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24. novembre 2017

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Vigilanza bancaria e finanziaria - DISPOSIZIONI DI VIGILANZA BANCHE POPOLARI - Banca D'Italia

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Osservazioni di GIUSEPPE G. SANTORSOLA (Professore Ordinario di Corporate Finance e Corporate & Investment Banking. Università Parthenope di Napoli)

In merito ai contenuti proposti nel documento sottoposto a consultazione si propongono alcune valutazioni che assumono:
- sia il ruolo di osservazioni
- sia il ruolo di dubbi interpretativi
per i quali si propongono approfondimenti finalizzati ad una più inequivoca lettura.
Si individuano in via riassuntiva 4 temi:
- soglia di trasformazione in spa e disciplina connessa;
- determinazione del numero delle deleghe;
- determinazione del valore dell’attivo di banca o di gruppo (metodo di vigilanza o metodo di bilancio);
- rimborso degli strumenti di capitale.
OSSERVAZIONI
1) Precisare meglio quando valgono i termini di adeguamento dei 12 mesi e quando quello di 18 mesi:
- solo per banche con 8 miliardi di attivo – per tutte le banche popolari;
- 12 mesi dal superamento per LIQUIDAZIONE/RIDUZIONE/TRASFORMAZIONE;
- (in contrasto con quanto sopra), qualora l’organo constati il superamento della soglia di 8 miliardi, dovranno essere assunte le conseguenti deliberazioni (la riduzione dell’attivo sotto la soglia, la trasformazione in s.p.a., la liquidazione volontaria), da attuare e perfezionare entro il termine di 18 mesi dall’entrata in vigore delle disposizioni secondarie
- per quanto stabilito dall’art. 29, commi 2-bis e 2-ter, entro 18 mesi dall’entrata in vigore (come da testo proposto).
2) In merito al secondo alinea delle premesse, non appare chiaro il riferimento alle banche che subiscono trasformazione, connesso al relativo diritto di recesso eventualmente respinto dalla Banca d’Italia in ragione di carenze di patrimonio.
Se la banca rimane popolare, quale opportunità di recesso sarebbe in capo al socio? Quale è il senso del termine “anche per l’effetto”?
Rimane l’ipotesi che una banca popolare con attivo < 8mld€ decida di trasformarsi e che alcuni dei soci vogliano recedere. E’ questo l’evento previsto nel documento?
Tale ipotesi di recesso non concesso vale anche nel caso di una banca popolare che rimane tale e che modifica soltanto la parte statutaria relativa al numero delle deleghe (esplicitamente inteso come obbligo imposto a tutte le popolari)?
Il testo suggerito sembra indicare pertanto che, in ogni caso e non solo nella fattispecie oggetto della riforma, l’esercizio del diritto di recesso in un contesto di capitale variabile può essere limitato dalla Banca d’Italia con la finalità di preservare i rapporti patrimoniali.
Ciò varrebbe anche in presenza (nel contesto della struttura della banca) di strumenti interni o esterni finalizzati alla gestione transitoria, ancorché temporanea, delle azioni in vendita in attesa del reperimento di adeguate controparti?
3) Si propone invece con la disciplina prevista, di estendere a tutte le banche l’ipotesi di respingere in ogni caso la richiesta di vendita delle azioni nel caso di banche con carenze di capitale rispetto ai requisiti patrimoniali (?)
Tale eventualità deve essere prevista statutariamente (si immagina per opportuna trasparenza preventiva in rapporto all’emissione e negoziazione dei relativi strumenti finanziari).
Ciò significa che lo strumento azione non quotata (oppure quote per banche non soggette a trasformazione) di banche popolari (e anche banche di credito cooperativo?) rientrerebbe nella categoria dei titoli illiquidi con le possibili conseguenze sulla relativa negoziabilità verso soggetti inappropriati seconda la normativa MiFID? Sussiste nel caso esigenza di coordinamento con le discipline regolamentari relative all’intermediazione finanziaria?
Questo reclamerebbe anche l’adeguamento della relativa disciplina pre-contrattuale?
Significa altrimenti che le banche popolari di qualsiasi dimensione avranno una struttura non più a capitale variabile aperta in ogni caso, senza il consenso della Banca d’Italia?
Se questo vale per le Banche Popolari minori, vale anche per le BCC (per quelle maggiori, per quelle di dimensioni analoghe, per tutte, etc..); si segnala che l’estensione risulta prevista nella parte relativa al paragrafo 2 a pag. 4 del documento. La stessa nozione potrebbe essere riportata a pag. 2; altrimenti resta il dubbio di una normativa disallineata.
