LE CONCLUSIONI DELLA CORTE DEI CONTI, DI UPB E ISTAT SUL DOCUMENTO DI FINANZA PUBBLICA 2026

LE CONCLUSIONI DELLA CORTE DEI CONTI, DI UPB E ISTAT SUL DOCUMENTO DI FINANZA PUBBLICA 2026
Fonte: Distico.it

Trento, 13 ottobre 2026. Di Paolo Rosa, avvocato, già Presidente Cassa Forense

La Corte è chiamata ad esprimere valutazioni sul Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) 2026, il secondo nel contesto della rinnovata governance economica europea.

Queste le sue conclusioni:

«A oltre sei mesi dallo scoppio della guerra in Iran, il contesto internazionale continua a caratterizzarsi per un’elevata volatilità, che ha contribuito ad accentuare le tensioni energetiche oltre le attese formulate nei mesi precedenti.

Gli effetti macroeconomici delle tensioni energetiche dipendono non soltanto dall’entità dei rincari, ma anche dalla loro persistenza e dalla capacità di adattamento dei sistemi economici. Ne deriva una significativa incertezza circa gli effetti sulla crescita, sull’inflazione e sull’orientamento delle politiche economiche.

Il Documento delinea una cornice di bilancio prudente e attenta ai vincoli europei per la manovra e il triennio successivo riflettendo innanzitutto il quadro macroeconomico globale, attuale e prospettico, ad alta turbolenza, che si ripercuote sulle finanze pubbliche in termini sia di richieste di sostegno ai redditi delle famiglie e ai bilanci delle imprese di fronte all’inflazione, sia di tensioni sui rendimenti dei titoli pubblici. Il Pil italiano tendenziale è previsto crescere di appena lo 0,6 per cento il prossimo anno (contro l’1 per cento dell’anno in corso) per poi risalire leggermente nel 2028-2029, con uno 0,8 per cento in entrambi gli anni.

Il DPFP definisce il quadro programmatico muovendo da uno scenario tendenziale che conferma l’obiettivo del rientro dall’indebitamento netto sotto la soglia del 3 per cento già nel 2026 al fine di uscire dal blocco dei paesi osservati speciali, ma incorpora, per il biennio successivo, l’utilizzo di spazi di flessibilità, riconosciuti a livello europeo attraverso la clausola di salvaguardia nazionale.

Tale scelta è motivata dalla esigenza di finanziare incrementi di spesa in difesa e misure addizionali in energia che, pur esercitando inevitabilmente un impatto sui saldi di finanza pubblica, non determina il superamento dei tassi di crescita della spesa netta raccomandati dal Consiglio.

L’attivazione della clausola sarà, comunque, parziale, poiché il Documento - e congiuntamente la richiesta di scostamento di bilancio che verrà presentata nei prossimi giorni al Parlamento - prevede, in realtà, un impiego della NEC che non intende utilizzare tutto lo spazio potenzialmente disponibile, pari a 1,5 punti di Pil (circa 36 miliardi di euro), ma soltanto 0,6 punti: 0,3 punti di Pil per la difesa e altrettanti per l’energia in ciascuno dei due anni 2027 e 2028.

Escludendo gli incrementi di spesa finanziati con la clausola di salvaguardia nazionale, gli obiettivi di crescita della spesa netta risulterebbero, dunque, pari a 1,9 per cento nel 2027, 1,7 per cento nel 2028 e 1,5 per cento nel 2029, e sarebbero pertanto allineati ai limiti di crescita raccomandati dal Consiglio.

La concentrazione delle risorse su interventi volti ad accrescere la sicurezza e la resilienza energetica del sistema Paese dovrebbe, inoltre, favorire un ritorno economico tale da attenuarne nel tempo l’onere per la finanza pubblica con potenziali benefici strutturali sulla crescita.

Resta invece complesso il capitolo sul debito pubblico.

L’extradeficit della clausola sulle spese per energia e difesa si aggiunge al peso di cassa del superbonus e, in sostanza, fa scivolare di un altro anno il ritorno a un debito in discesa nel suo rapporto rispetto al Pil: secondo lo scenario programmatico, il rapporto con il Pil dovrebbe raggiungere il 138,1 per cento alla fine del 2026 e salire ulteriormente al 138,5 per cento nel 2027. Soltanto successivamente dovrebbe iniziare un’inversione della curva: il rapporto è previsto al 137,9 per cento nel 2028 e al 136,6 per cento nel 2029.

