IL GOVERNO SVIZZERO SCEGLIE DI ASCOLTARE IL SUO POPOLO E NON BRUXELLES

  Redazione, 31 maggio 2021   Per la Svizzera, la libertà innanzitutto.

IL GOVERNO  SVIZZERO SCEGLIE DI ASCOLTARE IL SUO POPOLO E NON BRUXELLES
 
Grazie UE, non ci interessa.
 
Gli svizzeri preferiscono la loro democrazia diretta, la loro autonomia, la salvaguardia della loro sovranità nazionale, non cedibile, neanche in parte.
 
E` durato circa 7 anni il confronto tra la UE e la Svizzera per la redazione di un accordo quadro per un mercato unico.
 
L`epilogo è di pochi giorni fa. Chiuso il discorso, non se ne fa niente.
 
Si continuerà con il metodo, già collaudato, degli accordi bilaterali, sui temi che saranno messi sul tavolo, di volta in volta.
 
Berna ha rifiutato gli automatismi che avrebbero potuto indebolire la sua sovranità.
 
Un tema caldo è stato quello dei salari, molto diversi dai salari in area UE, che avrebbero potuto subire il rischio dell`effetto dumping.
 
Poi il tema degli aiuti di stato che lo stato svizzero vuole essere libero di continuare ad erogare, senza subire condizionamenti o pressioni di alcun tipo.
 
I cittadini svizzeri, in questi anni di manovre bilaterali, hanno mantenuto alta l`attenzione e preteso garanzie.
 
Per contro, le pretese dell`UE erano pesanti e se fosse stato siglato un accordo, questo avrebbe obbligato la Svizzera ad adottare le regole del mercato interno, ma anche a rendere il suo diritto sociale e del lavoro compatibili con quelli della Corte di giustizia europea.
 
La democrazia diretta, tipica della Svizzera, si sarebbe trasformata fino a non riconoscersi.
 
Il Berner Zeitung ha scritto: la Svizzera non ha bisogno di un «trattato della paura».
 
A Bruxelles si sono offesi e la Commissione ha confermato con «rammarico della fine delle trattative», aggiungendo «l’accordo quadro istituzionale era pensato come base per rafforzare e sviluppare le relazioni bilaterali per il futuro» e che la Svizzera che gode di `un accesso significativo, [deve sopportare] le stesse condizioni perché un accesso privilegiato al mercato unico deve significare il rispetto delle stesse regole e degli stessi obblighi».
 
Ma gli svizzeri, verificata la mancanza delle garanzie richieste, hanno risposto un definitivo: NO, GRAZIE.
 
Tra gli offesi spiccano, per i rispettivi ruoli, Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea e lo spagnolo Josep Borrell Fontelles, alto rappresentante dell`Unione europea dal 2019 che, con tono piccato, hanno tuonato che «la modernizzazione delle relazioni non sarà possibile e gli accordi bilaterali invecchieranno inevitabilmente».
 
Il consigliere federale Ignazio Cassis, ministro degli Esteri svizzero, ha ricordato che la bilancia commerciale tra Svizzera e Ue pende per diversi miliardi in favore di Bruxelles e che il Nord e il  Sud dell’Europa comunicano passando dal territorio elvetico.

Insomma, la Svizzera va per la sua strada e Bruxelles, dopo Brexit, incassa un nuovo niet.