LA PEREQUAZIONE DELLE PENSIONI

LA PEREQUAZIONE DELLE PENSIONI

Trento, 3 novembre 2026. Di Paolo Rosa, avvocato, già Presidente Cassa Forense.

Una volta reso pubblico il disegno di legge del bilancio 2027, sui social si è scatenata la bagarre sull’art. 55: c’è chi invoca la protesta sulle strade e chi invece plaude al fatto che il Governo abbia negato, in parte, l’aumento delle pensioni.

Il tifo è da curva sud e nord dello stadio.

La perequazione delle pensioni è il meccanismo che consente di rivalutare gli importi dei trattamenti pensionistici, previdenziali ed assistenziali, sulla base dell'inflazione, per adeguarle al costo della vita rilevato dall'ISTAT.

Non si tratta di una concessione ma di un diritto dei pensionati, riconosciuto come tale anche dalla Costituzione perché è finalizzato a garantire nel tempo il principio di adeguatezza degli assegni pensionistici ed assicurare mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita dei pensionati (art. 38).

È, dunque, un istituto fondamentale per il conseguimento della tutela pensionistica e per evitare una diminuzione del valore delle pensioni rispetto al momento della liquidazione originaria, tenuto conto della variazione dei prezzi dovuta all'inflazione.

Nel corso degli anni sono stati adottati criteri differenti per operare la perequazione delle pensioni per ragioni di contenimento della spesa pubblica.

Quello che va rimarcato con forza è che la perequazione non è un aumento della pensione e chi lo afferma dimostra di non conoscere i principi fondamentali della materia previdenziale.

Ora è un dato storicamente pacifico che ad ogni legge di bilancio il Governo di turno fa cassa sulle pensioni, perché è il modo più semplice per raggranellare risorse.

La Corte Costituzionale, e quindi non il pretore d’assalto di una volta, con la sentenza n. 3 dell’11.11.2010, e quindi ben 16 anni fa, ha affermato al punto 4 che:

“Va, in definitiva, riaffermato che la garanzia costituzionale della adeguatezza e della proporzionalità del trattamento pensionistico, cui lo strumento della perequazione automatica è certamente finalizzato, incontra il limite delle risorse disponibili.

A tale limite il Governo e il Parlamento devono uniformare la legislazione di spesa, con particolare rigore a presidio degli equilibri del sistema previdenziale.

Dev'essere, tuttavia, segnalato che la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo, ovvero la frequente reiterazione di misure intese a paralizzarlo, esporrebbero il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità (su cui, nella materia dei trattamenti di quiescenza, v. sentenze n. 372 del 1998 e n. 349 del 1985), perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere d'acquisto della moneta.”

Mi pare, oggettivamente indiscutibile, che abbiamo assistito, anno dopo anno, a reiterate misure, intese a comprimere la perequazione delle pensioni e questo solo fatto contrasta con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità.

Quanto si dovrà attendere ancora prima che la Corte Costituzionale intervenga definitivamente in materia?

Nel frattempo la pensione continua a svalutarsi, senza rimedio alcuno.

Sul programma di Fratelli d’Italia per le elezioni del 2022 stava scritto:

A pagina 18 si legge nel capitolo riguardante “Il diritto ad una vecchiaia serena” che: “Gli anziani sono il vero collante delle famiglie italiane e, nel periodo di crisi che stiamo attraversando, si sono anche rivelati una preziosa sicurezza economica. È nostro dovere assicurare a ognuno il diritto a una vecchiaia serena.

Flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e accesso facilitato alla pensione, favorendo al contempo il ricambio generazionale. Stop all’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Rinnovo della misura “Opzione donna”. Un sistema pensionistico che garantisca anche le giovani generazioni e chi percepirà l’assegno solo in base al regime contributivo. Ricalcolo, oltre un’elevata soglia, delle “pensioni d’oro” che non corrispondono a contributi effettivamente versati.

Adeguamento delle pensioni minime e sociali, per restituire dignità alle persone che vivono difficoltà quotidiane e rischiano di finire ai margini della società. Rivalutazione dei trattamenti pensionistici erogati per fare fronte alla svalutazione monetaria”.

Multa paucis!