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23. maggio 2019

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Il megafono del consulente - Consulenti indipendenti autodenunciatevi, così l'albo parte subito! (video)

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Ifanews.it, il quotidiano on-line dei consulenti finanziari indipendenti e dei risparmiatori consapevoli, intervista il dott. Massimo Scolari, segretario generale di AscoSim (l'associazione che riunisce le più importanti Sim di Consulenza Finanziaria ex Mifid II attive in Italia) nonchè esponente illustre dell'industria finanziaria in particolare del risparmio gestito. A cura di Antonio Mazzone, ideatore della rubrica "Il Megafono del Consulente".

INSERIAMO IL TESTO DI UNA DOMANDA CENTRALE ALL’INTERNO DELL’INTERVISTA, RESA POCO COMPRENSIBILE A CAUSA DI PROBLEMI DI CONNESSIONE
 
Domanda.
Il ritorno della consulenza come attività riservata potrà costituire un freno ai fenomeni di abusivismo e frodi finanziarie?
 
Risposta.
Lo sviluppo del servizio di consulenza indipendente può costituire un valido supporto per la diffusione, presso il pubblico dei risparmiatori, delle informazioni sui prodotti e gli strumenti finanziari, aiutando quindi i clienti ad accrescere le proprie conoscenze sulle materie finanziarie e sugli strumenti di tutela che la normativa e la regolamentazione prevede a favore dell’integrità del patrimonio."
 

 

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Consulenza finanziaria, il vero giudice è il Popolo

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Peter Grimmet, intervistato da Francesco D’Arco per ADVISOR ON LINE, aveva espresso le sue considerazioni sulla riforma dell’attività di distribuzione finanziaria e sui suoi possibili effetti in Europa. La ormai nota RDR, di cui, come ASSOFINANCE, avevamo già più volte detto e scritto, fin dall’ormai lontano intervento, di David Bower, nell’anno 2010, durante un convegno organizzato presso l’Università IULM di Milano. Appariva subito, come elemento “forte” nell’attività e nel pensiero della FSA, l’introduzione del divieto, a partire dal gennaio 2013, di ogni retrocessione che fosse legata al collocamento dei prodotti finanziari. Particolarmente forte in Italia a fronte delle decine di migliaia di promotori finanziari presenti, la cui attività, come noto, è remunerata con provvigioni. Oltre ai promotori, il costo delle piramidi sovrastanti più o meno piatte a seconda dei casi… Se l’Europa introducesse lo stesso divieto si porrebbe non solo la grande questione del come retribuire i promotori finanziari ma anche la domanda circa il senso stesso della loro attività. Un riverbero, sull’industria finanziaria italiana, di portata storica e tutto da lavorare nonostante molte reti di promotori si siano già affrettate ad aggiungere, nella cartella prodotti, anche il servizio di consulenza. Ma con quale gratificazione per il promotore per il quale la consulenza è, appunto, solo un nuovo prodotto e non impegno intellettuale? Osservava Grimmet: “il cliente deve capire che la consulenza ha un costo…” Questa premessa vale anche in Italia e si può aggiungere che, non solo il cliente deve capire che la consulenza ha un costo, ma deve anche decidere se intenda pagare il costo espresso in modo trasparente o opaco. La voce del Popolo, pare sollevarsi ed espandersi sul pianeta, invocando la trasparenza. Ma, a questo riguardo, Grimmet ha una chiosa triste perché , prevedendo costi significativi per le strutture di consulenza indipendente, ritiene che i piccoli risparmiatori non potranno permettersela.. Dissento. Nel tempo e neanche troppo lontano, le società di consulenza sapranno dotarsi dei processi necessari alla realizzazione delle economie di scala funzionali all’erogazione del servizio di consulenza per tutti: clienti grandi, medi, piccoli. strong>L’altro aspetto significativo, da punto di vista dei consulenti finanziari indipendenti, trattato da Grimmet è quello del requisito di indipendenza legato al riconoscimento degli incentivi. L’Italia, grande paese “discusso”, dentro e fuori dai suoi confini, in modo appropriato e, più spesso, inopportuno, ha già manifestato la sua leadership intellettuale sul tema capovolgendo, di fatto, il dilemma e adottando la sua soluzione. Il legislatore italiano ha già vietato “gli incentivi” per la consulenza finanziaria indipendente e li prevede, invece, per l’attività di consulenza finanziaria. Il nostro legislatore pare aver già anticipato e tracciato la strada per la finanza europea. Questo approccio normativo è quanto di più semplice e lucido si potesse scegliere. Dal nostro punto di vista, l’obbligo di non prendere soldi dall’industria finanziaria è gradito e coerente con il nostro ruolo; ci pare, altresì, che la consulenza finanziaria possa essere offerta, anche in conflitto di interessi e quindi con un mix di parcella e provvigioni/stipendi da altri attori della comunità finanziaria. Crediamo nel mercato. Sarà il risparmiatore a decidere se affidarsi ad un consulente puro, quindi indipendente, oppure ad un consulente in conflitto di interessi. Anche il Popolo dovrà compiere i suoi sforzi per emanciparsi, in finanza e non solo. di Giannina Puddu, presidente Assofinance

