BRUXELLES, STOP GREEN GREED! GRANDE MANIFESTAZIONE CONTRO EOLICO E FOTOVOLTAICO.
Giannina Puddu, 11 settembre 2026.
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- Norvegia (Paese extra-UE, ma strettamente legato al mercato energetico europeo)
Pratesi ha riferito sul palco di Bruxelles l'esperienza di una delle associazioni di tutela storica più importanti d'Italia, focalizzando il discorso sulla difesa attiva del patrimonio culturale e paesaggistico minacciato dalla speculazione delle rinnovabili industriali.
Pratesi, ha fatto un primo intervento davanti all'Europarlamento e un secondo di grande rilievo durante la conferenza stampa ufficiale successiva alla protesta, esponendo le evidenze scientifiche e i dati sul consumo di suolo supportati anche dagli studi dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).
Ha dato voce a una fitta rete di realtà locali (tra cui spicca il comitato toscano Atto Primo: Salute Ambiente Cultura), dimostrando come i piccoli borghi e i territori storici italiani si stiano unendo a livello transnazionale per chiedere una svolta nelle politiche energetiche dell'UE.
I manifestanti hanno chiesto all'Unione Europea di bloccare i sussidi comunitari ai grandi gruppi finanziari che investono nei mega-impianti industriali (eolico a terra e grandi distese fotovoltaiche).
I fondi europei dovrebbero essere dirottati esclusivamente verso l'autoproduzione e l'autoconsumo locale (come i pannelli sui tetti degli edifici), rispettando l'identità visiva e la volontà dei territori, hanno dicharato.
Contestata la distruzione di ecosistemi locali, aree boschive e paesaggi naturali storici, sacrificati per fare spazio alle turbine eoliche e alle distese di pannelli fotovoltaici.
Le delegazioni hanno denunciato e respinto le decisioni calate dall'alto, prese a livello comunitario o centrale, che scavalcano il parere e la volontà dei cittadini che vivono nei territori interessati dai progetti.
Il manifesto politico e le richieste formali presentate al Parlamento Europeo dalle delegazioni della rete paneuropea EU Charade (tra cui l'italiana Coalizione TESS) ruotano attorno al concetto espresso dallo slogan della protesta: "Stop Green Greed" (Fermiamo l'avidità verde) che sintetizza la percezione della "transizione energetica" che esprime logiche puramente finanziarie e speculative.
I manifestanti hanno presentato alle istituzioni comunitarie un documento programmatico articolato in quattro richieste formali:
1. Moratoria immediata sui mega-impianti industrialiViene chiesta l'interruzione immediata delle autorizzazioni e dei finanziamenti pubblici europei per la costruzione di grandi parchi eolici (sia a terra che offshore) e di mega-impianti fotovoltaici a terra. La richiesta esige che non vengano installate nuove turbine o distese di pannelli finché non saranno ridefiniti criteri di tutela stringenti.
2. Priorità assoluta al "Consumo di Suolo Zero" La petizione impone che la produzione di energia rinnovabile non debba in alcun modo sacrificare: Suolo agricolo produttivo, per non minacciare la sovranità alimentare.
Biodiversità ed ecosistemi sensibili (come il disboscamento di aree forestali per l'installazione di turbine).
Paesaggio storico e beni culturali, che rappresentano l'identità visiva ed economica dei territori europei.
3. Decentramento energetico e stop alla speculazione finanziaria.
I comitati chiedono una revisione radicale dei flussi di incentivi del Green Deal.
La richiesta è di azzerare i sussidi destinati alle grandi multinazionali dell'energia e ai fondi speculativi.
Al loro posto, i fondi comunitari devono finanziare esclusivamente la transizione "dal basso": l'efficientamento degli edifici, l'installazione di pannelli solari unicamente su superfici già urbanizzate (tetti, zone industriali dismesse, parcheggi) e lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).
4. Diritto di veto e vincolo di consenso per i territori.
Contestate le direttive europee di "semplificazione" (come le aree di accelerazione per le rinnovabili), ritenute uno strumento per scavalcare i vincoli paesaggistici locali.
La richiesta formale prevede l'obbligo di reintrodurre il consenso vincolante delle comunità locali e dei cittadini in merito a qualsiasi grande progetto energetico, bloccando le decisioni calate dall'alto dalle istituzioni centrali.
Ho interpretato entrambe le affermazioni come un messaggio da parte nostra rivolto a loro.
Mi chiedo se si rendano conto di ciò che dicono quando affermano: "Non è che non abbiamo fatto nulla. Abbiamo tenuto riunioni, abbiamo discusso..."
Diversi Paesi hanno presentato interventi incisivi; il livello di conoscenza e consapevolezza è cresciuto enormemente.
Vorrei sottolineare ancora una volta quanto sia completamente fuorviante la descrizione che l'UE dà di se stessa: "Questa è la democrazia in azione". È un'affermazione profondamente errata e pomposa.
Democrazia significa governo del popolo.
Siamo imbattibili quando alla democrazia è consentito funzionare correttamente.
E oggi è successo proprio questo.
È stato davvero meraviglioso farne parte.