LE FONTI PER L'ENERGIA "TROPPO PULITA" PERCHE' SIA PRODOTTA E ACCESSIBILE

LE FONTI PER L'ENERGIA "TROPPO PULITA" PERCHE' SIA PRODOTTA  E ACCESSIBILE

Giannina Puddu, 15 aprile 2024.

Domanda che si impone, sia perchè si tratta del nostro sole, del nostro vento e delle nostre terre, sia perchè, da veri amanti e difensori dell'ambiente, siamo molto interessati al processo di emancipazione dalle fonti di energia fossile fortemente inquinanti e esigiamo che di vera emancipazione si tratti, piuttosto che di un passaggio da un modello industriale devastante per l'ambiente ad uno altrettanto devastante se non, addirittura, più pernicioso.

La stessa domanda è rafforzata dalla fretta che spinge l'azione di questi assalitori, sapendo che è legata alla disponibilità a tempo dei generosi contributi pubblici, supponendo che questo passo svelto ci voglia privare (cittadini e istituzioni locali) del tempo utile all'esame circolare delle richieste di impianto che si stanno accumulando sui tavoli dei decisori e, soprattutto, alla scrittura delle obiezioni per rispedirle al mittente con un sonoro ed inappellabile niet.

Questi impianti, laddove autorizzati, sarebbero per sempre, sarebbero per noi e per il nostro mondo compresi i sassi, un drammatico procedere senza ritorno, mentre sappiamo già della disponibilità di vere alternative energetiche green.

La domanda è: quali potrebbero essere le fonti di energia "pulita" se decidessimo di liberamente scegliere?

Riformulando: ci sono fonti di energia pulita capaci di soddisfare il nostro fabbisogno energetico senza torturare l'ambiente come invece accade con gli impianti eolici e fotovoltaici?

E' ormai acquisito, anche agli occhi che si sono aperti solo negli ultimi anni, sotto la pressione dei limiti alle libertà imposti per Covid, che chi controlla i flussi finanziari globali, ha tutti i poteri, compreso quello di indirizzare lo sviluppo scientifico e tecnologico per mantenerlo allineato ai suoi fini.

La trattazione di questa tematica era stata sviluppata in un testo pubblicato il 23 marzo del 2017, in Speciali, Uncategorized , a cura di Maverick con il titolo I segreti dell’energia del vacuum: l’Energia Punto-Zero. 

La lettura, offre nuove risposte alla domanda, sommandosi ad altra, relativa al processo di pirolisi del quale si è già detto in queste colonne, anche grazie all'intervista con l'architetto Gianluigi Bocchetta che ci aveva spiegato come sia possibile trasformare la spazzatura in energia elettrica, risolvendo due grandi problemi con una sola azione. https://www.ifanews.it/intervista-all-architetto-gianluigi-bocchetta-la-buona-alternativa-green-alle-palle-eoliche

Scriveva Maverik:

Ricorda, i nostri ET non violenti dal vicino universo ci stanno aiutando a portare sulla Terra l’Energia Punto Zero. Non tollereranno alcuna forma di violenza militare sulla Terra o nello spazio” (Edgar Mitchell, astronauta a John Podesta – fonte Wikileaks).

Una piccola notizia raccolta nel sito della Nasa e riportata, forse come filler o come “curiosità”, in un altrettanto piccolo trafiletto sull’inserto “Tuttoscienze” de “La Stampa” del 14 Dicembre 2016, ci dà l’occasione per riprendere un discorso già avviato. Sotto il titolo “Test della Nasa. Il motore impossibile”, si diceva del “motore spaziale EmDrive, definito ‘impossibile’ perchè promette di produrre energia a partire dal vuoto e spingere le astronavi senza utilizzare alcun combustibile…”, un motore “che sembra violare alcuni dei principi-cardine della fisica”.

Quella parola, “vuoto”, messa li un po’ genericamente, poteva suonare insignificante al lettore distratto.