Si sottolinea peraltro che l’impostazione suggerita appare corretta in quanto, proprio una banca già di piccole dimensioni, in stato di difficoltà potrebbe trovarsi in condizioni di ulteriore debolezza patrimoniale qualora fosse priva di controllo l’uscita dei soci (o meglio del relativo apporto di capitale) tra l’altro in condizioni di prezzo autodeterminato e/o non ancora modificato in ossequio alle procedure attualmente in essere.
4) Le deleghe sono previste nel numero fra 10 e 20 e quindi necessita modificare gli statuti di quasi tutte le banche popolari e vale per tutte e non solo quelle con attivo maggiore di 8 mld€
PERCHE’ LASCIARE L’INCERTEZZA FINO ALLE DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE?
Le modifiche attese nella circolare 285 significano che quanto eventualmente previsto nella governance di talune banche popolari sarà abolito quando entrasse in vigore il documento qui in oggetto, oppure la nuove versione della citata circolare 285?
Vale altrimenti il dimostrare che la soglia era rispettata alla data della più recente segnalazione prudenziale precedente la scadenza del periodo transitorio, attestando che non sono intervenute variazioni rilevanti ?
QUINDI, OPERAZIONI DI FUSIONE PER BANCHE O CON BANCHE CON ATTIVO INFERIORE SONO SOSPESE PER CONVENIENZA DECISIONALE?Tale opzione non appare in linea con l’orientamento generale verso l’aggregazione nel segmento.
Tale considerazione trova peraltro diversa lettura quando si segnala che “Qualora siano assunte deliberazioni comportanti operazioni, ordinarie e straordinarie, soggette a comunicazione o autorizzazione dell’autorità di vigilanza (es. fusioni, scissioni, trasformazioni, cessioni di rapporti giuridici in blocco), trovano applicazione le regole dettate dal TUB e dalle disposizioni di vigilanza per le banche concernenti gli obblighi di comunicazione e i criteri e termini dei relativi procedimenti amministrativi”
In merito al perimetro di consolidamento, la dizione “escludendo le imprese che, pur essendo partecipate dalla banca, svolgono attività eterogenee: è il caso, ad esempio, delle imprese di assicurazione e delle imprese industriali.” significa che una partecipazione in un’impresa – anche quando derivasse dal consolidamento o ristrutturazione di un credito deteriorato – sarebbe classificata al di fuori del perimetro di consolidamento di bilancio. Non solo in questa fattispecie o in generale? Potrebbe costituire un escamotage indesiderato in termini di corretta classificazione del rischio dell’attivo?
5) si evidenzia per opportune valutazioni l’utilità di valutare la definizione differente delle modalità di determinazione del prezzo delle azioni e delle quote in caso di non quotazione sui mercati, fattispecie non presa in considerazione nel testo proposto. In particolare:
- esternalizzazione della procedura di definizione del prezzo/valore
- certificazione esterna o verifica ad altro titolo del prezzo/valore determinato all’interno della banca
- riconsiderazione della facoltà di determinazione del prezzo, concessa in capo al consiglio di amministrazione
- revisione della cadenza annuale – oggi prevista negli statuti – valutabile come inadeguata rispetto alla variabilità del rischio che può impattare sulla efficacia del prezzo in assenza di verifica su un mercato di negoziazioni
Tali previsioni appaiono poter essere riconducibili a quanto previsto dalle disposizioni di attuazione degli articoli 28, comma 2-ter, e 29, comma 2-bis, del Testo unico bancario, introdotti dal d.l. 24 gennaio 2015, n. 3, convertito con l. 24 marzo 2015, n. 33
6) in merito all’elenco delle 37 banche popolari indicate:
- la 11 e la 21 debbono considerarsi al 20 aprile 2015, un’entità unica e riconducibile al gruppo di quelle soggette a trasformazione?
- la 36 e la 37, attualmente in amministrazione straordinaria, non possono quindi assumere deliberazioni straordinarie? Sono invece ricomprese nell’ambito delle scadenze indicate nel testo in consultazione?
7) in merito alle DISPOSIZIONI DI VIGILANZA PER LE BANCHE Parte Terza – Altre disposizioni di Vigilanza prudenziale Capitolo 4 – Banche popolari Sezione I – Disposizioni di carattere generale
- 4. Destinatari della disciplina
Le presenti disposizioni si applicano alle banche popolari. QUINDI NON ALLE BCC??
8) in merito ai criteri di valutazione delle poste di bilancio:
40605 Attività finanziarie valutate al fair value SI PUO’ MODIFICARE IL CRITERIO IN OCCASIONE DELLA DATA DI DEFINIZIONE MODIFICANDO LE PRECEDENTI SOLUZIONI??
40607 Attività finanziarie disponibili per la vendita IDEM
40609 Attività finanziarie detenute sino alla scadenza IDEM
40615 Derivati di copertura: fair value positivo VALE SOLO PER QUELLI DI COPERTURA?
40623 Attività immateriali COME VALUTARLE?
Lo stesso vale ovviamente per le voci:
23004
23006
23010
23012
23022
Relative al bilancio consolidato

