Colombia tra resilienza e nodi strutturali: la tenuta dei consumi non frena il deficit

Colombia tra resilienza e nodi strutturali: la tenuta dei consumi non frena il deficit
Michaël Vander Elst, Head of Emerging Markets, DPAM

Milano, 21 ottobre 2026. Di  Michaël Vander Elst, Head of Emerging Markets, DPAM

Nel biennio 2026-2027, la Colombia presenta un quadro macroeconomico in chiaroscuro.

L'economia ha superato le attese grazie alla tenuta della domanda interna spinta dai consumi, all'accelerazione del PIL nel secondo trimestre del 2026 e alla stabilità del mercato del lavoro, mentre le crescenti importazioni riflettono la vivacità della domanda e il disavanzo delle partite correnti si è ridotto a livelli più gestibili. Tuttavia, l'ampio e persistente deterioramento dei conti pubblici solleva forti dubbi sulla sostenibilità del debito a medio termine e sulla credibilità delle politiche economiche. Senza prefigurare un'instabilità imminente, la situazione mette a dura prova gli storici punti di forza istituzionali del Paese, il cui minore squilibrio con l'estero ha per ora evitato reazioni di mercato penalizzanti.

Nonostante l'apparente resilienza, la Colombia affronta un complesso quadro macroeconomico caratterizzato da una ripresa dell'inflazione, guidata dai recenti rincari del salario minimo, da una politica fiscale espansiva e dalla sostenuta domanda interna, oltre ai rischi legati a eventi climatici, costi energetici, alimentari e geopolitici. Per contrastare queste pressioni, la Banca Centrale mantiene una linea restrittiva, configurando un mix sfavorevole in cui il rigore monetario compensa lo squilibrio fiscale: una combinazione che preserva la stabilità nominale a prezzo di elevati oneri finanziari e un indebolimento degli investimenti nel medio termine. Il vero elemento di fragilità resta il deficit fiscale di natura strutturale, alimentato da entrate limitate da una bassa pressione fiscale, un'IVA poco estesa, diffuse esenzioni e un ampio settore informale. La criticità maggiore risiede tuttavia nell'esplosione della spesa corrente, spinta da voci di bilancio rigide come pensioni, sanità, trasferimenti territoriali e passività del settore energetico.

La diagnosi fiscale per il 2026 si presenta severa, con un disavanzo primario stimato al 3,9% del PIL e un deficit complessivo al 7,8%. Entrambi i dati peggiorano le stime ufficiali precedenti, guidati principalmente da una forte sottostima della spesa, in primis quella per il servizio del debito: i soli interessi sul debito cresceranno infatti dello 0,6% del PIL rispetto a quanto ipotizzato. Pur in un quadro fiscale descritto con maggiore realismo, minori distorsioni contabili e un più esplicito riconoscimento degli squilibri reali, la trasparenza non risolve la necessità di finanziamento. Le prospettive per il 2027 appaiono ancora più impegnative: le entrate si attesteranno al di sotto delle ipotesi di bilancio, mentre le uscite supereranno i livelli previsti sotto l'amministrazione uscente di Petro. Il disavanzo primario potrebbe così toccare il 4,5% del PIL e il deficit complessivo il 9,5%, ampliando lo scostamento dall'obiettivo della regola fiscale a 4,7 punti percentuali di PIL. Di conseguenza, il debito netto è proiettato al 67,3% del PIL nel 2027; pur restando al di sotto del limite legale del 71%, l'allontanamento dall'ancoraggio fiscale del 55% ridurrà notevolmente i margini di manovra politica della Colombia, compromettendone la credibilità.

Ecco perché il finanziamento, e non solo il deficit, rappresenta uno snodo critico per la Colombia.