Al sottoscritto ha fatto rizzare le antenne perchè la definizione di vacuum in astronomia indica il vuoto dello spazio, un tessuto di materia, antimateria e energia solida (cioè massa): “Essa permea l’intero universo e fluttua continuativamente come interazione tra materia e antimateria […] è una riserva grande quanto l’universo…si annichila e si ricrea da sola” riferisce il prof. Paul Czysz.

Quell’energia ricavata dal vuoto spaziale è chiamata Zero-point Energy e, sempre secondo Czysz, “fornisce circa 40-50 megawatts di potenza per pollice cubo (3 cmc) di spazio.

Volendola utilizzare nessuno venderebbe più benzina o petrolio“.

Secondo Sakharov che ci lavorava, “è un oceano di energia galleggiante, congelata in un quantum temporale, infinita come l’universo” che confermerebbe l’esistenza e la permeazione di onde gravitazionali ma soprattutto confermerebbe le tesi di Thomas T. Brown e di Tesla secondo cui con il giusto “sistema”, il giusto spettro elettromagnetico, si potrebbe alimentare dalla Terra una base umana su Marte, si potrebbe garantire energia infinita, “pulita” e decretare la fine della dipendenza dal petrolio con tutto ciò che ne consegue per i benefici all’umanità: ci si potrebbe alimentare qualsiasi cosa, dalle automobili ai voli spaziali.

E in tema di propulsione, Hal Puthoff, fisico teoretico e sperimentale con un curriculum che comprende General Electric, Stanford University, Sri International, Institute for Advanced Studies e, non casualmente, un periodo di consulenza alla Nasa, riferisce che “l’Air Force stabili un programma chiamato Mass Modification per studiare la possibilità di applicare le prerogative dell’Energia Punto Zero alla propulsione spaziale e verificò le (nostre) teorie consultando laboratori, aziende e università…una delle potenziali applicazioni minori è la produzione di energia a basso costo per la desalinizzazione dell’acqua”.

Un sistema che assorba Zero-point Energy e le impedisca di interagire con la struttura atomica di un velivolo spaziale – spiega Mark McCandish, contractor di grandi aziende del settore aerospaziale – favorendone allo stesso tempo la potenza, potrebbe sviluppare capacità antigravitazionali straordinarie, ridurre di molto la massa del velivolo e favorire il superamento della velocità della luce.

L’Alien Reproduction Vehicle (Arv) che McCandish sostiene di aver esaminato presso la Norton Air Force Base di San Bernardino, California, sarebbe dotato di un dispositivo centrale, definito vacuum tube, appositamente destinato a convogliare Energia Zero e processarla per ottenere prestazioni sorprendenti.

L’energia estratta dal vacuum viene definita “Zero-point” perché può sopravvivere al congelamento a zero gradi dell’universo, una temperatura che annichilerebbe ogni movimento fisico. Dello stato attuale della ricerca che la riguarda si sa molto poco perchè è annegata nel magma degli USAPs, gli Unaknowledged Special Access Programs, programmi “non riconosciuti” cioè supersegreti, finanziati in nero.

Ma si sa dei risultati conseguiti da scienziati indipendenti che hanno elaborato teoria e prototipi in grado di convogliarla, i cosiddetti overunity systems (ad autoalimentazione e funzionamento autonomo), ma non hanno la forza economica per produrli e trovano innumerevoli ostacoli per ottenerne il brevetto.

Risulta infatti che a partire dai risultati conseguiti dai fisici russi Vladimir Roshchin e Serge Godin, che negli anni Novanta misero a punto un Convertitore di Energia Magnetica (MEC), sia stato possibile individuare un apporto anomalo di energia, un surplus di alimentazione del Mec riconducibile all’energia del vuoto dell’universo, che supporta la creazione di fenomeni di elettrogravità riconducibili ai comportamenti degli Ufo riscontrati in diverse occasioni, quel librarsi immobili su acqua o terreno causandone prima un risucchio e successivamente, nel momento della fulminea “ripartenza”, l’espulsione.

Chi sembra aver messo a punto i principi su cui è basata la produzione di Energia Punto Zero è il prof. Thomas E. Bearden, secondo cui “la libera fonte universale di energia che i ricercatori si propongono di estrarre è lo scambio violento di fotoni virtuali tra le cariche elettriche dell’overunity system e il vacuum quantistico che lo avvolge“. 

