Università Sapienza. Secondo meeting sulla chemoteca nazionale condivisa
Rom, 29 ottobre 2026. Di Alessandro Ambrosin
Costruire una chemoteca nazionale condivisa e collegare le competenze italiane nella chimica dei prodotti naturali.
È l’obiettivo al centro della seconda edizione del National Meeting on the Italian Natural Products Collection, in programma il 16 e 17 dicembre 2026 presso Sapienza Università di Roma. L’incontro riunirà i gruppi coinvolti nel progetto e sarà aperto a ricercatori interessati a contribuire allo sviluppo di un’infrastruttura scientifica distribuita.
Nata nell’aprile 2025 su iniziativa di alcuni gruppi universitari italiani, la Italian Natural Products Collection intende rafforzare una comunità scientifica con una lunga tradizione nella chimica organica. Il progetto risponde alla frammentazione di risorse e conoscenze tra i laboratori, creando collegamenti tra collezioni molecolari, strumentazioni e metodologie di ricerca.
Il nucleo iniziale comprende circa 1.000 prodotti naturali e 300 composti di sintesi e semisintesi. Le molecole provengono da fonti biologiche differenti, tra cui piante, funghi, licheni, batteri e organismi marini. Il progetto valorizza anche matrici e scarti agroalimentari. La complessità delle strutture e la ricchezza stereochimica rendono questi prodotti una risorsa per esplorare architetture molecolari spesso poco rappresentate nelle raccolte convenzionali di composti sintetici.
La chemoteca è concepita come una piattaforma in continua evoluzione, da ampliare attraverso le collezioni dei partecipanti e la produzione di nuove molecole.
Isolamento, purificazione e caratterizzazione strutturale si integrano con studi metabolomici e biosintetici, sintesi totale e semisintesi. Tecnologie come biocatalisi, fotocatalisi, elettrocatalisi e catalisi organometallica consentono di modificare le strutture naturali e generare composti diversificati, anche attraverso metodologie sostenibili.
Una componente essenziale è l’integrazione digitale dei dati strutturali, delle proprietà fisicochimiche e biologiche e delle informazioni sulla provenienza dei composti.
Chimica computazionale, cheminformatica e machine learning aiuteranno a organizzare la diversità molecolare, riconoscere relazioni tra le strutture e selezionare composti da sottoporre a indagini sperimentali. Alla ricerca chimica fondamentale si affiancano la valutazione delle attività biologiche e l’identificazione dei bersagli molecolari, con prospettive per farmacologia, biotecnologie, medicina e settore agroalimentare.
La rete coinvolge 13 gruppi di ricerca delle Università di Milano, Torino, Piemonte Orientale, Tuscia, Sapienza di Roma, Campania Luigi Vanvitelli, Napoli Federico II, Salerno, Magna Graecia di Catanzaro e Catania, con ulteriori collaborazioni con le Università di Siena e del Molise. Le competenze comprendono lo studio di sostanze vegetali e marine, la sintesi di analoghi, la chimica sostenibile e le tecnologie analitiche avanzate.
Dopo il primo incontro nazionale del dicembre 2025, il meeting di Roma offrirà l’occasione per condividere risultati e competenze, presentare nuove collezioni e discutere le successive direzioni di sviluppo dell’infrastruttura. L’apertura a gruppi non ancora aderenti punta ad ampliare la rete e favorire collaborazioni basate sul contributo di molecole, metodologie, strumentazioni e dati.
I lavori si svolgeranno in lingua inglese, per favorire la partecipazione di colleghi stranieri e il confronto internazionale.
L’obiettivo è costruire un sistema coordinato e interoperabile, potenzialmente collegabile alle principali iniziative europee del settore, che renda le risorse dei singoli laboratori parte di un patrimonio scientifico condiviso.