È probabilmente questo il dato che consente di leggere con maggiore realismo l’intero documento nella considerazione che il contenimento della spesa netta dentro la traiettoria concordata rappresenta per ogni Paese lo strumento (o l’obiettivo intermedio) per ridurre il rapporto debito/Pil (obiettivo finale), un indicatore che se non effettivamente ridotto rischia di mettere sotto pressione il mercato dei titoli di Stato e di creare le condizioni per futuri Piani strutturali di bilancio di medio termine particolarmente rigorosi.

Lo scenario macroeconomico resta inoltre esposto a rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso; la ripresa dell’inflazione e il rialzo dei tassi d’interesse, unito al venir meno della spinta straordinaria del PNRR, rischia di rallentare l’economia italiana e frenare la competitività delle imprese.

In quest’ottica, pur restando limitati i margini per misure discrezionali, andrebbero proseguiti gli sforzi volti al completamento delle riforme e degli investimenti del PNRR e selezionati interventi mirati e concentrati su investimenti ad alta produttività, sulle famiglie a basso reddito e sulle imprese più esposte ai costi dell’energia; misure cui tuttavia affiancare, nell’ambito delle risorse disponibili, interventi idonei a sostenere la spesa sanitaria e le spese per istruzione, formazione e ricerca.

Una analisi, più profonda, del quadro sconta tuttavia, anche quest’anno, la carente definizione dello sviluppo programmatico del documento, in particolare a livello delle politiche di settore, e la mancata quantificazione dell’effetto finanziario delle misure che si intendono adottare nell’ambito della manovra di finanza pubblica in approvazione, come peraltro richiesto dalla stessa risoluzione parlamentare che impegnava il Governo ad evidenziare nel DPFP: “l’articolazione delle misure di prossima adozione nell’ambito della manovra di finanza pubblica e dei relativi effetti finanziari”.

Mancano inoltre indicazioni più dettagliate sulle scelte che si propone di assumere sul fronte della spesa per il settore energetico e della difesa da indirizzare prevalentemente alla spesa in conto capitale.

Elementi che rendono difficile valutare la tenuta del quadro complessivo e la sua coerenza con quelle che sono le priorità dell’azione di governo.

Le informazioni in merito ai fattori sottostanti le previsioni programmatiche di finanza pubblica anche quest’anno non risultano complete con l’effetto di conferire al documento un carattere interlocutorio di mero aggiornamento delle previsioni di finanza pubbliche piuttosto che di vera e propria programmazione, utile ad impostare e presentare al Parlamento il contenuto della imminente manovra di bilancio.

Non può, infine, non essere ancora una volta sottolineato il quadro di precarietà che ormai da troppo tempo interessa la disciplina in materia di contabilità e finanza pubblica, in attesa del recepimento della normativa europea di riforma della governance economica.»

Ugualmente l'Ufficio Parlamentare di Bilancio che ha cosi osservato in data 12.10.2026:

«Validati i quadri macroeconomici (tendenziale e programmatico), ma le previsioni presentano alcuni elementi di ottimismo nel biennio finale e rischi prevalentemente al ribasso.

L’UPB ha validato entrambi gli scenari macroeconomici del Governo, che prevedono una variazione del PIL dell’1,0 per cento nel 2026, dello 0,8 nel 2027, dello 0,9 nel 2028 e dello 0,8 nel 2029 nel quadro programmatico. Le previsioni risultano complessivamente accettabili, sebbene nel biennio 2028-29 la crescita attesa dal Governo superi di 0,2 punti percentuali per ciascun anno le stime più elevate del panel UPB, soprattutto con riguardo all’evoluzione dei consumi e degli investimenti in costruzioni. L’impatto cumulato della manovra sulla crescita, pari allo 0,3 per cento del PIL, è in linea con le valutazioni dell’UPB. I rischi delle previsioni, prevalentemente di origine esterna, restano complessivamente orientati al ribasso nel medio termine, anche per l’incertezza sull’evoluzione degli investimenti pubblici dopo la conclusione del PNRR.

