NICOLA METTE. "SCUSATE L'ANTICIPO. NON PENSAVO DI MORIRE ADESSO"
Giannina Puddu, 16 febbraio 2026.
Espone, senza mediazioni, il fallimento di un sistema che riconosce l’arte solo quando l’artista non è più in grado di disturbare, parlare, reclamare spazio.
Nel presente non esiste più neppure il conforto della consacrazione postuma.
Molti artisti muoiono due volte:
una biologica,
una simbolica.
La seconda avviene mentre sono ancora vivi, nell’indifferenza, nella marginalizzazione, nella sospensione permanente del riconoscimento.
Nicola Mette anticipa questa condizione e la rende visibile. Si dichiara morto mentre è vivo.
Il suo corpo non rappresenta una morte: la assume come stato operativo.
Il corpo diventa materia esposta, prova concreta dell’assenza di garanzie che circonda oggi il lavoro artistico.
Non una simulazione, non un rito teatrale, ma una presenza che non chiede interpretazione.
La performance si svolge nella casa/studio dell’artista, trasformata in camera ardente.
Parenti, amici, visitatori entrano in uno spazio domestico che non protegge, non celebra, non consola.
Un corpo nudo è disposto come una salma, secondo iconografie storiche della morte:
la fotografia ottocentesca,
il rituale funebre privato,
l’esposizione domestica del corpo prima della scomparsa.
Non c’è sacralità.
Non c’è spettacolo.
C’è uno sguardo che deve decidere se restare o andarsene.
Il visitatore non assiste a un funerale.
È presente troppo tardi, come sempre.
Quando il corpo non chiede più nulla.
All’interno dello spazio è visibile un archivio: opere, documenti, tracce di ventisei anni di ricerca artistica.
Non una retrospettiva.
Non una narrazione di carriera.
Un insieme fragile, privo di tutela, già potenzialmente orfano.
La mostra non racconta una storia: pone una domanda aperta.
Che fine fanno le opere quando l’artista scompare?
Chi se ne assume la responsabilità quando non esiste un’istituzione, un mercato, una narrazione che le protegga?
Come afferma l’artista:
«Vorrei essere cremato e che le mie ceneri fossero inserite in una testa rotante con le mie sembianze.
Un gesto che non chiuda, ma continui a esporre il mio corpo al rischio dell’oblio.
Dicono che dopo la morte inizi una nuova vita.
Ma oggi nemmeno la morte garantisce attenzione, cura, memoria.
Il problema non è diventare famosi dopo.
È non esistere mai davvero, nemmeno alla fine.»
SCUSATE L’ANTICIPO … NON PENSAVO DI MORIRE ADESSO
non chiede di essere compresa.
Non cerca redenzione.
Non attende riconoscimento.
È una morte anticipata che rende visibile il vuoto del rituale tardivo.
Un funerale senza istituzione.
Un corpo senza mandato.
Un’opera che accade mentre tutto è ancora esposto al rischio —
e proprio per questo non può essere rimandata.