Tra tensioni nel Golfo e corsa all’AI: la nuova mappa dei rischi per l’investitore
Milano, 28 aprile 2026. A cura di Laurent Denize, Global Co-CIO ODDO BHF
Il mercato non è in crisi, ma in fase di transizione. Ignorare questa realtà comporta il rischio di prendere decisioni sbagliate. Riconoscerla, invece, permette agli investitori di concentrarsi su ciò che conta di più: costruire portafogli più resilienti e a prova di futuro
Una tregua sotto pressione
I mercati finanziari sono attualmente fortemente influenzati da eventi in gran parte imprevedibili e difficili da controllare per gli investitori. L’avvio di negoziati volti a un cessate il fuoco, unito al blocco statunitense dei porti iraniani, ha riacceso le speranze di una de-escalation del conflitto con l’Iran. Tuttavia, tali aspettative restano fragili e potrebbero essere rapidamente disattese in caso di fallimento dei colloqui. Sebbene le posizioni mutevoli della Casa Bianca sullo stato delle trattative possano creare opportunità di breve periodo, la loro rilevanza resta limitata per gli investitori di lungo termine, categoria alla quale riteniamo di appartenere.
Più in generale, le prime settimane di conflitto hanno già offuscato le prospettive di crescita globale e aumentato i rischi inflazionistici. Nel World Economic Outlook pubblicato a metà aprile, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede una crescita più debole anche nello scenario più favorevole di una rapida fine del conflitto: le stime sono state riviste al ribasso dal 3,2% al 3,1%, mentre l’inflazione potrebbe raggiungere il 4,4%.
Una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz avrebbe conseguenze ben più gravi sia sulla crescita sia sull’inflazione. Pur ritenendo più probabile un accordo di cessate il fuoco duraturo tra Stati Uniti e Iran rispetto a una ripresa delle ostilità, le ripercussioni economiche e finanziarie del conflitto resterebbero significative anche in caso di rapida stabilizzazione.
Negli Stati Uniti come in Europa, i mercati obbligazionari non scontano più tagli dei tassi nel breve termine. Nell’area euro, sono addirittura attese ulteriori strette monetarie. I mercati finanziari sembrano quindi trovarsi a un punto di svolta, alle soglie di un nuovo contesto caratterizzato da tassi di interesse strutturalmente più elevati rispetto al periodo pre-Covid, da incertezza geopolitica e da profonde trasformazioni tecnologiche le cui implicazioni settoriali restano ancora in parte da definire.
Una forte reazione dei mercati obbligazionari
Nonostante questo contesto incerto, i mercati azionari hanno generalmente mostrato resilienza, pur con frequenti episodi di volatilità. I mercati obbligazionari, al contrario, hanno reagito in modo molto più marcato: i tassi di interesse, sia a breve sia a lungo termine, sono aumentati a livello globale. A differenza di altre crisi geopolitiche, questo fenomeno non ha portato a un rifugio duraturo nei titoli di Stato considerati sicuri.
Questa dinamica è principalmente spiegata da fattori strutturali, come gli elevati deficit pubblici, il crescente fabbisogno di finanziamento degli Stati e l’aumento dell’offerta di obbligazioni. Per gli investitori, ciò implica che il rischio di duration torna a giocare un ruolo più rilevante e merita maggiore attenzione.
Un momento decisivo per l’intelligenza artificiale
Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale sta entrando in una fase cruciale. Gli investitori cercano oggi di distinguere i futuri vincitori dagli operatori che potrebbero essere messi sotto pressione. L’ondata di investimenti legata all’AI è molto reale, come dimostrano gli ingenti capitali destinati dalle grandi aziende tecnologiche statunitensi a data center, chip e infrastrutture.
Un’analisi più approfondita evidenzia tuttavia diverse aree di rischio: i fabbisogni di finanziamento crescono più rapidamente dei ricavi generati, mentre la leva finanziaria aumenta. Una quota crescente di questa espansione è finanziata tramite nuove emissioni di debito, anche nel segmento high yield. Sebbene non vi siano segnali evidenti di uno scoppio imminente di una bolla legata all’AI, il rischio di sovrainvestimento continua ad aumentare. La questione chiave resta se produttività e profitti riusciranno a tenere il passo con la rapidità degli investimenti.
Più in generale, questa trasformazione tecnologica ridefinirà gli equilibri settoriali. L’AI non solo sosterrà la crescita economica, ma modificherà profondamente i modelli di business esistenti. I settori con processi altamente standardizzati sono particolarmente esposti, tra cui alcune aree del settore finanziario. Parallelamente, le grandi aziende tecnologiche stanno progressivamente estendendo le proprie soluzioni lungo tutta la catena del valore, intensificando la concorrenza con gli operatori tradizionali.
In questo contesto, una diversificazione settoriale ampia è più che mai essenziale per gli investitori. Inoltre, emergono nuove tensioni nel mercato del debito privato: i dati indicano un aumento dei rimborsi da parte dei grandi fondi di private debt e maggiori pressioni sulle operazioni di rifinanziamento, in particolare quelle legate ai data center. Al momento, tuttavia, il rischio resta contenuto: il peso economico del settore è ancora limitato (4-5% del credito totale) e non si intravede una crisi sistemica.
Cosa implica per la strategia di investimento?
L’attuale contesto può essere descritto come una pausa all’interno di un quadro complessivamente turbolento. La direzione dei mercati resta incerta. Né una recessione né un mercato ribassista prolungato rappresentano al momento lo scenario di base, nonostante le tensioni geopolitiche. Il rischio di una forte riaccelerazione dell’inflazione dovuta a effetti di secondo livello appare limitato. Tuttavia, non si tratta di un contesto favorevole a posizionamenti aggressivi. La priorità è la preservazione del capitale, piuttosto che la ricerca di rendimenti elevati.
In termini pratici, ciò implica una riduzione delle scadenze obbligazionarie, una presa di profitto selettiva sugli asset che hanno registrato forti rialzi e una riallocazione verso titoli rimasti indietro. Un’esposizione equilibrata tra settori ciclici e difensivi resta fondamentale. Le società industriali e dei materiali europee, alcuni titoli industriali e della difesa statunitensi e il settore finanziario europeo offrono attualmente opportunità interessanti. Al contrario, è opportuno mantenere cautela in alcuni segmenti difensivi dei beni di consumo e nelle aziende particolarmente esposte alle disruption legate all’intelligenza artificiale.
In sintesi, manteniamo un leggero sovrappeso sull’azionario e continuiamo a privilegiare temi strutturali di lungo periodo come l’intelligenza artificiale, la difesa e l’elettrificazione. Tuttavia, questi temi evolvono rapidamente e non possono più essere affrontati passivamente attraverso un’esposizione di mercato ampia. I recenti conflitti dimostrano come i cambiamenti tecnologici – ad esempio la sostituzione di equipaggiamenti pesanti con droni – possano ridefinire rapidamente vincitori e perdenti. Le allocazioni devono quindi concentrarsi sugli attori meglio posizionati per beneficiare di tali trasformazioni.
I principali driver individuati all’inizio dell’anno restano validi. Gli stimoli fiscali e condizioni finanziarie accomodanti dovrebbero continuare a sostenere la rivalutazione degli asset e un mercato guidato dal momentum. Le perturbazioni di breve periodo sono inevitabili, ma ciò che conta è la traiettoria di fondo.
Il mercato non è in crisi: è in transizione. Ignorare questa realtà espone al rischio di decisioni errate. Riconoscerla, invece, consente agli investitori di concentrarsi su ciò che conta davvero: costruire portafogli più resilienti e orientati al futuro.