CARCERI SARDE. IL SAPPE DENUNCIA SOVRAFFOLLAMENTO E MANCANZA DI PERSONALE
Cagliari, 23 ottobre 2026. Di Elia Sanna
La delegazione, guidata dal segretario nazionale per la Sardegna Luca Fais, dal delegato nazionale Antonio Cannas e dai delegati provinciali Pietro Cossu, Nicola Casu, Marco Gaudiello e Massimo Diana, ha incontrato il personale degli istituti di Sassari, Mamone e Oristano, raccogliendo le segnalazioni degli operatori e verificando le principali criticità organizzative e operative.
Al centro del confronto, le condizioni di lavoro degli agenti, la sicurezza delle strutture, la carenza di organici e le risorse necessarie per garantire un servizio adeguato.
I numeri restituiscono una situazione che richiede interventi urgenti: in Sardegna sono presenti 2.553 detenuti a fronte di 2.438 posti realmente disponibili.
Il 76,2% della popolazione detenuta è inoltre ristretto in istituti sovraffollati.
“I numeri ufficiali non sempre restituiscono la reale condizione degli istituti penitenziari. Per valutare correttamente la situazione bisogna considerare i posti effettivamente disponibili, sottraendo quelli inutilizzabili. In Sardegna, sei istituti su dieci sono già oltre la capienza reale: è un dato che non può essere sottovalutato” ha dichiarato Capece.
Nel corso della visita alla Casa circondariale di Sassari, Capece ha partecipato a un’assemblea con gli agenti, durante la quale sono state affrontate le principali difficoltà operative e le condizioni in cui il personale è chiamato a garantire sicurezza e gestione dei detenuti.
La carenza di personale, le risorse economiche insufficienti e le criticità strutturali e sanitarie rappresentano, secondo il sindacato, problemi diffusi che interessano il sistema penitenziario regionale.
“La visita agli istituti e il confronto con il personale sono indispensabili per comprendere concretamente le difficoltà che le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria affrontano ogni giorno” sottolineano Capece, Fais e Cannas. “Non possiamo limitarci a prendere atto delle criticità: occorre individuare soluzioni, definire priorità e assicurare risorse adeguate. La sicurezza degli istituti e la dignità professionale degli operatori devono essere una priorità”.
Particolare attenzione è stata riservata alla colonia penale di Mamone e, più in generale, alle realtà penitenziarie di Is Arenas e Isili. Il Sappe ha presentato un dossier ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, chiedendo interventi urgenti per affrontare le criticità riscontrate.
Tra i problemi segnalati figurano la carenza di agenti, le necessità di manutenzione e finanziamento, le difficoltà nello sviluppo delle attività produttive e l’insufficienza dell’assistenza specialistica, soprattutto psichiatrica, nella colonia di Isili.
Il sindacato chiede di valorizzare le colonie penali come strumenti di formazione, lavoro e reinserimento sociale, senza trascurare le esigenze di sicurezza e le condizioni operative del personale.
“Le colonie penali possono esprimere un valore importante per il sistema penitenziario e per il territorio, ma non possono essere chiamate a sostenere ulteriori carichi senza le necessarie condizioni operative” afferma Capece. “Ogni eventuale incremento delle presenze detentive deve essere accompagnato da una verifica della capacità ricettiva, delle dotazioni di personale, delle risorse economiche e dei servizi disponibili. Non si può chiedere agli agenti di garantire più sicurezza con mezzi insufficienti”.
Particolarmente delicata la situazione della Casa di reclusione di Massama, a Oristano, dove durante la visita sono emerse rilevanti difficoltà organizzative e operative.
La presenza nello stesso istituto di detenuti appartenenti ai circuiti di alta e media sicurezza, in condizioni che determinano una gestione promiscua, richiede un’attenta organizzazione dei servizi e un adeguato presidio delle attività di vigilanza e osservazione.
A rendere ancora più difficile il lavoro quotidiano è la carenza di personale nei diversi ruoli del Corpo, dagli agenti e assistenti ai sovrintendenti e agli ispettori.
“A Oristano ci troviamo di fronte a una realtà complessa, nella quale la gestione di detenuti appartenenti a circuiti di sicurezza differenti richiede professionalità, attenzione e un’organizzazione che possa contare su risorse umane adeguate. Non è accettabile che il personale debba affrontare simili responsabilità con organici insufficienti e crescenti difficoltà operative” sottolinea Luca Fais, segretario nazionale del Sappe per la Sardegna.
Un’altra criticità riguarda la copertura sanitaria dell’istituto, in particolare durante le ore notturne. Nel corso del mese di ottobre, secondo quanto segnalato dal personale, la presenza dei medici sarebbe limitata a pochi turni notturni e a un numero insufficiente di giornate di servizio diurne, con periodi di copertura che in alcuni casi non raggiungerebbero neppure i quindici giorni.
Il Sappe lancia inoltre un appello alla sanità regionale affinché venga affrontata con urgenza la carenza di camere di sicurezza nell’ospedale di Oristano. L’obiettivo è individuare soluzioni strutturali e organizzative che consentano di effettuare i ricoveri in condizioni adeguate, tutelando sia il personale di Polizia penitenziaria sia gli altri utenti della struttura sanitaria.
“Non è più rinviabile un intervento della sanità regionale. Non si può chiedere agli agenti di garantire piantonamenti delicati nelle corsie ospedaliere, senza ambienti idonei e senza le necessarie condizioni di sicurezza. La tutela dei poliziotti, dei detenuti e dei cittadini deve essere una priorità condivisa”aggiunge Capece.
Il sindacato ribadisce la necessità di valorizzare le peculiarità delle colonie penali sarde, strutture che possono offrire importanti opportunità attraverso il lavoro e le attività produttive, favorendo percorsi di reinserimento sociale.
Per il Sappe, alle segnalazioni raccolte durante le visite devono seguire decisioni e interventi verificabili: assunzioni e assegnazioni adeguate, finanziamenti per le attività e la manutenzione, strutture dignitose, servizi sanitari efficaci e una programmazione che tenga conto delle caratteristiche di ogni istituto.
“Le realtà penitenziarie della Sardegna rappresentano una risorsa preziosa per il sistema carcerario e per il reinserimento delle persone detenute. Ma non possono funzionare pienamente senza personale sufficiente, finanziamenti adeguati e infrastrutture efficienti” conclude Donato Capece.
Per il sindacato, sicurezza e qualità del trattamento penitenziario devono procedere insieme, senza trascurare le condizioni di lavoro delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria.