IL "NO" SCHIACCIANTE DEL SINDACO WALTER CABASINO ALL'EOLICO DI JP MORGAN.

IL "NO" SCHIACCIANTE DEL SINDACO WALTER CABASINO  ALL'EOLICO DI JP MORGAN.
WALTER CABASINO - SINDACO DI PULA

Giannina Puddu, 3 aprile 2024.

Che si stia compattando, in Sardegna, un esercito di Sindaci decisi a bloccare lo stupro della  Terra Sarda con pale eoliche e pannelli fotovoltaici, è, ormai, un fatto certo.

Un encomiabile esempio in tal senso è stato offerto dal sindaco di Pula, Walter Cabasino.

Il "nemico" assaltatore, per questi Sindaci,  è il più potente in assoluto, e, vede tra gli attori princiali, giustappunto e nel caso di Cabasino,  il colosso finanziario americano JP Morgan.

Non solo, al fronte opposto, si sono affiancate le istituzioni nazionali ed europee con il favore della Regione distratta o, comunque, non abbastanza "sul pezzo" e tutte piegate sull'obiettivo, ridefinito dalla Commissione europea di arrivare, entro il 2030, alla produzione del  40% di energie rinnovabili.

L'obiettivo è sano, mentre i mezzi che si vogliono affermare per perseguirlo sono malati ab origine.

Il percorso di emancipazione dai combustibili fossili non può passare attraverso la devastazione dei territori, nè attraverso il caos imposto alle comunità. 

La transizione energetica in corso, spinta con generose iniezioni di contributi a favore dei privati interessati e a spese della comunità, sta alimentando la financial economy contro la green economy.

Una sottile ed imponente opera di mistificazione.

Perchè è sufficiente approfondire, da un lato, il nuovo debito green che matura con la filiera dell'industria fotovoltaica ed eolica e, dall'altro, il credito che monta a favore dei padroni della finanza internazionale.

La Sardegna, ricca di vento come materia prima naturale e a costo zero, è entrata, da tempo,  nel mirino degli attori dell'industria eolica che non vedono l'ora di fare cassa.

Ma, questi, hanno sottovalutato l'attaccamento al territorio, tipico dei sardi ed il livello di consapevolezza che è montato nel tempo.

La reazione dell'isola è stata alimentata dalla sfrontata quantità di progetti che si sono accumulati sulle scrivanie dei sindaci, da Nord a Sud.

Una nuova pianificazione industriale che, in cambio della solita aria fritta, devasterebbe, in modo definitivo, l'ambiente sardo, il paesaggio, l'economia e lo stile di vita locali.

In parallelo ai rari sindaci compiacenti, si sta imponendo un gruppo, in fase di progressivo infoltimento, di sindaci assolutamente contrari e determinati a difendere le loro terre e il mare antistante. 

La storia è lunga e si è sviluppata nello scorrere degli ultimi anni.

Era il 18 luglio 2022, quando ebbe luogo una  "Conferenza dei Servizi", organizzata presso la Capitaneria del Porto di Cagliari, per decidere la concessione di uno specchio acqueo pari a nove milacampi di calcio per  la realizzazione di un mega parco eolico galleggiante, nelle acque salate davanti alla penisola interdetta del poligono di Teulada, come aveva riferito Mauro Pili dalle colonne de L'Unione Sarda.

In quell'occasione, i Sindaci del Golfo degli Angeli, uniti a quelli del Sulcis, bocciarono il progetto presentato dall'azienda svizzera Repower in modo tombale, costringendo le altre istituzioni interessate a tirare il freno o a sottoscrivere la bocciatura.

Una Conferenza dei Servizi che era stata la sperimentazione di un metodo di persuasione ad indirizzo delle comunità e dei primi cittadini delle aree interessate che si rivelò fallimentare.

Nonostante il parere espresso dal  Comando Militare Esercito “Sardegna” che, «acquisito il parere dagli organi tecnici, rilascia parere favorevole di Forza Armata per la realizzazione dell’opera in oggetto», il parere favorevole dell’Istituto Idrografico della Marina Militare, il parere favorevole del Ministero della Difesa guidato allora da Lorenzo Guerini.

La sperimentazione del 18 luglio 2022, doveva preparare  la positiva accoglienza di altri 8 progetti ideati tra il Golfo degli Angeli, le Isole di Sant’Antioco e San Pietro e fin verso Porto Flavia e il Pan di Zucchero di Masua.

Il "piano" si era dimostrato, rapidamente, privo di gambe solide.

Ma, gli appettiti insaziabili di chi vuole attingere dalle casse del PNRR, l'orribile acronimo che sta per Piano nazionale di ripresa e resilienza, non si placano, alimentati dal totem della Rivoluzione Verde e della Transizione Ecologica che destina, proprio alle "energie rinnovabili", una tortarella pari a 23,78 miliardi di euro.

E, dunque, si è palesata anche la banca d'investimento made in USA, JP Morgan che non vuole rinunciare al vento ed al sole gratis in terra sarda che si sommano ai fondi del PNRR ed agli introiti che maturerebbero dalla messa in produzione degli impianti, determinabili ex ante, al netto di ogni rischio d'impresa. 

