IL PONTE SULLO STRETTO E LA RESPONSABILITA’ DEONTOLOGICA
Trento, 11 giugno 2026. Di Paolo Rosa, avvocato, già Presidente Cassa Forense
Sono noti i fatti della cronaca di questi giorni.
La presunzione di innocenza pone l’onere della prova delle accuse di corruzione e di rivelazione di atti d’ufficio, interamente a carico della Pubblica accusa, ossia del Pubblico Ministero.
Questo è uno degli effetti più importanti dell’art. 27 della nostra Carta Costituzionale per il quale: “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.
Ma leggere sulla Stampa, attraverso le intercettazioni, che un alto Magistrato della Corte dei Conti “avrebbe rivelato notizie riservate sull’andamento della discussione all’interno della Corte dei Conti e, nei rapporti con gli esponenti della Stretto, avrebbe mirato a una collocazione per la fine della carriera da Magistrato contabile” è certamente indecoroso dal punto di vista deontologico e tale da incrinare la fiducia del cittadino sulle istituzioni.
Questo Magistrato poi dal 2012 al 2015 è stato Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati della Corte dei Conti, la quale Associazione si è data un codice deontologico, approvato nella riunione del 23.01.2006, il quale, all’art. 5, prevede il divieto di utilizzare le informazioni d’ufficio ai fini non istituzionali e, all’art. 8, prevede che il Magistrato garantisce e difende l’indipendente esercizio delle proprie funzioni e mantiene un’immagine di imparzialità e di indipendenza, evitando qualsiasi coinvolgimento in centri di potere di qualunche tipo (politico, economico, finanziario, ecc…) che possano condizionare l’esercizio delle sue funzioni e comunque appannarne l’immagine.
Altre prescrizioni comportamentali nell’art. 12.
Se poi i giovani scappano dall’Italia forse qualche motivo lo hanno!
NDR: Da tempostretto.it di ieri 10 giugno: Al centro dell’inchiesta ci sono i rapporti tra Francesco Saccomanno, componente del Cda della Stretto di Messina spa fino a qualche settimana fa, e il commendatore Vincenzo Virgiglio. Entrambi di Rosarno, entrambi elementi di vertice del club service Accademia Calabria, sono sospettati di aver “corteggiato” Tommaso Miele, giudice della Corte dei conti oggi in pensione che avrebbe favorito “….la società Stretto di Messina – scrive il magistrato – concretamente interessata al parere positivo della Sezione di controllo della Corte dei conti per l’esame di legittimità della delibera Cipess n. 41/25, con cui è stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto con prescrizioni e raccomandazioni”.
Non ci piace Matteo Renzi che così si espresse nei suoi confronti nel settembre 2020: «Se un magistrato della Corte dei Conti insulta esponenti delle istituzioni con toni degni di un hater sul web, come si può pensare di promuoverlo al vertice dell’Istituzione? Che messaggio si dà agli altri colleghi magistrati? Che bisogna appoggiarsi ai partiti e attaccare gli avversari?
E se questo è il rigore istituzionale del vertice della Corte dei Conti, con quale credibilità possiamo stare in un’aula per un procedimento contabile? Può sembrare una piccola cosa, ma veder promosso ai vertici della magistratura chi insulta dà il senso della crisi istituzionale che stiamo vivendo. Tecnicamente uno scandalo».
E, su questo specifico punto, condividiamo Renzi...