Per trovare la soluzione, Bearden ha dovuto riformulare in senso rivoluzionario il concetto di energia: “Energia è qualsiasi elemento ordinatore, statico o dinamico, del flusso di particelle virtuali del vuoto e cosi quella elettromagnetica è ordinatore del flusso di fotoni virtuali del vuoto“.

Il segreto – dice Bearden – sta nel superare le teorie convenzionali sulla composizione della natura come la conosciamo: tridimensionale.

Mentre invece la natura lavora in quattro dimensioni perchè include lo spazio-tempo; si tratterebbe quindi di interrompere il flusso energetico tridimensionale, favorire l’in-flusso dalle quattro dimensioni e accompagnarne la trasformazione per utilizzarne l’eccesso. Il problema non è catturare l’energia dello spazio, ma come favorirne la produzione in eccesso. Risolto quel problema – afferma Bearden- è come risucchiare acqua da un fiume: il vuoto si riempie simultaneamente.

Se Bearden ha formulato la teoria, chi ha invece prodotto un dispositivo per generare energia dal vuoto è il fisico Floyd Sweet.

L’ha chiamato Vacuum Triode e può produrre energia in eccesso fino a 5000 Watt.

Con il meccanismo universale studiato da Bearden e il dispositivo di Sweet si possono sviluppare applicazioni anche in campi diversi, come per esempio la medicina per bloccare l’invecchiamento o curare cancro, leucemia e arteriosclerosi.

Ci sono notizie anche dall’Italia: l’enigmatico scienziato iraniano Mehran Keshe che da noi ha stabilito la sua Fondazione per gli studi energetici e la propulsione aerospaziale, sostiene di aver prodotto (e brevettato in almeno 300 applicazioni) un microreattore che stimolando i campi magnetici e convogliando il vacuum dell’universo che ci circonda sarebbe capace di produrre energia libera, pulita e infinita (quindi a basso costo) da utilizzare in ogni campo della scienza e in ogni aspetto della vita quotidiana, dal trasporto all’ambiente ai sistemi medico-sanitari alla nutrizione, all’agricoltura, alla decontaminazione nucleare.

Un caso diplomatico era scaturito dalla avvenuta consegna da parte del prof. Keshe dei protocolli del microreattore al Sottosegretario agli Esteri del governo Monti, Marta Dassù, il 26 Ottobre 2012 all’ambasciata italiana di Bruxelles.

L’incontro e la consegna della chiavetta con i dati sono stati confermati dallo stesso Sottosegretario agli Esteri Marta Dassù nella risposta all’interrogazione alla Camera del deputato Fabio Meroni (Lega Nord) il 13 Dicembre 2012.

L’incontro sarebbe stato videoregistrato, ma secondo il protocollo diplomatico e il Sottosegretario Dassù, la registrazione non è divulgabilee non rappresenta la prova di un impegno ufficiale“.

Lo stesso deputato Meroni ha reiterato nella stessa data l’interrogazione poiché la risposta scritta ricevuta non rispondeva alla richiesta di conoscere le valutazioni sulle tecnologie acquisite e “a quali enti, non specificati nella precedente risposta, siano stati inviati i file acquisiti e quali siano le valutazioni in corso“. La risposta del Ministero non risulta mai pervenuta e la chiavetta con i protocolli è sparita.

Giova ricordare che sia Monti che la Dassù sono membri permanenti della Trilateral (Monti anche del club Bilderberg).

Sta di fatto che tutti quelli che hanno creato dispositivi in qualche modo collegati alla produzione di energia dal vuoto avrebbero trovato gravi difficoltà nell’ottenere brevetti e nell’avere credito nei circuiti della scienza ufficiale.

Altri, che hanno venduto i loro ritrovati a grandi aziende private – denuncia Bearden – si sono ritirati a vita privata ricchi mentre i loro studi sono stati risucchiati nei programmi segreti e mai diffusi pubblicamente. Qualcuno che si è rifiutato avrebbe fatto anche una brutta fine.

