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UNIVISION DAYS: L'INDUSTRIA AUDIOVISIVA ALLA SFIDA DEL MERCATO UNICO DIGITALE -

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Opportunità e minacce per le imprese creative.

Roma, 19 giugno 2015 - Si è parlato di Mercato Unico Digitale e di come le Istituzioni europee sembrano voler intervenire al riguardo ieri agli UniVision Days di Roma, evento promosso da UNIVIDEO, Unione Italiana Editoria Audiovisiva - Media Digitali e Online. Nel corso del pomeriggio numerosi referenti delle Istituzioni e dell’industria sono intervenuti su questi temi al convegno dal titolo “L’industria audiovisiva alla sfida del mercato unico digitale: opportunità e minacce per le imprese creative”.

Ad aprire i lavori Lorenzo Ferrari Ardicini (Presidente UNIVIDEO), che ha sottolineato come debba essere lasciato agli operatori del mercato la facoltà di decidere liberamente la concessione di licenze multi-territoriali, l’accesso transfrontaliero ai contenuti e la conseguente dimensione e definizione della portabilità. Si tratta di questioni, su cui la Commissione Europea sta ragionando, fortemente legate al Copyright la cui riforma, che sostituirebbe ad un sistema basato sulle libertà contrattuali uno fondato sugli obblighi, determinerebbe una forte contrazione di una delle principali fonti di finanziamento delle produzione di contenuti ossia i profitti delle vendite di contenuti ai singoli territori. Sono intervenuti durante il convegno anche Marco Polillo (Presidente CONFINDUSTRIA CULTURA ITALIA), Riccardo Tozzi (Presidente ANICA), Luigi Cuciniello (Presidente ANEC) e Alessandra Silvestro (Esperto politiche europee per MPA), Lorena Boix Alonso (Head of Unit for Converging Media and Content and Technology), Antonello Giacomelli (Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico), Stefano Parisi (Presidente Chili TV) e Francesco Posteraro (Commissario AGCOM).

Gli UniVision Days hanno rappresentato il “campo da gioco” ideale per approfondire l’importanza dell’entertainment nei suoi supporti fisici e online; l’obiettivo è quello di valorizzare i contenuti editoriali forti e “canalizzare gli italiani al cinema”, attivando un discussione culturale che inizi in primo luogo dalle piattaforme di distribuzione dell’audiovisivo.

ENI HA RINNOVATO L'ACCORDO DI COLLABORAZIONE SCIENTIFICA CON IL POLITECNICO DI MILANO

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POLITECNICO 1Firmato oggi il Protocollo d’Intesa

San Donato Milanese (MI), 22 Giugno 2015 – Eni e il Politecnico di Milano hanno rinnovato fino al 2018 l’accordo di collaborazione finalizzato alla ricerca di frontiera. Claudio Descalzi, AD di Eni, e Giovanni Azzone, Rettore del Politecnico di Milano, hanno firmato oggi un Protocollo d’Intesa sulle tematiche strategiche di studio e di ricerca che verranno affrontate congiuntamente nei prossimi anni.

L’accordo quadro conferma la collaborazione in essere dal 2008 e nata per supportare, secondo criteri di sostenibilità economica, ambientale e sociale, le innovazioni di frontiera dei processi e delle tecnologie nel settore Oil &Gas.

Con la firma odierna del Protocollo di intesa, la collaborazione viene ora rafforzata e indirizzata verso ulteriori tematiche strategiche per l’innovazione di Eni a partire dallo sviluppo e implementazione di iniziative nel campo delle energie rinnovabili, del gas naturale, dell’accesso all’energia, della cattura e sequestro della CO2 e più in generale delle migliori tecnologie per rispondere alle problematiche del climate change.

Eni e Politecnico di Milano valuteranno inoltre progetti anche internazionali, e con particolare riguardo all'Africa, nell’ambito della formazione, universitaria e post-universitaria, identificando opportunità di sviluppo e aggiornamento delle competenze locali nel campo degli idrocarburi e dell’energia.

La collaborazione di lungo periodo tra Politecnico di Milano e Eni rappresenta un’esperienza positiva di partenariato che, unendo i bisogni espressi dal comparto industriale e le opportunità offerte da quello accademico, è in grado di generare un circolo virtuoso e di valorizzare la ricerca scientifica come servizio al Paese e al suo sviluppo industriale.

LAURA ANTONELLI

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E' morta Laura Antonelli.

Mi piace ricordarla così.........

“L’economia circolare di Lucart."

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In un convegno dal titolo “L’economia circolare di Lucart." Fiberpack®: l’evoluzione del riciclo” tutti i numeri del progetto

28.715 t di Co2 in meno emessa in atmosfera e 165.000 alberi non tagliati, pari a una superficie boschiva di 556.000 mq (l’equivalente di 78 campi da calcio). Questi i risultati 2014 presentati al convegno “L’economia circolare di Lucart. Fiberpack®: l’evoluzione del riciclo”, a Expo presso l’area espositiva “Waterstone by Intesa Sanpaolo”.