Si espande il private banking di Pictet

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Al via il nuovo ufficio di Private Banking a Bologna, che sarà guidato da Alessandro Andreoli Pictet & Cie, gruppo bancario internazionale specializzato nel Private Banking e nell’Asset Management con sede centrale a Ginevra, rafforza la propria presenza sul territorio italiano con l'apertura di una rappresentanza a Bologna. A guidare il nuovo ufficio sarà Alessandro Andreoli, che coordinerà un gruppo di professionisti qualificati.
 
Alessandro Andreoli, precedentemente partner e direttore dell’Area Emilia di Banca Esperia, ha un’esperienza di oltre 20 anni maturata in importanti realtà del settore. In passato ha ricoperto incarichi di prestigio nei gruppi: Abn-Amro, Pasfin Securities Sim e Interbancaria Investimenti-Gruppo BNL.
 
La nuova rappresentanza, situata in Via Santa Margherita al Colle, nasce per rispondere alle esigenze della numerosa clientela locale e per consolidare il legame con la città di Bologna e l’Emilia Romagna, area considerata di centrale importanza per l’ulteriore sviluppo della divisione Private Wealth Management di Pictet nei prossimi mesi.
Fondata nel 1805 a Ginevra, Pictet & Cie è oggi una delle più grandi banche private svizzere e uno dei principali asset manager specializzati indipendenti in Europa, con oltre EUR 300 miliardi di patrimoni in gestione e amministrazione al 30 giugno 2011. La Banca è una società di persone, di proprietà di otto soci accomandatari che si occupano direttamente della sua conduzione e rispondono illimitatamente per i suoi impegni. Il Gruppo Pictet, con staff di oltre 3.200 collaboratori, è presente con propri uffici a Barcellona, Basilea, Bologna, Dubai, Firenze, Francoforte, Hong Kong, Losanna, Londra, Lussemburgo, Madrid, Montreal, Nassau, Parigi, Singapore, Tokio, Osaka, Taipei e Zurigo. In Italia la rappresentanza di Bolgona si aggiunge alle quattro sedi di Torino, Milano, Firenze e Roma.
 
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Riflessioni sulla crisi, supervisione e vigilanza sui mercati e sugli emittenti

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Nel 2009, durante la Presidenza Aiaf - Associazione Italiana degli Analisti Finanziari - di Gregorio de Felice, un gruppo di lavoro coordinato da Alfonso Scarano ha organizzato un vasto dibatto associativo e realizzato il "Position paper Aiaf sulla crisi finanziaria", pubblicato il 17 marzo 2009. Pubblicheremo il documento in otto puntate corrispondenti agli otto punti di intervento definiti nello stesso. Oggi nel 2011, una riflessione sul tema è ancora quanto mai attuale.
 
Supervisione e vigilanza sui mercati e sugli emittenti
 
La crisi ha mostrato l’insufficienza degli attuali sistemi di vigilanza, tanto di quelli
caratterizzati dalla presenza di un regolatore unico che di quelli articolati in più authority
specializzate per segmenti di mercato o funzioni. E’ opinione di AIAF che occorra ulteriormente
rafforzare le funzioni di coordinamento tra gli Organi nazionali di vigilanza, pervenendo alla
creazione di una singola Autorità di controllo.
 
L’Associazione è consapevole che la centralizzazione delle competenze presso un’unica
authority sovranazionale non è obiettivo di breve periodo. Nella Dichiarazione finale del vertice
dei G-20 del 15 novembre 2008, i capi di Stato e di Governo hanno ribadito il convincimento
che la regolamentazione è innanzitutto responsabilità dei regulator nazionali, che formano la
prima linea di difesa contro l’instabilità dei mercati. Riconosciuta peraltro la dimensione globale
dei mercati finanziari, il documento rimarca l’importanza della cooperazione internazionale tra
le Autorità di controllo come indispensabile forma di protezione contro turbative che possano
mettere in pericolo la stabilità finanziaria internazionale. Ma anche se la costituzione di una
authority sovranazionale non dovesse rappresentare nel breve termine la soluzione finale, è
assolutamente necessario che non sia lasciata cadere l’occasione offerta dalla crisi per rendere
più snella ed efficiente la struttura dei controlli.
 
