Numero della settimana: -10% Perché il timing è così difficile

Numero della settimana: -10%  Perché il timing è così difficile

Milano, 8 aprile 2026. Di Jacco de Winter, Knowledge Manager, ING Investment Office

Gli investitori che hanno visto nella guerra il momento giusto per investire in azioni della difesa o nell’oro sono rimasti delusi.

Ancora una volta emerge quanto sia difficile fare market timing.

Ci si potrebbe aspettare che le azioni del settore difesa beneficino di un conflitto.

Dopo tutto, Stati Uniti e Israele hanno utilizzato grandi quantità di bombe e missili.

Eppure, un indice di riferimento molto utilizzato – il MSCI World Aerospace & Defence Index – ha raggiunto il suo massimo già lunedì 2 marzo, il primo giorno di contrattazioni dopo lo scoppio della guerra.

Da lì è seguito un netto calo.

Osserviamo un andamento simile anche per l’oro, considerato da molti un bene rifugio nei periodi di tensione geopolitica.

Anche il prezzo dell’oro ha toccato un picco il 2 marzo e da allora è sceso di oltre il 10%.

Azioni della difesa e prezzo dell’oro

Il possesso spegne l’entusiasmo

Come è possibile? In entrambi i casi sembra trattarsi di un classico esempio di noto adagio di Borsa “buy the rumour, sell the news” (“Compra la voce, vendi la notizia” NDR)

Gli investitori, infatti, non reagiscono tanto alla notizia in sé, quanto alle aspettative che la precedono.

I prezzi si muovono soprattutto in base alle aspettative, non agli eventi.

In questo caso, le azioni della difesa avevano già registrato forti rialzi da tempo, anche grazie ai piani dei Paesi NATO di aumentare in modo significativo la spesa per la difesa.

A ciò si è aggiunta la retorica sempre più aggressiva di Trump dall’inizio dell’anno – si pensi alla Groenlandia e all’invasione del Venezuela – mentre i negoziati con l’Iran sembravano bloccati da tempo.

Quando sono cadute le prime bombe, molti investitori hanno colto l’occasione per realizzare profitti.

Un meccanismo simile vale anche per l’oro.

Le tensioni geopolitiche non sono emerse all’improvviso: si sono intensificate già dalle prime settimane del ritorno di Trump alla Casa Bianca. Gli investitori avevano quindi già anticipato una possibile escalation.

I mercati si muovono sulle aspettative, non sulle conferme

Il principio del “buy the rumour” si osserva spesso anche nei singoli titoli.

Prendiamo Nvidia, ad esempio.

Negli ultimi anni il titolo è salito con forza, non tanto grazie ai risultati trimestrali – pur molto solidi – quanto perché gli investitori li avevano già anticipati.

Il giorno successivo alla pubblicazione dei risultati, il prezzo del titolo scendeva spesso. Non perché i dati fossero deludenti, ma perché gran parte delle buone notizie era già stata scontata e i profitti venivano incassati una volta che la notizia diventava ufficiale.

Perché il timing è così difficile

È una lezione importante per chi inizia a investire.

Intuitivamente, può sembrare logico acquistare azioni della difesa quando scoppia una guerra, ma proprio in quel momento spesso è già troppo tardi.

Le breaking news o la conferma di un’aspettativa si rivelano più spesso un punto di uscita che di ingresso.

Ma questo presuppone di avere già i titoli in portafoglio. A posteriori tutto sembra semplice, ma nella pratica raramente lo è.

Non rinunciare inutilmente ai rendimenti

Lo stesso vale per gli investitori che credono di poter evitare una correzione di mercato uscendo “in tempo”.

Ma chi riesce davvero a vendere sui massimi e poi a rientrare esattamente sui minimi?

In quei momenti non suona alcun campanello.

Dal punto di vista storico, gli investitori hanno perso più rendimento cercando di anticipare le correzioni che a causa delle correzioni stesse.

Spesso le migliori giornate di Borsa seguono subito le peggiori – e si perdono restando ai margini del mercato.

Chi tende invece a beneficiarne quando si prova a fare market timing?

Il proprio broker, che incassa le commissioni sulle operazioni di acquisto e vendita – spesso inutili con il senno di poi.

Per questo è generalmente sensato rimanere investiti e fare dell’investimento regolare un’abitudine, versando ogni mese un importo fisso lo stesso giorno.

In questo modo si investe talvolta a livelli più alti e talvolta a livelli più bassi, ma nel lungo periodo raramente nel momento sbagliato.