BRUXELLES, STOP GREEN GREED! GRANDE MANIFESTAZIONE CONTRO EOLICO E FOTOVOLTAICO.

BRUXELLES, STOP GREEN GREED! GRANDE MANIFESTAZIONE CONTRO EOLICO E FOTOVOLTAICO.
Francesco Pratesi. Presidente Italia Nostra Toscana

Giannina Puddu, 11 settembre 2026.

Nuova rogna sul tavolo di Ursula Von der Layen, gli europei le chiedono di rimangiarsi il suo Green Deal!
Il Green Deal europeo, uno dei suoi piani folli e criminali per gli Stati europei che aveva presentato nel 2019 con l'obiettivo di rendere l'Unione Europea il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.
Due giorni fa, il 9 settembre, a Place du Luxembourg, a Bruxelles, sotto i palazzi del Parlamento europeo, c'è stata una grande mobilitazione europea contro questa politica cinica e miope della UE che, da anni, impone impianti eolici e fotovoltaici su tutto il territorio dell'Unione.
La manifestazione è stata organizzata e coordinata da EU Charade, una coalizione e un movimento di cittadini europei appartenenti a 17 paesi.
Presenti delegazioni provenienti da:
  1. Italia
  2. Francia
  3. Germania
  4. Spagna
  5. Belgio
  6. Paesi Bassi
  7. Portogallo
  8. Polonia
  9. Grecia
  10. Irlanda
  11. Danimarca
  12. Svezia
  13. Estonia
  14. Lituania
  15. Croazia
  16. Slovenia
  17. Norvegia (Paese extra-UE, ma strettamente legato al mercato energetico europeo)
Chiedono una moratoria immediata sui progetti di energia eolica e solare a terra su larga scala con il blocco totale di nuovi impianti eolici onshore e offshore e di grandi impianti solari a terra.
Chiede la profonda revisione delle politiche energetiche e delle strategie di finanziamento dell'Unione Europea relative alle energie rinnovabili variabili (VRE).
Gli interventi in piazza hanno dato voce a tutte le principali delegazioni europee.
Per l'Italia si è distinto  l'intervento di Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana. 

Pratesi ha riferito sul palco di Bruxelles l'esperienza di una delle associazioni di tutela storica più importanti d'Italia, focalizzando il discorso  sulla difesa attiva del patrimonio culturale e paesaggistico minacciato dalla speculazione delle rinnovabili industriali.

Pratesi, ha fatto un primo intervento davanti all'Europarlamento e un secondo di grande rilievo durante la conferenza stampa ufficiale successiva alla protesta, esponendo  le evidenze scientifiche e i dati sul consumo di suolo supportati anche dagli studi dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Ha dato voce a una fitta rete di realtà locali (tra cui spicca il comitato toscano Atto Primo: Salute Ambiente Cultura), dimostrando come i piccoli borghi e i territori storici italiani si stiano unendo a livello transnazionale per chiedere una svolta nelle politiche energetiche dell'UE.

I manifestanti hanno chiesto  all'Unione Europea di bloccare i sussidi comunitari ai grandi gruppi finanziari che investono nei mega-impianti industriali (eolico a terra e grandi distese fotovoltaiche). 

I fondi europei dovrebbero essere dirottati esclusivamente verso l'autoproduzione e l'autoconsumo locale (come i pannelli sui tetti degli edifici), rispettando l'identità visiva e la volontà dei territori, hanno dicharato.

Contestata la distruzione di ecosistemi locali, aree boschive e paesaggi naturali storici, sacrificati per fare spazio alle turbine eoliche e alle distese di pannelli fotovoltaici.

Le delegazioni hanno denunciato e respinto le  decisioni calate dall'alto, prese a livello comunitario o centrale, che scavalcano il parere e la volontà dei cittadini che vivono nei territori interessati dai progetti.

Il manifesto politico e le richieste formali presentate al Parlamento Europeo dalle delegazioni della rete paneuropea EU Charade (tra cui l'italiana Coalizione TESS) ruotano attorno al concetto espresso dallo slogan della protesta: "Stop Green Greed" (Fermiamo l'avidità verde) che sintetizza la percezione della "transizione energetica" che esprime logiche puramente finanziarie e speculative. 

I manifestanti hanno presentato alle istituzioni comunitarie un documento programmatico articolato in quattro richieste formali:

1. Moratoria immediata sui mega-impianti industrialiViene chiesta l'interruzione immediata delle autorizzazioni e dei finanziamenti pubblici europei per la costruzione di grandi parchi eolici (sia a terra che offshore) e di mega-impianti fotovoltaici a terra. La richiesta esige che non vengano installate nuove turbine o distese di pannelli finché non saranno ridefiniti criteri di tutela stringenti.

2. Priorità assoluta al "Consumo di Suolo Zero" La petizione impone che la produzione di energia rinnovabile non debba in alcun modo sacrificare: Suolo agricolo produttivo, per non minacciare la sovranità alimentare.