Il convegno rientra nel progetto di Intesa Sanpaolo “Ecco la mia impresa”, iniziativa grazie alla quale le imprese come Lucart Group hanno la possibilità di presentarsi, raccontare la propria storia di eccellenza e incontrare il pubblico dei visitatori di Expo.

L’innovativa tecnologia messa a punto nel 2011 da Lucart Group, grazie alla collaborazione con Tetra Pak®, che permette di produrre carta 100% ecologica ottenuta dal riciclo dei contenitori di bevande, ha consentito di recuperare 995 milioni di cartoni per bevande (da 1 litro) in un anno, evitando più di 68.000 metri cubi di discarica.

“Siamo molto orgogliosi di questo progetto, iniziato 4 anni fa con un investimento globale di oltre 10 milioni di euro” – afferma Massimo Pasquini, Amministratore Delegato Lucart Group – “In occasione di Expo 2015, abbiamo deciso di raccontare come la nostra azienda sia impegnata da oltre 60 anni a sviluppare un progetto di business sostenibile, adottando un modello circolare di produzione che limiti al massimo l’utilizzo di risorse non rinnovabili e massimizzi l’efficienza del riutilizzo. Dai suoi esordi, infatti, Lucart si è impegnata a rendere sempre più concreto il rapporto tra impresa e ambiente e per questo motivo ogni giorno lavoriamo per organizzare i nostri sistemi produttivi e logistici tutelando l’ambiente ed il territorio. Fiberpack® ci conferma ulteriormente come una realtà all’avanguardia per innovazione e rispetto ambientale, in grado di creare successo economico lungo tutta la filiera. Offriamo al consumatore dei prodotti di altissima qualità che si contraddistinguono per una storia dal forte valore etico” conclude.

DEMONI O PECCATORI?

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Di Matteo Maria Martinoli - Milano




I Demoni di Dostoevksij e di Doderer sono i protagonisti letterari di un'umanità convinta dell'inesistenza di Dio e quindi del peccato, dove tutto è possibile. Le società criminali sia statuali (III Reich, Urss e IS) sia extra-statali (mafie e affini) sono sempre state contrastate dai Papi con le armi da loro ritenute di volta in volta più opportune: il concordato e le preghiere d'esorcismo nei confronti del fuhrer; l'Ostpolitik e Solidarnosc verso il comunismo e i moniti a fermarsi immediatamente rivolti a mafiosi, terroristi e trafficanti di esseri umani. Per tutti gli altri peccatori i Papi invocano il perdono e la conversione, come Papa Francesco invoca per sè alla fine di ogni messaggio.

Quale bad bank? Chi paga?