Finanza pubblica tendenziale: deficit sotto il 3 per cento nel 2026, ma aumenta la spesa per interessi.

Il disavanzo tendenziale scenderebbe al 2,9 per cento del PIL nel 2026, confermando la prospettiva di rientro sotto la soglia del 3 per cento. Rispetto alle stime di aprile, i saldi peggiorano nel triennio 2027-29 soprattutto per la maggiore spesa per interessi, che raggiungerebbe il 4,6 per cento del PIL nel 2028-29. Il rapporto debito/PIL inizierebbe a ridursi nel 2028. Secondo il DPFP, a questa condizione la Commissione valuterebbe i disavanzi del 2027 e del 2028 al netto degli effetti della clausola ai fini dell’uscita dalla procedura per i disavanzi eccessivi.

Il DPFP conferma una strategia di stabilità nella programmazione dei conti pubblici, in linea con le regole della UE.

Nelle previsioni del Governo, il disavanzo al netto dell’impatto della clausola sarebbe al di sotto del 3 per cento nell’intero orizzonte di programmazione. I rischi al rialzo del disavanzo per l’anno in corso appaiono relativamente contenuti. Tuttavia, dato il margine ridotto, anche scostamenti di entità limitata nella parte finale dell’anno potrebbero compromettere l’uscita dalla procedura.

Manovra centrata sulla clausola di salvaguardia: utilizzata per circa 29 miliardi di spese per difesa ed energia nel 2027-28.

La strategia di bilancio del Governo si fonda principalmente sull’utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale per finanziare interventi per la difesa e la sicurezza energetica. La clausola viene utilizzata per misure con un impatto pari a complessivi 0,6 punti percentuali di PIL all’anno nel 2027-28, di cui una parte è già nei tendenziali. Il disavanzo programmatico salirebbe al 3,4 per cento del PIL nel 2027 e al 3,2 nel 2028, mentre, secondo il DPFP, al netto delle misure aggiuntive coperte dalla clausola resterebbe inferiore al 3 per cento.

Un nuovo Piano strutturale di bilancio dopo il 2028 richiederebbe un significativo aggiustamento: fino a circa 0,75 punti di PIL annui per quattro anni oppure 0,45 per sette.

Le simulazioni dell’UPB mostrano che, dopo la scadenza della clausola di salvaguardia nazionale, un eventuale nuovo PSB potrebbe richiedere un consolidamento di bilancio significativo, nel contesto di ipotesi macro-finanziarie meno favorevoli rispetto a quelle del PSB vigente. Tenendo conto anche della salvaguardia numerica sul debito (ovvero della previsione di una sua riduzione media di un punto percentuale all’anno previsto dalle regole), il miglioramento annuo del saldo primario strutturale necessario sarebbe pari a circa 0,75 punti percentuali di PIL per quattro anni (2029-32) oppure a 0,45 punti percentuali per sette anni (2029-35). La salvaguardia sul debito comporterebbe uno sforzo superiore a quello richiesto dai soli criteri di sostenibilità.

Spazi di bilancio limitati: escludendo la NEC nel 2027 non vi sono margini per ulteriori interventi non compensati, mentre permane una deviazione cumulata dal percorso europeo della spesa netta.

Al netto degli interventi coperti dalla clausola di salvaguardia nazionale, la crescita programmatica della spesa netta nel 2027 coincide con quella tendenziale (1,9 per cento): eventuali ulteriori misure dovrebbero quindi essere integralmente compensate da riduzioni di spesa o aumenti di entrata. Nel 2028 e nel 2029 emergerebbero invece margini limitati, rispettivamente pari a 0,3 e 0,2 punti percentuali di crescita della spesa netta. Secondo le valutazioni preliminari dell’UPB, anche tenendo conto della flessibilità consentita dalla clausola, nel 2027 permarrebbe una deviazione cumulata dal percorso raccomandato dal Consiglio della UE pari a circa 0,1 punti percentuali di PIL, che non verrebbe riassorbita entro il 2029.

Il DPFP fornisce informazioni limitate sulla manovra di bilancio.