Una soluzione potrebbe consistere nell’adozione di un modello di controllo per funzioni,
applicando in modo originale il principio dell’armonizzazione minima. In termini più espliciti, si
potrebbe pensare ad una organizzazione dell’attività regolamentare e di vigilanza ordinata a
livello nazionale per finalità: macrostabilità, microstabilità, trasparenza e concorrenza, ciascuna
delle quali affidata ad autorità separate. A livello europeo - tenendo conto che la macrostabilità
rientrerebbe nelle responsabilità delle banche centrali - la struttura organizzativa potrebbe
assumere nei rimanenti tre ambiti il modello federale già sperimentato nel caso del Sistema
Europeo delle Banche Centrali (SEBC), che prevede la coesistenza di regulator nazionali con un
organo sovranazionale di coordinamento. Potrebbe in tal modo mettersi in moto un
meccanismo virtuoso di competizione regolamentare tra i paesi membri: i paesi con meno
authority (al limite una sola) avrebbero una rappresentanza sopranazionale più unitaria.

Consulenza, indignati quotidiani

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In Italia, da ai nervi dirlo ma è così, ogni buon cittadino è abituato a rapportarsi con un sistema normativo che ha nella sua puntigliosità, l’essenza della sua paradossale genericità.  In sostanza norme, sentenze, leggi e chi più ne ha più ne metta, spuntano da ogni dove e in riferimento a ogni cavillo dell’esistenza, rendendo così possibili molteplici interpretazioni a seconda di chi vuole sfruttarle a proprio uso.

 

Insomma, il casino regna sovrano, e come intuibile anche il mondo della consulenza indipendente italiana di certo non può di certo esimersi dal confronto con questa realtà. A titolo d’esempio un interessante dilemma riguarda l’esenzione o meno dall’iva del servizio di consulenza offerto al cliente. L’Agenzia delle Entrate, con nota del 15 luglio 2008 protocollo 954-73508/2008, ripresa dalla risoluzione della Direzione Centrale Normativa e Contenzioso n.343 del 04/08/2008 (e già qua uno incomincia a non capirci più niente, già solo nel contare le fonti) nel rispondere a un quesito inerente la consulenza in materia di investimenti finanziari, ha stabilito che tale attività, se strettamente collegata e connessa ad un’operazione di negoziazione, rientra tra le attività di intermediazione relative a strumenti finanziari, e quindi è da considerarsi esente da Iva ai sensi dell’art 10, primo comma, n.9 del DPR n.633 del 1972.

Ciò detto, una nostra fonte ha esposto un quesito di interpretazione all’Agenzia delle entrate, cercando di comprendere in sostanza se il consulente fee only debba caricare o meno l’Iva sulla parcella. La risposta è da incorniciare, un monumento digitale del “così è se vi pare” che avrebbe  certamente stuzzicato l’interesse di un genio della commedia grottesca come Mario Monicelli. Gustatevela tutta, senza ulteriori commenti, perché siamo di fronte a un’opera d’arte burocratica che parla da sé: In premessa si fa presente che, in base ai principi che regolano l’istituto dell’interpello, l’istanza, per poter essere considerata ammissibile, deve contenere la circostanziata e specifica descrizione del “caso concreto e personale” per il quale sussistono obiettive incertezze interpretative di una disposizione tributaria. Come precisato nella Circolare n.50 del 2001 (par 2.1), la condizione che prevede la riferibilità dell’interpello a casi concreti e personali, esige che lo stesso sia finalizzato a conoscere il trattamento tributario di determinati atti, operazioni o iniziative riconducibili direttamente alla sfera di interessi del soggetto istante. Esaminato il quesito, questa Direzione Regionale rileva la mancata osservanza della condizione di riferibilità dell’interpello al caso concreto e personale del soggetto istante. Il quesito posto, infatti, è finalizzato a conoscere il trattamento ai fini Iva applicabile ai servizi resi da soggetti iscritti all’Albo dei Consulenti Finanziario, di cui alla delibera Consob n.17130 del 12/01/2010, Albo che, all’attualità, non è ancora operativo. Peraltro, come riferito nel quesito, il contribuente istante non svolge concretamente l’attività in questione, non essendo iscritto all’Albo. Non ricorrendo, pertanto, nella fattispecie, uno dei presupposti richiesti dalla normativa sull’interpello, l’istanza deve essere dichiarata inammissibile. Si fa presente, tuttavia, che ove, in seguito, si ravvisasse dall’attività esercitata la possibilità di proporre un caso concreto e personale, l’istante potrà presentare una nuova istanza d’appello.