NESSUNA RIUNIONE A LONDRA ORGANIZZATA DA ALGEBRIS NE' DA ALTRI CON ALGEBRIS PRESENTE

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lISTA FALCIANI: NON TUTTI  EVASORI

A cura di Algebris

 Milano, 13 febbraio 2015 - In merito a quanto pubblicato su alcuni organi di stampa, Algebris Investments e Davide Serra smentiscono categoricamente che ci sia stata alcuna "....riunione a Londra con intermediari italiani o esteri che la mattina di venerdì 16 gennaio ..." avrebbero partecipato "....a una riunione sull'opportunità di investire sulle popolari italiane".

Nessuna riunione né prima né dopo l'annuncio del Governo.

In merito alla Lista Falciani, Davide Serra ribadisce con forza che avere un conto denunciato regolarmente presso una delle più grandi banche del mondo non è un reato e che i suoi rapporti con il fisco inglese, nazione in cui risiede e opera da 18 anni, sono sempre stati improntati alla massima correttezza. La lista Falciani è nota alle autorità da anni e da anni tutte le forze dell'ordine dedicate ai reati finanziari hanno piena consapevolezza di chi ha agito correttamente e chi no.

Peccato vedere strumentalmente tutti in uno stesso calderone, con evidente intenzione di utilizzare con scopi non chiari alcune figure del tutto estranee a qualsiasi reato o comportamento non lecito.

Troppi strumenti finanziari "opachi"

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VEGAS, PAROLE SANTE.............

