Previsioni sulle decisioni delle banche centrali
Milano, 28 aprile 2026. Di Roger Rüegg, Head of Multi-Asset Solutions, Zürcher Kantonalbank/Swisscanto
Le decisioni che le banche centrali prenderanno questa settimana contano meno rispetto alle indicazioni che forniranno per i prossimi mesi.
In linea con il consenso di mercato, ci aspettiamo che mercoledì la Federal Reserve lasci invariati i tassi di interesse (3,75%, -1,75% dal picco di settembre 2024) e che giovedì anche la Banca Centrale Europea faccia lo stesso (2,15%, -2,35% da giugno 2024). Non prevediamo variazioni neppure da parte delle altre banche centrali.
Il nodo centrale, per tutte, è capire quanto l’aumento dei prezzi dell’energia potrà alimentare l’inflazione nei rispettivi Paesi. A metà marzo gli istituti centrali hanno mantenuto un atteggiamento relativamente disteso, mentre i mercati già iniziavano a scontare possibili rialzi dei tassi nei contratti futures.
Continuiamo a ritenere che, anche in una fase prolungata di prezzi elevati del petrolio, alcuni fattori domestici, come il calo degli affitti negli Stati Uniti, contribuiranno a contenere l’inflazione intorno al 3% nell’area euro e al 3,5% negli Stati Uniti.
Si tratta di livelli superiori all’obiettivo del 2%, ma non tali da giustificare un aumento dei tassi ufficiali. Il mercato sembra ormai aver recepito questo scenario e, anzi, prezza oggi un possibile taglio dei tassi da parte della Fed verso la fine dell’anno.
Un elemento tutt’altro che secondario è il prossimo cambio ai vertici della Fed. La continuità è stata già assicurata a dicembre con la conferma dei rappresentanti regionali.
Il candidato più accreditato alla guida dell’istituto, Kevin Warsh, dovrebbe adottare uno stile comunicativo meno esplicito sulle future mosse di politica monetaria, privilegiando invece una maggiore attenzione alla riduzione del bilancio.
Un orientamento che potrebbe rivelarsi controverso, alla luce di un deficit pubblico tornato su livelli elevati (6%). In genere, infatti, la riduzione del bilancio tende a tradursi in rendimenti più alti sui titoli di Stato a lunga scadenza.