Qui il testo intero della risposta  

Risparmiatori, quando la settimana dell’investitore raddoppia

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Anche quest’anno NAFOP, un'associazione di categoria dei consulenti finanziari indipendenti, ha organizzato la "Settimana dell'Investitore" a beneficio dei risparmiatori italiani. L’iniziativa avrà luogo dal 15 al 23 ottobre 2011 con lo scopo di sensibilizzare le famiglie italiane sui temi del risparmio consapevole e della pianificazione finanziaria.
 
A fronte del crescente interesse da parte dei risparmiatori nei confronti della consulenza finanziaria fee-only, slegata da qualsiasi intermediario finanziario, Studio Politi Nistri ha scelto di raddoppiare il proprio impegno per la Terza Edizione dell’evento organizzato da NAFOP, allungando la propria open week fino al 30 ottobre 2011.
 
L’evento sarà per gli interessati un primo assaggio di consulenza indipendente. I professionisti dello Studio saranno a disposizione per un primo check-up gratuito del patrimonio finanziario con l’obiettivo di evidenziare rischi e costi presenti nel portafoglio dell’investitore. Studio Politi Nistri, impegnato da sempre nel favorire una maggiore consapevolezza del risparmiatore di fronte alle proprie scelte di investimento, ha organizzato anche due seminari formativi gratuiti, per imparare a evitare le trappole più frequenti ma meno conosciute e per ridurre al minimo costi di gestione e errori comportamentali che portano a decisioni emotive.
 
I seminari si svolgeranno presso la sede dello Studio in Viale Monza 1 - Milano nelle seguenti date:
25/10/2011 h. 18-20 "Rischio e investimenti: l'importanza di comprendere prima di decidere."
27/10/2011 h. 19-21 "Investire? Questione di metodo!". Prenotazione obbligatoria allo 02.30910543 (oppure via mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) sia per i seminari che per il check-up gratuito.
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Una nuova missione per gli indipendenti

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In un momento storico in cui la sfiducia regna sovrana in tutti gli aspetti della vita umana, la professione dell’analista finanziario diventa particolarmente difficile. Quella dell’analista finanziario indipendente diventa una missione. Se è giusto pensare che a livello macroeconomico stiamo vivendo la peggiore crisi di sistema e non vi sono nemmeno le condizoni di temporaneità per definirla crisi, ma, piuttosto, rischia di esser e il fallimento di un modo distorto di fare politica economica, allora ci si può auspicare che l’indipendenza dell’analista finanziario offra la grande chance di riequilibrare le dinamiche della domanda di investimento e di offerta di debito. Se “indipendenza” significasse libertà di espressione di uno spirito critico maturo, allora l’analista finanziario indipendente potrebbe forse denunciare che oggi in Italia, come in Europa e in America, il macro ha smesso di essere la somma delle micro realtà, che si è persa aderenza tra la fonte produttiva delle fabbriche e il sistema finanziario che avrebbe dovuto sostenerne gli investimenti attraverso il debito e il sistema bancario che avrebbe dovuto regolarne i flussi monetari. 
 
Le banche sono diventate a tutti gli effetti aziende multicanale e multiprodotto, i finanziatori sono diventati alibratori che scommettono sulla tempistica di vita della vittima designata e le aziende sono diventate sempre meno produttive, trasformandosi da attrici principali in comparse a servizio dello speculatore di turno, sia sulla scena economica quanto sulla scena politica. Poi se si raffinasse l’analisi si potrebbe scoprire, che questa dinamica, che ogni giorno si accartoccia su stessa sempre più, diventa addirittura strangolante per le PMI italiane, la cui storia quasi sempre coincide con la biografia dell’imprenditore fondatore, il quale pensava di fare l’impresa perché aveva avuto una visione, tutta e solo produttiva. E invece il poveretto scopre che solo il 5% della sua giornata lo può dedicare al suo sogno visionario, in realtà deve capire come muoversi in un mercato molto globale, con sfide mondiali ma capillarmente regolato da norme sempre più locali, quasi puntuali. E non potendosi dedicare all’operosità della sua impresa, è costretto a sopperire alla capacità di autofinanziamento (derivante esclusivamente da una buona gestione della produzione, della vendita e dell’incasso – tutte attività prevalentemente di Conto Economico) con una sorta di caccia al tesoro per poter racimolare la liquidità che copra i costi di produzione. Ed ecco che generosamente sul mercato si affacciano interlocutori bancari e parabancari che di questo bisogno hanno fatto il business. Peccato che creino dipendenze sine die (e infatti finiscono in Stato Patrimoniale). 
 