Di Guido Colomba

 E' stato il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, a sollevare il problema della trasparenza dei mercati finanziari e delle banche. Su queste ultime è stato esplicito: !"C'è ancora troppa finanza nelle banche. Basta con i prodotti complessi che vengono venduti alle famiglie". In periodi di deflazione e di crisi profonda, la peggiore dal '29, il ruolo del risparmio torna in primo piano tanto che Vegas invoca una maggiore tutela invitando il Fisco alla cautela. Vegas ha ricordato le parole di Einaudi sul risparmio che, quando si forma, "è già tassato". Inoltre vi sono troppo zone grigie per gli investimenti con numerosi settori senza controlli, sentenze contrastanti, maglie larghe. La vera tutela a favore dei risparmiatori è quella di non consentire la vendita di prodotti "opachi". In merito vi è il problema della Vigilanza decisamente "imperfetta". Sono state segnalate tre aree dove si annidano i maggiori pericoli per i risparmiatori come conseguenza di una vigilanza troppo ritardataria:1) le società quotate "decotte" che restano sul listino per troppo tempo senza alcuna possibilità di controllarne i dati reali della gestione economica; 2) l'azione dei professionisti infedeli i cui illeciti vengono scoperti quando ormai i fondi dei clienti sono stati occultati all'estero; 3) i prestiti sociali alle Coop: occorre con urgenza assicurare garanzie effettive ai soci prestatori se non si vuole vedere crollare tutto il sistema delle cooperative di consumo. Entusiasmo a parte, alla nascita dei fondi comuni di investimento, l'industria dell'asset management ha vissuto un gran momento tra il '96 e il '99 con tre record annuali progressivi. Purtroppo, dopo la bolla della "new economy" non è stato gestito con accortezza il cambio di scenario nel quale hanno prevalso l'aumento dei tassi di interesse e la crisi della globalizzazione. L'utilizzo del benchmark sui fondi è stato gestito come una leva commerciale. Il prezzo è stato pagato dai risparmiatori. In sostanza, non è emerso un ricambio generazionale. Ora, il risparmio gestito sta vivendo una nuova primavera fatta di record di sottoscrizioni in costante aumento. Le cifre sono imponenti (1536 miliardi a fine ottobre) ma troppo spesso, anche per la presenza di investitori istituzionali (mentre le fondazioni si ritirano dalle banche), il credito bancario lascia volentieri spazio a "strumenti di rischio quotati" offerti a "leva" ai risparmiatori con martellanti campagne pubblicitarie on line. (G.C.) 

GIUSEPPE VEGAS SPINGE VERSO L'UNIONE POLITICA DELL'EUROPA

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Fatta la moneta unica, attivato un unico controllo sul sistema bancario, secondo Vegas (Presidente CONSOB) è giunto il momento di pensare anche alla centralizzazione del controllo sui mercati e quindi sull'offerta di prodotti e strumenti finanziari in area euro.

Ha ragione. Nel minestrone di regole al quale sono sottoposti gli intermediari finanziari, si annidano, facilmente, batteri che possono risultare tossici o mortali per i risparmiatori.

Il presidente Vegas lo aveva già detto a maggio, incontrando la Finanza a Palazzo Mezzanotte. L'obiettivo della financial union, replicando il modello  modello della banking union. E' il discorso di un uomo politico che oggi è anche Presidente CONSOB. Lo ha ripetuto ancora, in questi giorni, presente ad un convegno. Sarebbe una decisone giusta. Sarebbe una decisione politica. Dovrebbe essere una determinazione politica effetto di un'unione politica preesistente che non pre-esiste.

La Piramide è, di nuovo, capovolta. Noi che da anni lavoriamo perchè la Politica riconquisti il suo primato sulla Finanza, accogliamo queste notizie con grande favore ed altrettanta preoccupazione. Il progetto è finalizzato correttamente. Ma chi lo realizzerà se non c'è una determinazione politica? sarà la finanza ad auto controllarsi centralizzando il controllo in quanto più efficace di un controllo disperso?

“Inventiamo una Banconota”

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LIRADal 18 novembre all'8 dicembre la Banca d'Italia presenta la Mostra “Inventiamo una Banconota” presso Villa Huffer - Via Nazionale 191 – Roma. 

La mostra raccoglie i lavori presentati dagli studenti delle scuole primarie e secondarie che hanno partecipato alla prima edizione del premio “Inventiamo una banconota”, promosso dalla Banca d'Italia in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. Per l’edizione 2014/2015 del Premio “Inventiamo una Banconota” gli studenti sono invitati a ideare un bozzetto di una banconota “immaginaria” celebrativa dell’EXPO 2015, il cui tema è “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Si intende così collegare la comprensione dei meccanismi economici e finanziari alle tematiche sociali e culturali dell’alimentazione, dell’ambiente, della crescita sostenibile, della cooperazione per lo sviluppo.

