"LA TERZA VIA PORTA IN SARDEGNA". L'ALLARME LANCIATO DAL COMITADU NONUCLE- NOSCORIE
Cagliari, 29 ottobre 2026. Di Elia Sanna
La Sardegna rischia di diventare una delle principali candidate a ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari.
A lanciare l’allarme è il Coordinamento Nonucle-Noscorie, che denuncia una possibile nuova strategia per individuare le aree destinate allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, facendo ricorso a criteri diversi da quelli finora utilizzati per la Carta nazionale delle aree idonee.
Secondo il coordinamento, l’ipotesi di prendere in considerazione le aree militari, combinata con il criterio della bassa sismicità, potrebbe penalizzare pesantemente la Sardegna.
“L’Isola” ricordano gli attivisti, “ospita oltre il 60% delle servitù militari italiane ed è caratterizzata da una sismicità generalmente bassa”.
A suscitare preoccupazione sono le dichiarazioni attribuite al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto durante una conferenza per i vent’anni di Confindustria Energia.
In quell’occasione, secondo quanto riportato dal coordinamento, il ministro avrebbe indicato le aree militari tra le possibili opzioni per il deposito, affermando anche la necessità di arrivare a una soluzione entro un anno”.
“Non ci saranno aree idonee, ma semmai i vincoli, come quelli relativi alle aree sismiche” è la frase citata dal Comitadu, che interpreta queste parole come il segnale di un possibile cambio di strategia nella scelta del sito.
Per il coordinamento, il rischio è che la concentrazione delle servitù militari e le caratteristiche geologiche dell’Isola diventino fattori determinanti nella selezione del territorio destinato a ospitare i rifiuti radioattivi.
Una prospettiva che gli attivisti considerano inaccettabile, anche alla luce dei vincoli già gravanti sulla Sardegna.
Il Comitadu Nonucle-Noscorie annuncia quindi una nuova mobilitazione, rivendicando il percorso di opposizione al nucleare portato avanti negli anni.
Il coordinamento ricorda il referendum del 2011, nel quale gli elettori sardi si espressero contro il ritorno al nucleare, e le iniziative pubbliche organizzate nel 2015 nei capoluoghi, nei porti e negli aeroporti dell’Isola.
La rete, che dichiara di contare circa 700 iscritti, intende ora raggiungere i Comuni uno per uno, rilanciando la campagna contro l’eventuale localizzazione del deposito nazionale in Sardegna.
“L’obiettivo” spiegano gli attivisti, “è coinvolgere direttamente i cittadini e chiedere alle amministrazioni locali di prendere posizione, affinché la questione non venga affrontata soltanto nelle sedi istituzionali, ma diventi un tema di confronto pubblico”.
Il coordinamento rivendica una mobilitazione autonoma dagli schieramenti politici e invita a non trasformare la contrarietà al deposito in uno strumento di propaganda elettorale.
“I sardi hanno già detto NO al disastro nucleare e No sarà” afferma il Comitadu Nonucle-Noscorie, ribadendo la volontà di proseguire la protesta in difesa del territorio e delle generazioni future.
La denuncia è chiara: la Sardegna, già gravata da una forte presenza militare, non deve diventare la destinazione dei rifiuti nucleari italiani attraverso criteri che, secondo il coordinamento, rischierebbero di indirizzare la scelta proprio verso l’Isola.
Resta da verificare se e in quale forma l’ipotesi di utilizzare le aree militari entrerà concretamente nel procedimento di individuazione del deposito nazionale.
Per il Comitadu, intanto, la mobilitazione deve ripartire subito: “La nostra terra non può essere sacrificata ancora una volta”.