Wall Street contro la City. Ma è scontro vero?

Scritto per Ifanews da Mario Lettieri, Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi, Economista. Se Wall Street e la City, i due pesi massimi della finanza e della speculazione, si scontrano, vuol dire che è suonata la campanella dell’ultimo round per il sistema finanziario? E’ troppo presto per dirlo. Da tempo tra i due templi della finanza c’è un crescendo di colpi per la supremazia.

Wall Street contro la City. Ma è scontro vero?

Dall’inizio della crisi negli Usa indagini parlamentari e giudiziarie hanno portato a galla i giochi sporchi della finanza speculativa, come dimostrano le vicende dei mutui subprime, dei derivati Otc e di tutte quelle operazioni ad alto rischio fatte dalle grandi banche americane. Alcune come la Lehman Brothers sono fallite, altre come la Wachovia Bank sono state assorbite da altre. Fallimenti e acquisizioni spesso hanno coperto il grande marcio dei loro bilanci. Naturalmente hanno anche così dissolto le responsabilità penali per le grandi truffe dei derivati della Lehman e per il riciclaggio dei soldi della droga della Wachovia.

Sono emerse le responsabilità delle “too big to fail”, come la JP Morgan o la Goldman Sachs, in azioni speculative e anche fraudolente. Il tutto messo a tacere con alcune dimissioni di manager e  con il pagamento di multe che in realtà sono una piccola percentuale dei guadagni illeciti.

Indubbiamente Wall Street ha accusato il colpo. Ha perso la sua centralità basata sul fatto che la gran parte delle operazioni finanziarie erano fatte in dollari. Ha licenziato operatori e persino tagliato bonus. Ha ridotto le sue attività. Ma nel contempo ha lottato contro le riforme volute da Obama fino a neutralizzarle in gran parte.

Recentemente anche Bloomberg News ha scritto che Wall Street dovrebbe ulteriormente ridurre i suoi team di 3.000 unità mentre la City si preparerebbe ad assumere altri 9.000 operatori finanziari. Sono dati eloquenti.

Intanto l’annacquata riforma “Dodd-Frank” dei mercati finanziari americani starebbe per introdurre dei nuovi regolamenti che, seppur molto limitati, potrebbero portare gli speculatori e gli altri operatori a disertare Wall Street per non essere “schedati” e sottoposti ai controlli delle agenzie americane.

In verità anche la City ha subito colpi pesanti, ma si è tenuta sotto traccia. La City è un tutt’uno con il sistema di potere politico ed oligarchico britannico.

Ecco perché a parte qualche denuncia verbale, Londra non ha ancora presentato un’indagine seria sulle malefatte speculative della City. Eppure è proprio nella City che ha sede l’80% di tutti gli hedge funds mondiali ed è sempre qui che una grande mole di derivati Otc viene contrattata con modalità altamente opache

D’altra parte è noto che la City rappresenta almeno il 10% dell’intero Pil inglese. I rapporti con il potere politico britannico sono stati resi palesi al summit di Bruxelles dello scorso 9 dicembre quando il premier David Cameron si rifiutò di sottoscrivere l’accordo europeo che tra l’altro ventilava l’idea della Tobin tax sulle transazioni finanziarie.

I problemi per la City sono arrivati dall’altra sponda atlantica. Sulla scia di certe indagini aperte in Europa, i Dipartimenti di Giustizia di New York e del Connecticut hanno accusato la Barclays di aver guidato per anni la manipolazione del Libor. E’ vero che anche due banche americane sono coinvolte, la Jp Morgan e la Citigroup, ma per la grande stampa americana la responsabilità è soprattutto inglese ed europea.

Come da noi già evidenziato tempo fa, una commissione del Senato americano ha accusato la Hong Kong & Shanghai Banking Corporation (Hsbc) di riciclaggio di soldi sporchi della droga tra gli Usa  e il Messico. Il procuratore di New York  Ben Lawsky ha denunciato una banca storica inglese, la Standard Chartered, di aver “lavato” 200 miliardi di dollari iraniani contravvenendo alle sanzioni americane contro Tehran.

Secondo il New York Times la denuncia riguarderebbe anche la Deutsche Bank che sarebbe coinvolta in business con i cosiddetti “stati canaglia”, quali la Corea del Nord, la Siria, il Sudan, Cuba e l’Iran. Anche 5 banche europee, le olandesi Abn Amro e Ing, le britanniche Barclays e Lloyd e il Credit Suisse, sono accusate di condurre affari con Corea del Nord, Cuba e Iran che finanzierebbero terrorismo e traffico di droga. Ciò dimostra che sono aperti molti fronti.

Anche da queste accuse, denunce e scandali il quadro dell’intero sistema finanziario mondiale risulta fortemente compromesso. Del resto era già noto che parte della speculazione si basava anche su traffici illeciti.

Ci auguriamo che finalmente la verità sulla crisi sistemica emerga in tutta la sua portata.
 
Wall Street e la City sono due “lupi famelici” che per il momento si azzannano tra di loro per la supremazia e per i resti della carcassa del sistema finanziario. Ma l’Europa dovrebbe vigilare seriamente perché potrebbe diventare la preda su cui i lupi insieme potrebbero accanirsi.

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