Il Governo interviene direttamente sulla procedura autorizzativa e respinge l’opposizione del Ministero della Cultura e della Regione autonoma della Sardegna, dando sostanzialmente via libera al proseguimento del progetto immobiliare in area costiera.
Una scelta che solleva interrogativi sull’effettiva tenuta del sistema delle autonomie e sulla coerenza delle tutele paesaggistiche, soprattutto in un contesto in cui sia la Regione sia lo stesso dicastero competente avevano espresso contrarietà all’intervento.
Nel corso della riunione del 4 giugno, il Consiglio dei Ministri ha infatti deciso “il rigetto dell’opposizione alla determinazione di conclusione della conferenza di servizi avente ad oggetto “Istanza di Autorizzazione unica, ai sensi dell’articolo 15 del decreto-legge 19 settembre 2023 n. 124 convertito con modificazioni dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, avente ad oggetto la ‘variante urbanistica per convertire un’abitazione e l’area limitrofa in un’area/struttura ricettiva.
Rilascio dei permessi o autorizzazioni necessari per l’esecuzione di interventi di dettaglio sugli immobili e aree esistenti’, presso il Comune di Loiri Porto San Paolo (SS)”.
La decisione si inserisce nel quadro delle procedure semplificate della Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno e riguarda l’autorizzazione rilasciata in favore della Tavolara Bay s.r.l., società riconducibile a un’operazione immobiliare di ampia scala lungo la costa gallurese.
Il progetto prevede, nella sua configurazione complessiva, la realizzazione di un hotel a cinque stelle con 50 camere, 30 ville di grandi dimensioni, ristoranti, servizi commerciali e turistici, un porto turistico e un campo da golf su un’area di circa cinquanta ettari tra Cala Finanza e Punta La Greca, fronte Isola di Tavolara.
La scelta del Governo viene letta come un passaggio politico rilevante, perché di fatto supera la posizione contraria espressa dalla Regione Sardegna e dal Ministero della Cultura, aprendo una frattura istituzionale che ora si trasferisce davanti al giudice amministrativo.
La Regione autonoma della Sardegna ha infatti già impugnato l’autorizzazione unica davanti al Tar, contestando il provvedimento rilasciato a febbraio nell’ambito della procedura Zes.
A sostegno della propria posizione si schiera anche il Gruppo d’Intervento Giuridico, che interverrà nel giudizio.
Il nodo centrale resta la compatibilità dell’intervento con i vincoli ambientali e paesaggistici che insistono sull’area. Secondo le contestazioni, il comparto interessato ricadrebbe nella fascia costiera dei 300 metri dalla battigia, sottoposta a vincolo di conservazione integrale, oltre che in area tutelata dal Piano paesaggistico regionale come bene paesaggistico d’insieme.
In questo contesto si inserisce la posizione dell’associazione ambientalista, che contesta alla radice l’impostazione del provvedimento e denuncia una compressione delle tutele territoriali.
Stefano Deliperi afferma: “Fin da subito ci siamo opposti al tentativo di eversione della normativa di tutela costiera a fini speculativi”.
E ancora, con riferimento all’intervento in esame: “Si tratta di un tentativo scandaloso e smaccatamente illegittimo di scardinare la normativa di salvaguardia costiera e la disciplina di pianificazione paesaggistica vigenti”.
Su Cala Finanza - dichiara l’assessore degli Enti locali e Urbanistica, Francesco Spanedda - tutti gli enti chiamati a tutelare il territorio si sono espressi in modo contrario: il Comune, la Regione e la stessa Soprintendenza.
L’unico parere favorevole è stato quello della Struttura di missione della ZES Unica. Il Governo ha scelto di ignorare queste valutazioni e di confermare un intervento previsto in un’area di straordinario pregio ambientale e paesaggistico”.
Il caso apre dunque un fronte più ampio che va oltre la singola operazione immobiliare e riguarda il rapporto tra potere centrale, autonomie regionali e strumenti di tutela del paesaggio.
La scelta del Governo di intervenire in senso sostitutivo rispetto alle opposizioni istituzionali locali riporta al centro del dibattito il tema dell’uso delle procedure accelerate in aree sottoposte a vincoli ambientali stringenti.
La vicenda ora passa al vaglio del Tar, chiamato a valutare la legittimità dell’autorizzazione e la tenuta dell’impianto normativo in materia di tutela costiera.