JP Morgan, purtroppo già presente nel sud dell'isola per squartare le pendici di Monte Arcosu e stendere ettari di pannelli fotovoltaici dopo aver distrutto il prezioso ecosistema con la sua Sonnedix, mira ad appropriarsi anche del mare chiuso nel Golfo degli Angeli, per rompere l'orizzonte e le scatole di tutti gli esseri viventi nell'area, umani e non, violando lo specchio d'acqua con giganteschi impianti eolici galleggianti.

JP Morgan si era organizzata completando, nel maggio 2022, l'acquisizione del gruppo italiano Falck Renewables garantendosi oltre il 95% del pacchetto azionario.

Dal novembre 2022, Falk Renewables modificò la sua denominazione in Renantis Spa.

L’Infrastructure Investments Fund (con sede a New York, gestito da JP Morgan è un contenitore finanziario privato che possiede circa 24 miliardi di dollari e responsabile dell’attività di investimento dei fondi pensione per oltre 60 milioni di famiglie), nel giugno 2023 aveva gestito il processo di fusione delle controllate europee dedicate alla progettazione, costruzione e gestione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, l’italiana Renantis spa (ex Falck Renewables), e la britannica Ventient Energy, conservando il nome Renantis Spa con sede principale a Milano, in viale Monza.

E, proprio da Milano, si era mosso l'oristanese Fabrizio Puddu (con il quale mi tocca condividere il cognome...) con l'infondata convinzione di convincere il comune ed il sindaco di Pula, Walter Cabasino, della bontà del progetto eolico al largo del prezioso sito archeologico di Nora.

Altri comuni interessati si erano rifiutati di incontrarlo, mentre, per una questione di stile istituzionale, a Pula gli avevano offerto l'opportunità di esporre le sue teorie, in uno degli ultimi giorni di marzo.

Aveva detto, tra l'altro: «La nostra società sta lavorando per la realizzazione in Italia di sei parchi eolici galleggianti offshore... Questi parchi sono due in Puglia, uno in Calabria e due in Sardegna. Nora uno e Nora due. Insomma, qui davanti a voi, sostanzialmente».

Già sentire parlare di Nora, per le povere orecchie dei consiglieri comunali e del sindaco era una roba indigeribile, ma, addirittura, ascoltare l'annuncio di due progetti su Nora, Nora 1 e Nora 2, si era subito rivelato un boomerang distruttivo per l'inviato speciale di Renantis Fabrizio Puddu, giunto con il ruolo di stakeholder Manager.

Viene da chiedersi con quale forza, questo signore abbia potuto portare l' "offerta" di  93 pale da 15 megawatt ciascuna, alte 324 metri, da posizionarsi davanti alla Torre di Nora....

Pare che Fabrizio Puddu abbia avuto anche l'ardire di anticipare i divieti conseguenti, il divieto della pesca professionale, dei pescatori con i pescherecci, delle reti a strascico perchè, ha spiegato, potrebbero agganciare il cavo, rovinando l'impianto.

Concedendo, bontà sua e dei suoi mandanti, la pesca agli amatori con innocua cannetta in mano, per prendere un pesciolino per volta.

Spostandosi sul piano delle opportunità, ha promesso posti di lavoro per i locali, oltre un migliaio durante le opere di impianto e circa trecento a regime, con la convinzione, evidentemente, di poter soddisfare un'esigenza primaria e irrinunciabile.

Dopo averlo lasciato parlare, il granitico sindaco Cabasino gli aveva risposto che «Come vi ho già detto e ripetuto: noi, come territorio, ci siamo già espressi in maniera contraria a questo tipo di progetti.

Chiunque voglia andare avanti con questi piani deve sapere che non saranno graditi al nostro territorio...

La Sardegna e noi abbiamo già dato tanto in termini di servitù, abbiamo poligoni militari, industrie pesanti che altri non hanno voluto.

L’Isola ha già dato troppo, sia alla comunità nazionale che quella internazionale.

Sui posti di lavoro vorrei dirle che siamo abituati e scottati da promesse ataviche, sono aspettative rimaste per la gran parte disattese.

Noi per il nostro territorio abbiamo fatto scelte nette e chiare, per noi l’ambiente, il paesaggio, la storia e la cultura sono punti di forza irrinunciabili nella nostra strategia di sviluppo. Non intendiamo metterla in discussione o a rischio per alcun motivo».

Il fervorino di Fabrizio Puddu ha dimostrato la sua assoluta inutilità, peraltro prevedibile.

Se anche la promessa di posti di lavoro, per come esposta, fosse autentica e, magari, perfino confermata in modo formale e indiscutibile, il suo peso sarebbe comunque irrilevante, per  il costo insostenibile che si chiede in cambio al territorio.

Il sindaco Walter Cabasino ha dimostrato la sua assoluta lucidità politica, giacchè di politica industriale si tratta.

I sindaci sardi come Cabasino hanno le idee chiare anche sui percorsi da seguire per agevolare le opportunità di lavoro e, soprattutto, sulle false opportunità già testate in passato che sul suolo sardo hanno lasciato solo un'eredità di gravissimo inquinamento che, mortifica, anzichè sostenere lo sviluppo economico locale.

Sui sindaci sardi che onorano il loro mandato come Cabasino si sta concentrando l'attenzione di numerosi Comitati che si costituiscono proprio per sostenerne l'azione contraria all'assalto speculativo energetico in atto.

Comitati che si accingono a svolgere il ruolo di moltiplicatori dell'opinione pubblica, perchè questa dilaghi contro questi nuovi sciacalli senz'anima, al fianco dei migliori sindaci di Sardegna.

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