Biodiversità ed ecosistemi sensibili (come il disboscamento di aree forestali per l'installazione di turbine).

Paesaggio storico e beni culturali, che rappresentano l'identità visiva ed economica dei territori europei.

3. Decentramento energetico e stop alla speculazione finanziaria.

I comitati chiedono una revisione radicale dei flussi di incentivi del Green Deal.

La richiesta è di azzerare i sussidi destinati alle grandi multinazionali dell'energia e ai fondi speculativi.

Al loro posto, i fondi comunitari devono finanziare esclusivamente la transizione "dal basso": l'efficientamento degli edifici, l'installazione di pannelli solari unicamente su superfici già urbanizzate (tetti, zone industriali dismesse, parcheggi) e lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

4. Diritto di veto e vincolo di consenso per i territori.

Contestate le direttive europee di "semplificazione" (come le aree di accelerazione per le rinnovabili), ritenute uno strumento per scavalcare i vincoli paesaggistici locali.

La richiesta formale prevede l'obbligo di reintrodurre il consenso vincolante delle comunità locali e dei cittadini in merito a qualsiasi grande progetto energetico, bloccando le decisioni calate dall'alto dalle istituzioni centrali.

Si, ci sono personaggi che si attribuiscono "poteri" che non hanno e che agiscono come se li avessero.
Come era stato il caso del famigerato  "decreto Draghi" che aveva imposto i target energetici per la Sardegna con il Decreto Legislativo n. 199 dell'8 novembre 2021 (di recepimento della direttiva europea RED II) che intese rafforzare con il  successivo DPCM del 31 marzo 2022, firmandolo...
Assegnava alla Sardegna un obiettivo minimo vincolante di 6,2 Gigawatt (GW) di nuova potenza da impianti eolici e fotovoltaici da installare entro il 2030.
Così come il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, afferma che  “Taranto può diventare polo produttivo dell’eolico offshore” e che la società Oristano Cap Srl (che ha formalizzato la richiesta di una concessione demaniale marittima per un'area di oltre 21.000 metri quadrati nel porto industriale) sia candidata alla realizzazione di una nuova banchina funzionale a un centro di fabbricazione e assemblaggio completo di  impianti eolici offshore.
Personaggi che viaggiano contro il tempo, fuori dal tempo...
Un cittadino norvegese, Yngve Baltzersen, presente in piazza a Bruxelles, il 9 settembre, ha bene spiegato:
Place du Luxembourg, a Bruxelles, si trova proprio di fronte al Parlamento Europeo: è per questo che eravamo lì.
Sulle vetrate dell'edificio di fronte a noi campeggiavano le scritte: "Qui prende forma la legislazione europea" e "Qui la democrazia è in azione".

Ho interpretato entrambe le affermazioni come un messaggio da parte nostra rivolto a loro.
È qui che la democrazia è davvero in azione: qui fuori, nella piazza. Ed è da qui che intendiamo influenzare anche le leggi.
Non ha più senso nascondersi.
L'UE ha varato leggi che danneggiano direttamente il proprio approvvigionamento energetico e la propria economia, spinte non dalla democrazia, ma dalla lobby dell'energia eolica.
Hanno esagerato.
Troppe persone ne hanno subito le conseguenze.
Troppe persone ormai sanno cosa sta accadendo.
E ora siamo arrabbiati, anche se non facciamo fatica a mantenere il sorriso e il buonumore: stiamo vincendo e ci stiamo divertendo un mondo nel farlo.
In Norvegia, le montagne vengono distrutte per costruire parchi eolici.
È sempre in Norvegia che la Corte Suprema ha stabilito la violazione dei diritti umani dei pastori di renne Sami di Fosen.
E, a distanza di quattro anni e mezzo, il governo laburista non ha ancora risolto la situazione scaturita da quella sentenza, se non permettendo alle turbine di continuare a funzionare ininterrottamente per tutto questo tempo.

Mi chiedo se si rendano conto di ciò che dicono quando affermano: "Non è che non abbiamo fatto nulla. Abbiamo tenuto riunioni, abbiamo discusso..."

Diversi Paesi hanno presentato interventi incisivi; il livello di conoscenza e consapevolezza è cresciuto enormemente.
Incontrarsi in questo modo è utile.
È utile scrivere articoli, realizzare podcast, pubblicare libri e creare video su YouTube quando i media tradizionali tardano a offrire spazio alle persone.

Vorrei sottolineare ancora una volta quanto sia completamente fuorviante la descrizione che l'UE dà di se stessa: "Questa è la democrazia in azione". È un'affermazione profondamente errata e pomposa.

Democrazia significa governo del popolo.
La democrazia si esercita alla luce del sole, dove prevalgono le argomentazioni migliori.

Siamo imbattibili quando alla democrazia è consentito funzionare correttamente.

E oggi è successo proprio questo.

È stato davvero meraviglioso farne parte.