ESITI TEST BCE: CONFERMATA LA SOLIDITA’ PATRIMONIALE DEL GRUPPO CREDEM

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commento di Giorgio Ferrari Presidente di CREDITO EMILIANO SP

La Banca Centrale Europea ha pubblicato gli esiti dell’attività di “Comprehensive Assessment” condotta sui principali Gruppi Bancari Europei. Tale attività si compone di due ambiti di lavoro principali:

• l’”Asset Quality Review” (AQR) – che è finalizzata a migliorare la trasparenza dei bilanci bancari attraverso un’approfondita analisi della qualità degli attivi, così come del valore delle garanzie e dell’adeguatezza degli accantonamenti;

• gli “Stress Test” – sviluppati in stretta cooperazione con l’Autorità Bancaria Europea (EBA), e finalizzati a valutare la capacità delle banche a fronteggiare scenari di stress. In tal senso, gli esiti degli “Stress Test”, elaborati sulla base di due scenari economici predefiniti, “base” e “avverso”, e di ipotesi semplificate (es. stabilità di Attività e Passività nel tempo), non devono considerarsi in alcun modo come stime future sull’evoluzione economica e patrimoniale dei gruppi bancari soggetti all’esercizio.Per quanto riguarda Credito Emiliano (Credem), l’esercizio di “Comprehensive Assessment” non ha evidenziato alcuna esigenza di rafforzamento patrimoniale con un adjusted CET1 ratio, comprensivo degli esiti dell’AQR, pari a:

• 10,91%, nello scenario “base”, rispetto ad una soglia regolamentare dell’8% (+291 punti base, pari ad una eccedenza di capitale, rispetto al valore minimo richiesto, di 480 milioni di euro);

• 8,89%, nello scenario “avverso”, rispetto ad una soglia regolamentare del 5,5% (+339 punti base, pari ad una eccedenza di capitale, rispetto al valore minimo richiesto, di 599 milioni di euro).

Con riferimento alle risultanze del solo AQR, l’adjusted CET1 ratio è pari a 10,86% (+286 punti base, pari ad una eccedenza di capitale, rispetto al valore minimo richiesto dell’8%, di 463 milioni di euro).

L’aggiustamento a livello di indicatori patrimoniali è stato pari unicamente a -0,09%, rispetto ad un CET1 ratio di fine 2013 di 10,95%, equivalente a un controvalore assoluto di 19,7 milioni di euro al lordo dell’effetto fiscale. Tale valore, come evidenziato nel report di dettaglio pubblicato dalla BCE, non è legato ad accantonamenti relativi a singole esposizioni creditizie, dove, nel complesso, non sono stati rilevati disallineamenti rispetto ai processi valutativi adottati dal Gruppo Credem. L’impatto è il risultato di un diverso modello di calcolo delle svalutazioni determinate su basi collettive rispetto a quello utilizzato dalla Banca Centrale Europea ai fini dell’AQR, e quindi non sono richieste rettifiche ai valori di bilancio dei crediti.Per maggiori informazioni è possibile accedere al sito ufficiale della Banca Centrale Europea https://www.ecb.europa.eu/home/html/index.en.html

Reggio Emilia, 26 ottobre 2014

 

Considerazioni sull’esame alle banche europee

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GIUSEPPE G. SANTORSOLA

Professore Ordinario di Corporate Finance e Corporate & Investment Banking. Università Parthenope di Napoli  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. @ggsantorsola