In effetti, ci sono riscontri significativi sulla questione brevetti:; ad esempio la circolare del 15 gennaio 2008 dei direttori del US Patent and Trademark Office (Uspto) inviata alla sezione Tecnologie per ricordare agli esaminatori di non ammettere richieste che riguardassero soggetti di “interesse speciale” come: a) macchine da moto perpetuo (categoria che include tecnologie per produrre energie innovative; b) dispositivi antigravità; c) superconduttività del calore; d) energia libera; e) dispositivi di propagazione superluminale; f) altre materie che violano le leggi generali della fisica; g) richieste per scopi pioneristici; h) richieste per invenzioni che se diffuse genererebbero potenzialmente eccessiva pubblicità…”.

In perfetta sintonia con il dogma accademico della scienza ufficiale che tutto deve controllare, che si tiene stretta i magri finanziamenti pubblici, che detta i confini insuperabili della ricerca: solo ciò che è osservabile sperimentalmente.

La nuova fisica dell'”etere” sembra invece affermare che il mondo fisico è solo una manifestazione di un ambito molto più fondamentale e sottile che non è direttamente accessibile ai nostri sensi le cui proprietà possono essere sollecitate con l’aiuto delle appropriate tecnologie.

Certo, riconoscere tali nuove linee di frontiera concettuale significherebbe forse accettare una visione del mondo e dell’universo in cui la scienza trova punti di contatto con il misticismo o la parapsicologia, ma quella consapevolezza potrebbe apportare all’umanità vantaggi sottoforma di nuova etica, di predisposizione a concepire le tecnologie avanzate che oggi ci vengono negate.

Da tutto questo grumo intricato di informazioni tanto si può dedurre.
1. Che esistono programmi avanzati secretati per produrre energia dal vuoto dello spazio tramite applicazioni di procedimenti collegati all’elettrogravità che la renderebbero multiutilizzabile;
2. Che tali programmi avanzati sono in possesso della stessa “community” privata/militare che possiede e gestisce altre tecnologie segrete collegate alla propulsione aerospaziale, un terreno che, si ammette apertamente, riguarda anche le ricerche sul fenomeno Ufo; una community clandestina all’opinione pubblica, un’ elite di potere che controlla la scienza tramite il segreto, la negazione dei brevetti, l’accaparramento tramite i black budget di ingenti finanziamenti, le conoscenze che derivano da livelli di sviluppo tecnologico forse non immaginabili da chi ne sta fuori, forse decenni più avanti rispetto alla realtà che viviamo;.
3. Che all’umanità vengono tenuti celati risultati e applicazioni civili di quella ricerca che porterebbero enormi vantaggi e avanzamenti nella qualità di vita, che inciderebbero positivamente sui fattori ambientali con l’abbandono della dipendenza dai carburanti fossili: una catastrofe economica per chi da quelli trae enormi profitti diretti e indiretti e controlla sviluppo e mercati.

Con l’apertura alle tecnologie dell’energia libera (free energy) anche le “innovazioni” tecniche e culturali della green economy risulterebbero più che superate, illusorie.

E’ palese il sospetto che la green economy sia un diversivo indotto nel mercato per capitalizzare al massimo sui profitti e per dilazionare allo stesso tempo ulteriori passi nella diffusione degli avanzamenti tecnologici in campo energetico. Materia di riflessione per i movimenti ambientalisti: cerchiamo di non celebrare un ambientalismo innocuo.

Rimane la questione Nasa da cui siamo partiti: a giudicare dalla leak riportata sul proprio sito, la Nasa sembrerebbe aprire una piccola breccia nel cover up pur dichiarando una presunta arretratezza della ricerca.

Potrebbe essere un riferimento al dispositivo di Sweet integrato dalle teorie di Bearden, ma la Nasa, definendo la propulsione basata sull’utilizzo dell’Energia del vuoto “impossibile”, fa disinformazione perchè fa finta di non sapere che c’è molto di più. Perchè le quantità di energia che dichiara possibile estrarre risalgono a esperimenti risalenti a prima della Seconda Guerra Mondiale. Poco credibile. E perchè anche la Nasa ha molto da nascondere. Stay tuned.

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