital, co-fondato dal patron di Alibaba Jack Ma.

Inoltre, negli ultimi anni rilevanti investimenti cinesi in Italia hanno riguardato il settore del calcio, con l’acquisto prima dell’Inter e poi del A.C. Milan, a distanza di due mesi l’uno dall’altro.

Il gruppo Suning, gigante nella distribuzione di elettronica di consumo e attivo anche nel settore dell’ecommerce, ha acquisito il 68,5% delle quote azionarie dell’Inter per 270 milioni di euro, mentre il Milan, passato a una cordata di investitori cinesi, è stato acquistato praticamente per intero per 740 milioni di euro.

Non esente dagli interessi di capitali cinesi risulta il settore dei beni di consumo, prima di tutto moda e lusso, come testimoniano le acquisizioni di Caruso e dell’85% di Buccellati, il passaggio di Krizia al gruppo di Shenzhen Marisfrolg e l’acquisto, avvenuto nel 2021, dello storico marchio calzaturiero Sergio Rossi da parte del gruppo Fosun International, già proprietario di marchi internazionali come Lanvin, Wolford, St. John, Tom Taylor e l’italiana Caruso.

Interessati dalle operazioni di internazionalizzazione cinesi sono stati anche gruppi dell'agroalimentare, come il marchio Filippo Berio, controllato da Salov, in cui il gruppo cinese Bright Food ha acquisito una quota di maggioranza.

Nel 2019 è stata perfezionata l’acquisizione del marchio storico di elettrodomestici Candy da parte della multinazionale cinese Qingdao Haier con un investimento di 475 milioni di euro.

Sempre nel 2019, il gruppo di Hong Kong Brilliant Concept Development ha acquisito il controllo del produttore marchigiano di pentole antiaderenti Alluflon, mentre la finanziaria Ningbo Zhongchen Equity      40 Investment Partnership è entrata con il 15% nel capitale di Carioca, imprese piemontese specializzata nella produzione di pennarelli.

L’operazione di maggior rilievo del 2020 era stata portata a termine da ChemChina, già azionista di riferimento del gruppo Pirelli, tramite la controllata svizzera Syngenta, che ha acquisito il controllo di Valagro, azienda abruzzese di Atessa (Chieti) attiva nella ricerca, produzione e commercializzazione e specialità nutrizionali per le piante.

Nel 2021, occorre citare l’annuncio della joint venture tra la China FAW (First Automobile Works), uno dei principali produttori automobilistici cinesi, e gli americani di Silk EV, società di ingegneria e design automobilistico, per la produzione di auto sportive di alta gamma nella Motor Valley dell’Emilia-Romagna, con un investimento previsto di un miliardo di euro e la creazione di circa mille posti di lavoro.

L'ingresso delle imprese italiane sul mercato cinese è ostacolato da un ampio spettro di barriere tariffarie e non tariffarie.

Prima di decidere di investire in Cina, le imprese straniere devono consultare il Catalogue for the Guidance of Foreign Investment Industries per verificare che il proprio progetto di investimento non ricada tra i settori proibiti: http://english.mofcom.gov.cn/aarticle/policyrelease/gazette/200505/20050500093692.html.  

Si tratta per lo più di settori che mettono a repentaglio la sicurezza nazionale, pregiudicano l'interesse pubblico, causano inquinamento, danneggiano le risorse naturali, utilizzano terreni agricoli per fini non agricoli o rappresentano una minaccia per le installazioni militari.   

La dirigenza cinese applica il metodo Trump e lo espande, sommando al forte protezionismo interno la sua penetrazione sistematica globale, senza freni, facendo leva sulle fragilità che individua nelle aree depresse del pianeta, sulla corruzione dilagante, sui tradimenti o sulla stupidità delle classi dirigenti locali incapaci di onorare la promessa di tutela dei popoli che rappresentano indegnamente.

La Cina sta conquistando la sua leadership globale con l'astuzia e con l'inganno, mentre, seduta ai tavoli internazionali, rinnova i suoi inviti a far cessare il fuoco dove il fuoco divampa.

La Cina ha scelto di non ricorrere all'uso delle armi perchè, comunque, sta vincendo la sua "guerra" e conquista straordinarie fette di territorio e di business, incurante delle conseguenze che pesano sui Popoli assediati economicamente.

E' la lezione cinese: per dominare il mondo l'assalto armato non serve più.

Si può dominare senza destare scandali, più facilmente, individuando le tasche aperte per riempirle di soldi, ottenendo il "lasciapassare" strategico.

E' un "investimento" che costa meno di una guerra armata, anche se uccide comunque, giacchè, appunto, la Sicurezza Economica equivale alla Sicurezza Nazionale.

Cari lettori, se siete arrivati a leggere fin qui, è perché, evidentemente, avete trovato interessante il contenuto di questo articolo.

Se scorrete le pagine di ifanews.it potete trovare conferma del fatto che questo sito ha spesso anticipato fatti e versioni che la stampa ufficiale italiana ha taciuto o manipolato.

Incombe, sempre, una sola regola: CHI PAGA, COMANDA!

Se volete essere determinanti, sostenermi e aiutarmi in questo mio lavoro, potete fare una vostra libera donazione a:

Giannina Puddu, IBAN: IT80K0357601601010002641534

Grazie!