Eh già… dicevamo infatti che le banche sono diventate aziende multicanale e multiprodotto ed ecco quindi che sostengono il debito, ma solo se il cliente compra anche un prodottino ad hoc che aiuta a mitigare il rischio di esposizione, cosicché anche il rating di Basilea 2 e 3 è a posto. Poi per rimediare ai mancati incassi da parte dei clienti si può sempre cedere il credito, così quel debito è libero di lievitare, anzi riusciamo anche a farlo diventare produttivo e quasi quasi ci conviene che i mancati incassi aumentino, così società di factoring, leasing e recupero credito possono tranquillamente veder lievitare il volume d’affari e la cultura del debito si diffonde a macchia d’olio. Ora, il piccolo imprenditore non può che rassegnarsi e prendere atto che il sistema è questo: o lo accetta o che vada. Ma sia che lo accetti sia che no, la frustrazione è tale per cui alla fine si mette anche in testa che vuole cambiare il sistema e si dedica alla politica. A quel punto non solo economica. Se questo è, allora è evidente che da questo momento in avanti la sfiducia verso tutto e tutti si può abbattere solo ripristinando l’ordine fisiologico delle cose. Per una rinnovata fiducia è necessario aumentare il livello di consapevolezza di tutti gli operatori del mercato, sottrarsi a logiche economiche e di business che non riescono a creare valore vero e perdurante nel tempo, cercando maggiore aderenza con le logiche operative produttive della capacità di autofinanziamento. 
 
Formare imprenditori e gestori , di azienda come di banche, capaci e competenti per istituire un linguaggio condiviso e dialogare in modo comprensibile . Il credito è un gioco win-win dove tutti i giocatori per definizione possono vincere. Ecco che gli analisti finanziari, grazie alla loro indipendenza dal sistema, già oggi potrebbero svolgere la strategica e indispensabile funzione di efficientare l’incontro tra domanda e offerta e iniziare un nuovo gioco. Più sano. Anzi, sano. Mi scuso con il mio occasionale lettore per il linguaggio volutamente informale di questo mio articolo, che non vuol essere affatto irrispettoso della sua persona, ma dissacrante verso questo sistema sì. Lo ringrazio per l’attenzione e auguro a lui quanto a me che sia il promotore di una nuova Scuola. 
 
Antonella Simone - analista finanziario indipendente 
Partner ADZ MORISON 
 
 

Derivati e enti locali, Benini ci spiega la normativa

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Sono più di 600 le regioni, le provincie e i comuni italiani a cui si devono aggiungere decine di società partecipate che negli ultimi anni hanno fatto ricorso a strumenti finanziari derivati al fine di “ottimizzare” la gestione finanziaria delle proprie risorse di bilancio.
A partire dal 2001, quando il legislatore ha dedicato uno specifico regolamento alla disciplina dei derivati per gli enti locali, l’esposizione finanziaria da parte di amministrazioni, di grandi e piccole dimensioni, è progressivamente cresciuta nel tempo e senza controllo. Nonostante la mancanza di esperienza e di strumenti per poterne controllarne la variabilità e l’evoluzione nel tempo, gli enti hanno infatti concluso operazioni molto complesse e, in alcuni casi, anche al di fuori del perimetro loro concesso dalla legge: strumenti finanziari spesso caratterizzati da molteplici fattori di rischio, con strutture di costi/benefici estremamente opache, che si sono rivelati inadeguati alle finalità per cui erano state disegnati e persino dannosi.

La Sec vieta la performance fee

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La Sec ha proposto un emendamento alla regolamentazione della performance fee nel servizio di consulenza. La regola base è il divieto di applicare performance fee al servizio di consulenza.

Quindi il consulente deve essere remunerato non in base ai risultati che il cliente ottiene dai consigli ricevuti, ma in modo indipendente dalla bontà delle raccomandazioni elargite. E’ una regola quasi europea, dove i professionisti (avvocati, medici, commercialisti, etc.) insistono per basare la loro remunerazione sul servizio prestato e non sui risultati (in breve l’avvocato si paga anche quando si perde la causa).

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