Di domenica, opportunamente. sono stati pubblicati i risultati del triplo processo di “esame approfondito” predisposto per le banche di area UE aderenti o non al sistema BCE-EBA. Opportuna scelta anche stemperare la sensazione dei risultati e consentirne adeguata lettura. Peraltro i rumors di venerdì e sabato avevano anticipato già tutte le risultanze ora note. Meno noti e richiamati risultano gli obiettivi dell’azione, ampiamente richiamati nella premessa del documento ufficiale della BCE.Anticipo fin dalle prime righe un giudizio complessivo: ben vengano gli esami “andamentali”, quando le soluzioni e le correzioni gestionali sono ancora praticabili, corretta la disclosure delle modalità di svolgimento per consentire azioni prima della “votazione”, corretto anche ricordare, a chi ora li ha superati, che presentava diversa condizione nel momento i cui si è deciso di stabilire la prova. Tutto ciò purché chi legga, valuti e giudichi i risultati (cioè tutti noi) sia corretto nel commento che dedica al tema, notoriamente molto delicato per la stabilità e la fiducia. Il campione è di 131 banche (con Banco Espirito Santo sospesa e 1 norvegese extra-UE), con 20 unità operanti fuori dall’Eurozona; 25 banche giudicate (inizialmente) insufficienti sono una percentuale del 19%, certamente non bassa. 9 delle 25 sono italiane e queste sono la maggioranza assoluta delle 15 facenti parte del campione. Letto così l’esito sarebbe infausto (la breaking news dedicata del Financial Times si è espressa in questo senso). E’ utile tenere conto che molte banche hanno goduto di ampi interventi “esterni” o di Stato, assai contenuti nel caso italiano (4mld€ contro qualche centinaio di mld€) Con più attenzione peraltro, si evince che tutte le 15 banche italiane superano la fase 1 dell’AQR (competenza BCE); 5 (non 4 come indicato in alcuni primi commenti) sono in linea con i requisiti correnti alla luce degli aumenti di capitale predisposti e realizzati nel corso del 2014; 2 superano la barriera dello stress test (competenza EBA e BCE), ponendo in essere misure già predisposte e suggerite dalla Banca Centrale. Restano 2 banche (su 11 del campione UE totale) oggi in linea con i requisiti (AQR), ma fragili a fronte di uno scenario più negativo e con soluzioni ancora non delineate, mancando la definizione contrattuale di alcune cessioni, la liberazione di risorse legate alla gestione dei crediti non performanti, una governance ancora da delineare nella sua completezza restando forti richieste da parte della vigilanza. Letto così, il mercato italiano risulta complessivamente stabile, ma correttamente segmentato nella sua prevedibile condizione effettiva. Aggiungiamo le 3 banche coperte dal test perché integrate nella controllante estera sottoposta ad esame, il che muta in meglio le percentuali.Questa lettura più completa evidenzia una possibile critica sulle gestioni passate di numerose banche italiane, ma anche il riconoscimento che azioni di autovalutazione e di recupero sono state affrontate in tempo. Ciò conforta sia per il timing della pressione della Vigilanza sia per la reazione dimostrata dai competitori. Altre  indicazioni evidenziano come le banche dei paesi non aderenti all’Eurozona presentino nel complesso meno problemi di resistenza allo stress test. Alcune considerazioni  dalla lettura dei dati:

- gestioni passate fuori linea rispetto alle condizioni di scenario;

- idonea risposta preventiva rispetto alla previsione del comprehensive assessment , con adeguatezza corrente e completamento del sistema di sicurezza comunque progettato;

- nessuna sorpresa rispetto alle condizioni di preparazione all’esame largamente note in precedenza;

- conferma della esigenza di controllo andamentale delle gestioni bancarie con vincoli ormai certi sul pagamento di dividendi, la assegnazione di bonus e premi legati a risultati temporanei e l’utilizzo di free capital per libere scelte di gestione;

- conferma della solidità di sistema nel complesso per la realtà italiana con possibilità (contabile, da verificare strategicamente) di fusioni che utilizzino i consistenti surplus di alcune banche; uno scenario di cui si è parlato nell’attesa dei risultati;

- verifica ulteriore dello stato di incertezza strategica che connota la banca di media dimensione che, non solo in Italia, esprime i maggiori rischi (fermo restando evidenti eccezioni) e, ovviamente, la difficoltà nel raccogliere forti somme di capitale di rischio. Alcune critiche alle scelte di commento:

- non considero “fair” in senso completo anglosassone (corretto+idoneo+adatto) l’utilizzo della parola “bocciate” per le 25 banche (9 italiane) e della parola “salvate” per le 7 italiane che hanno raccolto in tempo il capitale di rischio necessario; inviterei a maggior attenzione anche il quotidiano che on line cita 9 banche ma ne elenca solo 8 (corriere.it per BP Emilia Romagna);

- altrettanto non felice la nozione di “fallimento nell’esame” per le 25; erano deboli quando hanno saputo dell’esame ed hanno operato per coprire la carenza; chi c’è riuscito ha dimostrato elasticità gestionale, fermo restando le difficoltà di partenza da non sottovalutare:

- corretta è invece la distinzione fra le 5 banche che hanno raccolto capitale di rischio autonomamente e le 2 che sono “invitate” dalla Banca d’Italia; ciò riflette l’importanza della governance “libera” per gestire condizioni critiche con successo e rapidità;

- le 2 banche che restano sotto la sufficienza assommano carenze di patrimonio, problemi di governance, redditività incerta, a fronte di un mutamento gestionale recente e di un “condizionamento” da parte dell’Authority che avvicina le caratteristiche del commissariamento; un incentivo-vincolo per trovare la soluzione;

- senza la necessaria profondità segnalo che presentano criticità (al momento gestite in positivo nelle forme prima sottolineate) le due banche fortemente concentrate nella provincia di Sondrio (Creval e BPS) e le due banche popolari non quotate di maggiore dimensione (BP Vicentina e Veneto Banca); si tratta di indicazioni importanti circa la ricerca di assetti migliori per il futuro;

- non sottovaluterei il fatto che 7 su 9 delle banche italiane hanno recuperato condizioni migliori nel 2014, mentre ciò vale solo per 7 delle altre 16 di altri Paesi.

Un prossimo articolo esaminerà con più rigore i risultati del test; partire da solide basi fondate su dati è peraltro indispensabile per non offrire a mercati affamati di volatilità, opportunità per azioni non certo auspicabili nell’ottica di chi ha predisposto e motivato le modalità dell’esame: avvertire gli esaminati dell’importanza della prova e predisporre i requisiti della vigilanza unica. Ricordiamolo prima di esplodere o esplicitare commenti che influenzino malamente alcuni stakeholders.

 

Agenzie rating: la “mano armata” della finanza speculativa

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di Mario Lettieri, Sottosegretario all'Economia del Governo Prodi, e Paolo Raimondi, Economista

altCome al solito le agenzie di rating americane sono ritenute degne di fede dai media italiani. L’ultimo caso è quello della Moody’s che, sulla base non si sa di quale competenza superiore, corregge al ribasso la valutazione dell’Ocse, l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico che raccoglie 34 Paesi, tra cui tutti quelli della cosiddetta economia avanzata. Mentre l’Ocse prospetta una piccola crescita dello 0,5% del Pil italiano nel 2014, Moody’s la azzera, anzi la porta in zona negativa.