Non sono indicati l’entità degli interventi lordi né le relative coperture. Per gli anni 2027-29, il quadro programmatico non riporta le voci di entrata e di spesa né le componenti della spesa netta, presentate solo nello scenario tendenziale. Tali informazioni sarebbero necessarie per valutare la qualità della manovra e la sostenibilità degli impegni nel medio periodo nonché la coerenza degli obiettivi con le regole di bilancio. Inoltre, sarebbe auspicabile disporre già nel DPFP delle informazioni dettagliate sulla spesa netta programmatica per permettere al Parlamento la valutazione del rispetto delle regole prima della presentazione della manovra.

Debito in diminuzione solo dal 2028: il percorso resta vulnerabile al rialzo dei tassi di interesse.

Nel quadro programmatico il rapporto debito/PIL raggiungerebbe il 138,5 per cento nel 2027, per poi ridursi al 136,6 nel 2029. Le condizioni finanziarie sono tuttavia peggiorate rispetto alle ipotesi del DPFP: secondo una simulazione dell’UPB basata sulle più recenti aspettative di mercato, la maggiore spesa per interessi potrebbe raggiungere 4,5 miliardi nel 2029.

Inflazione e tensioni internazionali: i rincari energetici penalizzano il potere d’acquisto e aumentano l’incertezza delle previsioni.

Le tensioni geopolitiche hanno determinato un aumento dei prezzi energetici, dell’inflazione e dei tassi di interesse. L’economia italiana continua a crescere moderatamente, ma l’accelerazione dei prezzi penalizza il potere d’acquisto delle famiglie. Le ipotesi del DPFP sul graduale rientro delle quotazioni energetiche e sull’evoluzione dei rendimenti obbligazionari sono esposte a rischi.

Investimenti pubblici dopo il PNRR: le prospettive incorporano rischi significativi legati alla conclusione del Piano e alla prosecuzione degli interventi.

Le previsioni del Governo incorporano una dinamica degli investimenti in costruzioni relativamente sostenuta anche negli anni successivi alla conclusione del PNRR. Tali prospettive appaiono ottimistiche nel confronto con le valutazioni del panel UPB, che prefigura un andamento meno favorevole dell’accumulazione di capitale. Permangono in particolare incertezze sull’evoluzione degli investimenti pubblici dopo il completamento del Piano, che rappresentano un rischio per la crescita nel medio termine.

PNRR: 133,4 miliardi spesi, stanziamenti assegnati superiori a quelli necessari per il raggiungimento dei milestone e target, quadro dei costi ancora non definitivo.

Dalle informazioni disponibili in ReGiS al 5 ottobre scorso risultano impegnate somme per 193 miliardi e spesi 133,4 miliardi. Le economie a oggi accertate ammontano a 3,29 miliardi. Le risorse effettivamente impiegate per la realizzazione dei M&T potrebbero diminuire ulteriormente qualora emergessero economie generate dai singoli progetti di cui non è possibile, allo stato attuale, fornire una quantificazione puntuale. Permangono disallineamenti tra somme impegnate e spese e incertezze circa le modalità di reimpiego delle risorse PNRR riguardanti i progetti che non concorrono al raggiungimento dei M&T.»

È stato audito anche l'ISTAT confermando che, rispetto al primo trimestre del 2021, le retribuzioni reali degli italiani hanno perso il 9,4% del loro potere d’acquisto.

Pressione fiscale ai massimi degli ultimi undici anni, produzione industriale in difficoltà, prezzi dei beni essenziali sempre più pesanti sui bilanci familiari e dinamiche inflazionistiche lasciate senza un adeguato presidio pubblico.

La prossima tornata elettorale si incentrerà sui temi economici, ma non vedo proposte utili allo scopo e, soprattutto, dove trovare le risorse economiche per sostenere la crescita, imprescindibile se vogliamo tornare in bonis!

“Alla fine di questo tempestoso 2026 l’Italia si ritrova su un ‘sentiero stretto’. Da molti anni il percorso è tracciato tra il bisogno vitale di sostenere la crescita e la necessità inevitabile di risanare i conti pubblici. Quest’anno il sentiero si è fatto più stretto. Lo restringono il disordine globale e le inquietudini dei mercati. Le parole chiave sono due. Emergenza e prudenza. L’emergenza detta l’agenda, la prudenza suggerisce il modo di portarla avanti”. È quanto ha dichiarato il presidente del CNEL Renato Brunetta.