QUOTA 100 FARÀ COLLASSARE IL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO

QUOTA 100 FARÀ COLLASSARE IL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO

Trento, 4 novembre 2026. Di Paolo Rosa, avvocato, già Presidente Cassa Forense.

“Come in vari Paesi europei, anche in Italia sono stati introdotti nell’ordinamento meccanismi automatici di adeguamento del sistema pensionistico in relazione al processo di invecchiamento demografico.

Nell’assetto del sistema pensionistico italiano vi sono due meccanismi di adeguamento automatico dei parametri normativi rispetto al processo di invecchiamento demografico:

a) l’adeguamento del coefficiente di trasformazione in funzione delle dinamiche dei parametri demografici, che interessa il calcolo contributivo (regime contributivo e misto);

b) l’adeguamento dei requisiti di accesso alla variazione della speranza di vita a 65 anni, che interessa tutti i regimi.

L’attuazione di tali adeguamenti, a normativa vigente, è rimessa alla sfera amministrativa e, in tali termini, è automatica.

Tali meccanismi hanno la funzione di coniugare le esigenze di sostenibilità del sistema pensionistico, delle finanze pubbliche e del debito pubblico con quelle di adeguatezza delle prestazioni.

Di conseguenza, poiché una eventuale modifica del loro funzionamento causa un impatto non trascurabile sull’incidenza della spesa in rapporto al PIL e, quindi, sugli indicatori di sostenibilità, i predetti meccanismi sono direttamente correlati alle valutazioni del nostro sistema pensionistico in sede europea e hanno un impatto significativo sulle valutazioni, sempre effettuate a livello europeo, sulla sostenibilità delle finanze pubbliche e del debito pubblico”.(Fonte: Le tendenze di medio lungo periodo della Ragioneria generale dello Stato, anno 2026).

La Lega, o almeno il suo segretario, da anni porta avanti la battaglia per modificare la legge Fornero e cioè consentire di andare in pensione a 64 anni con 36 anni di contribuzione.

Oggi il requisito standard per andare in pensione è di 67 anni e 1 mese con almeno 20 anni di contributi versati.

La pensione anticipata oggi richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne e che l'importo della prima rata di pensione non sia inferiore a tre volte l'assegno sociale.

Attraverso i meccanismi tecnici di cui sopra l'età della pensione andrà allungandosi nel tempo con l'adeguamento alla speranza di vita.

Per i lavoratori addetti a mansioni usuranti o gravose, definite dal d.lgs. n.67/2011, sono già previste condizioni più favorevoli per il pensionamento.

Il disegno di legge sul bilancio 2027 all'art. 52 (Fondo per il supporto in uscita dal mercato del lavoro) così recita: “È istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un fondo con una dotazione di 850 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029 da destinare al finanziamento di interventi, da adottare con successivo provvedimento legislativo, diretti a disciplinare misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro, ANCHE con riferimento a specifici soggetti in difficoltà e con eventuali misure in materia di ammortizzatori sociali.”

A questo articolato, sfruttando quell’anche, la Lega ci ha messo il cappello sopra e cerca di reintrodurre quota 100 per l'uscita dal lavoro e il pensionamento e cioè 64 anni di età e 36 anni di contribuzione, misura, che va detto senza mezzi termini, è da sola in grado di scardinare il sistema previdenziale italiano, che è già in affanno.

Bisogna però dire subito a chi, se approvata, cercherà di avvalersene che sarà penalizzato, e non poco, dall'intero calcolo contributivo della sua pensione, senza l’aiuto della quota calcolata con il retributivo.

Non abbiamo bisogno di salti nel baratro e quindi mi auguro che quelle somme possano essere destinate, per esempio, ad aumentare le pensioni minime, i soggetti in difficoltà e gli ammortizzatori sociali.

Con un emendamento allo scopo, mi pare vi sia tempo sino al 17 novembre, il termine “anche” andrebbe eliminato.