Conosciamo tutti, e troppo bene, le difficoltà economiche del “sistema Italia” e quanto lenta e difficile sia ancora la ripresa della produzione e dell’occupazione. Non si tratta quindi di voler creare delle illusioni intorno a qualche decimale vicino allo zero.
Ciò che per noi è inaccettabile, e per questo motivo ancora una volta torniamo a parlarne, è che le agenzie di rating americane, la cui credibilità, questo si, è veramente sotto lo zero, possano dettare analisi e condizioni economiche senza sollevare l’indignazione delle nostre forze politiche ed economiche e dei media italiani.
Non proponiamo una censura. Sosteniamo che i responsi di Moody’s e delle altre sorelle del rating siano considerati nel giusto modo, sottolineando quindi che, oggi nel caso della Moody’s, le suddette agenzie non godono di tanta e ovvia credibilità. Si ricordi che esse sono state pesantemente coinvolte in gravissimi conflitti di interesse e sono state, e sono, sottoposte ad indagini importanti.
Ogni loro valutazione dovrebbe quindi essere sempre accompagnata almeno dalle citazioni di rapporti ufficiali preparati dalle più importanti commissioni d’indagine degli USA. Per esempio:
- Nel rapporto “Wall Street and financial crisis: Anatomy of a financial collapse”, presentato nell’aprile 2011 dalla Commissione d’inchiesta sulla crisi finanziaria guidata da Phil Angelides, si dice: «Noi sosteniamo che il fiasco delle agenzie di rating sia stato un elemento essenziale del meccanismo distruttivo finanziario. Esse sono state le promotrici chiave del melt down finanziario, cioè della dissoluzione sistemica. Non si sarebbe potuto vendere i titoli ipotecari, che sono stati al cuore della crisi, senza il loro timbro di approvazione. Gli investitori si sono ciecamente fidati dei loro giudizi. In alcuni casi il loro rating era obbligatorio. La crisi non sarebbe potuta accadere senza le agenzie di rating. Tra il 2007 e il 2008 il loro rating ha fatto prima salire i mercati e poi, con l'abbassamento repentino delle loro valutazioni, li ha fatti precipitare».
- La Commissione Levin-Coburg del Senato americano ha affermato a sua volta che «la crisi non è stata un disastro naturale, bensì il risultato di alti rischi, prodotti finanziari complessi, conflitti di interesse coperti, il fallimento degli organi di controllo, il ruolo delle agenzie di rating e dello stesso mercato che hanno permesso e guidato gli eccessi di Wall Street». «I rating gonfiati hanno contribuito alla crisi finanziaria mascherando i veri rischi dei titoli ipotecari», diceva ancora la Commissione.
Si potrebbe aggiungere l’indagine fatta dal pm Michele Ruggiero della Procura di Trani nei confronti della Moody’s per “manipolazione del mercato in cui gli analisti fornivano intenzionalmente informazioni tendenziose e distorte”.
Negli Usa sono molti i procedimenti legali aperti contro la Moody’s e le altre agenzie di rating. E’ il caso CalPERS, il più grande fondo pensione californiano per gli impiegati pubblici, che ha chiesto a Moody’s e a Standard & Poor’s un rimborso di un miliardo di dollari. Le agenzie avevano fornito valutazioni totalmente erronee di alcuni titoli da comprare in seguito crollati rovinosamente.
D’altra parte, al di là dell’ottimismo o delle lamentele del nostro primo ministro, la nostra economia e l’intero “sistema Italia” devono quasi quotidianamente dimostrare al mondo intero, a cominciare da quello della finanza, che le politiche del governo di Roma sono realistiche, realizzabili ed effettivamente applicate per ottenere il benestare della Bce, della Commissione Europea e delle tante altre istituzioni internazionali.
Perciò sarebbe onesto e giusto applicare gli stessi rigorosi criteri alle agenzie di rating, cioè a chi, non a parole ma nei fatti, è stato purtroppo complice e primo attore nel copione della più grande crisi finanziaria globale della storia

Bene asta BoT, tassi ai minimi storici

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altIl rendimento dei BoT annuali in asta è sceso allo 0,279%, raggiunto nuovo minimo storico. Il mercato ha assorbito senza problemi tutti i sette miliardi di titoli con scadenza il 14 agosto 2015 offerti dal Tesoro. In totale a metà agosto l’ammontare dei BoT in circolazione è pari a 139,5 miliardi.

Lo spread tra Btp e Bund chiude in lieve calo a 168 punti base con un rendimento del decennale italiano al 2,74%.

Crolla intanto la fiducia degli investitori in Germania. Ad agosto l'indice Zew, per l'ottavo mese consecutivo, fa segnare una flessione, dai 27,1 punti di luglio a 8,6. E Moody's conferma la 'tripla A' ai tedeschi.

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