Per il 2027, il piano parte da una stima più realistica dell'onere statale, fissando il fabbisogno finanziario lordo a circa 266.000 miliardi di COP (12,4% del PIL) a causa di elevati rimborsi obbligazionari, maggiori costi del servizio del debito e correzioni di stime passate sottovalutate. Le autorità intendono rispondere combinando aggiustamento fiscale, gestione delle passività e un indebitamento più ortodosso. Il piano include una proposta di legge che mira a generare 45.000 miliardi di COP di risparmi (2,2% del PIL) tra tagli alla spesa e nuove entrate, mentre altri 40.000 miliardi dovrebbero derivare da operazioni sulle passività, sebbene quest'ultima voce rimanga incerta. Nonostante questi interventi, il fabbisogno residuo da coprire tramite fonti ufficiali e di mercato resterebbe eccezionalmente alto, attestandosi a circa 180.000 miliardi di COP.

La strategia di gestione del debito pubblico punta a ripristinare un mix di finanziamento tradizionale, ripartito per due terzi su indebitamento interno e per un terzo su quello estero, superando l'eccezionale sbilanciamento verso il mercato domestico. Sul fronte estero, il piano prevede il ricorso a crediti multilaterali e l'emissione di obbligazioni in valuta forte, mantenendo aperta anche l'opzione del FMI per garantire massima flessibilità e credibilità in vista del 2027.

Sotto la guida di César Arias, l'Ufficio per la gestione del debito punta alla prevedibilità e alla trasparenza attraverso calendari regolari e un approccio orientato al mercato, riducendo gli interventi tattici e discrezionali.

Il nodo della questione non è la necessità dell'aggiustamento fiscale, ma la sua fattibilità politica ed economica. Tra le opzioni sul tavolo figurano, sul fronte delle entrate, l'ampliamento della base IVA, la riduzione delle esenzioni e l'estensione della platea Irpef. Sul versante delle uscite, si ipotizzano la compressione dei sussidi energetici e sui carburanti, una stretta salari, una crescita dei trasferimenti, la razionalizzazione della macchina statale e la revisione delle esenzioni sanitarie. Lo scenario più probabile privilegia i tagli alla spesa rispetto a rincari fiscali generalizzati, politicamente complessi da attuare. Un piano efficace dovrà tuttavia essere graduale, tutelare le fasce deboli e ripristinare un'ancora di bilancio credibile.

Due ulteriori fattori offrono un certo grado di supporto alle prospettive.

La Colombia beneficia ancora di punti di forza istituzionali di cui molti Paesi dell'area sono privi: una banca centrale indipendente, mercati dei capitali locali relativamente profondi, consolidate prassi di gestione del debito e l'accesso a finanziamenti multilaterali e internazionali. Inoltre rimangono possibili fattori favorevoli, tra cui minori premi per il rischio in caso di miglioramento della credibilità delle politiche, un mercato del lavoro solido e prezzi del petrolio leggermente più sostenuti. Tuttavia, tali elementi positivi non dovrebbero essere sovrastimati. Prezzi del petrolio più elevati offrirebbero verosimilmente solo un limitato sollievo fiscale, mentre i rischi dal lato della spesa, tra cui la riforma del lavoro, la riforma pensionistica e le passività potenziali nei settori della sanità e dell'energia, rimangono significativi.

Nel complesso, la Colombia sembra entrare in una fase in cui le sfide fiscali di fondo vengono riconosciute in modo più esplicito, con una stabilità a medio termine che verosimilmente dipenderà da una risposta politica continuativa. Il maggior realismo delle autorità nel gestire bilancio e debito risulta incoraggiante, ma senza un piano di rientro pluriennale credibile, il debito e il fabbisogno finanziario cresceranno ulteriormente, minacciando la storica credibilità istituzionale del Paese e rendendo inevitabile l'introduzione di una nuova regola fiscale. Il quadro macroeconomico evidenzia una resilienza sotto pressione, in cui solidi punti di forza di mercato devono tradursi in un'efficace attuazione delle politiche per garantire la tenuta nel tempo. In tale contesto, la strategia d'investimento più prudente consiste nel privilegiare la parte breve della curva, mantenendo un'esposizione contenuta alla duration.