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Si è scatenata un vorticosa discussione sulla bad bank italiana, l’istituendo istituto ad hoc dove parcheggiare i titoli tossici posseduti dalle banche.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Il nostro sistema bancario scopre di essere in grave difficoltà e chiede, ancora una volta, un salvataggio pubblico. Non lo aveva ammesso nei mesi del vortice della crisi finanziaria globale, come era avvenuto invece negli Usa, in Inghilterra, in Germania e in altri Paesi. I bailout delle banche da parte dei governi di Londra  e di Berlino furono rispettivamente di 167 e 144 miliardi di euro. L’Italia allora intervenne soltanto per 7,9 miliardi, tanto che appariva la più virtuosa. Oggi l’Unione europea considera il bail out italiano un “aiuto di Stato” in contrasto con la normativa vigente.
Adesso sappiamo che le sofferenze bancarie, i crediti  inesigibili, sono circa 190 miliardi lordi. Probabilmente se ne possono recuperare circa 80 miliardi. Si rammenti che nel 2008 essi erano 42,8 miliardi. Oggi, purtroppo, tutti i titoli deteriorati (le sofferenze più i crediti di imprese in oggettiva difficoltà),  ammontano a oltre 350 miliardi di euro, pari al 17,7%  di tutti i prestiti concessi dal sistema bancario italiano. Il Fmi ritiene che tale tasso sia peggiorato velocemente, tanto che peggio del bel Paese vi sono soltanto l’Irlanda, Cipro e la Grecia.
Le sofferenze sono maggiormente concentrate al Sud. Da giugno 2010 sono triplicate quelle delle imprese societarie, cresciute fino a 122 miliardi, pari al 72% del totale. In particolare sono sofferenze per prestiti superiori a 5 miliardi, che dal 2009 sono cresciute del 450%. Ben due terzi sono concentrati nei primi 5 gruppi bancari.
La Banca d’Italia è chiamata in causa per cercare delle soluzioni. Riteniamo che, prima di qualsiasi proposta, essa dovrebbe spiegare perché in questi anni non abbia esercitato puntuali controlli ne adottato i necessari interventi correttivi.
Per addolcire la pillola si sostiene da più parti che la bad bank potrebbe essere un toccasana per l’economia: le banche, liberate dal fardello, tornerebbero a far rifluire il credito verso le imprese. E’ una fiaba che non convince. Si pensi che a dicembre scorso si è registrato ancora una diminuzione annuale di tali flussi dell’1,6%.
Non si può nascondere tutto “sotto il tappeto” della crisi globale, che di danni ovviamente ne ha fatti tanti. 
Al di là dei molti giochi di parole e delle tante discussioni “tecniche”, la questione della bad bank e delle sofferenze riguarda soprattutto due punti fondamentali. Chi, come e quanto si valutano i crediti in sofferenza e chi pagherà la differenza: le banche o lo Stato? Per costruire la bad bank la Banca d’Italia ha già investito l’americana Boston Consulting Group, una ditta privata di consulenza che vanta alleanze e cooperazioni anche con la Goldman Sachs.
Ma perché non se ne è presa carico lei, come è avvenuto in Spagna?
Vi sono varie possibilità. La prima è che le banche o altri istituti finanziari privati versino il capitale necessario per comprare i titoli tossici e costruire la bad bank, acquistando con uno sconto tali titoli per garantirsi di fronte a eventuali perdite nelle future operazioni di recupero. Il rischio e il costo sarebbero a carico delle banche. E’ la soluzione osteggiata dalle banche. A tale scopo le lobby ventilano la possibilità di dover arrivare al bail in, che implica il coinvolgimento degli azionisti e anche dei correntisti-risparmiatori nel caso si concretizzasse lo stato di insolvenza.
L’altra possibilità è che lo Stato si faccia garante delle eventuali perdite derivanti da un recupero inferiore del valore già scontato dei titoli acquistati. Questa sarebbe la soluzione più sostenuta dal nostro sistema bancario.
Nel 2018, per la stabilizzazione dei mercati finanziari, la Germania costituì l’agenzia Soffin-FMSA, Il governo tedesco stanziò 480 miliardi di euro con bond pubblici per l’acquisto “scontato” dei titoli deteriorati in pancia alle banche. Queste successivamente hanno cambiato i bond in denaro fresco presso la Bce. La durata della suddetta agenzia non potrà superare i 20 anni. Se non riuscirà a recuperare tutta la somma pagata, allora la differenza dovrà essere coperta dalla banca detentrice delle sofferenze, ma non dallo Stato. Nell’operazione con la Kommerzbank, salvata con 90 miliardi di euro,  lo Stato, per garantirsi, si prese anche il controllo azionario del 25%.
Governo, Parlamento, Banca d’Italia, Commissione europea e molte altre istituzioni coinvolte, come il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), cui l’Italia partecipa finanziariamente,  continueranno a dibattere sulla costituzione della bad bank.
Secondo noi deve essere tracciata una linea rossa: in un momento in cui non ci sono soldi per la scuola, per le pensioni, per il welfare, per la ricerca, ecc,  sarebbe inconcepibile ed intollerabile coprire i buchi delle banche con altri soldi pubblici. Se malauguratamente ciò fosse deciso dal governo e dalla Banca d’Italia si confermerebbe il sospetto secondo cui le banche privatizzano gli utili e socializzano le perdite, quelle perdite causate dai loro azzardi e giochi finanziari.

EXPO 2015: "CIBOTURISMO - LA FIERA DEGLI APPENNINI"

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La Fiera degli Appennini tra gli eventi collaterali di EXPO 2015

(L’Aquila, giugno2015) - CiboTurismo -  La Fiera degli Appennini, si propone tra gli eventi collaterali di Expo 2015 ed è la inedita proposta di svago in grado di coniugare vacanza, gastronomia, natura e cultura per sette giorni, con un grande open air lungo le vie, i prati e nelle piazze più suggestive dello storico centro di Rivisondoli dove si svolgerà l’evento.
 La rinomata cittadina, situata in provincia de L’Aquila a 1.320 metri di altitudine, da sabato 8 a venerdì 14 agosto 2015, sarà per la prima volta agorà dell’enogastronomia dell’Italia Centrale per assaporare i prodotti tipici del territorio come latticini, salumi, carni, olive fritte all’ascolana, arrosticini ed altre specialità enogastronomiche e vinarie.
 Oltre alle famose scamorze e mozzarelle di Rivisondoli, l’aglio rosso di Sulmona, lo zafferano aquilano, la castagna Roscetto della Valle Roveto e il caciofiore aquilano, i visitatori potranno trovare salame stagionato sotto cenere, ciauscolo, salsicce e salame di cervo, di cinghiale, di asino, prosciutto di Norcia, lonze, capocolli (anche senza glutine e lattosio) e prodotti tipici di altre regioni.
 Rivisondoli, rinomata per la pratica degli sport invernali, è compresa all'interno della Comunità Montana Alto Sangro e Altopiano delle Cinque Miglia e del Parco Nazionale della Majella. La cittadina, che si presenta con la tipica fisionomia di borgo arrampicato sulla roccia, è ricca di storia e sono ancora visibili le porte di accesso al borgo: la quattrocentesca Porta Antonetta e la porta nei pressi di Palazzo Sardi, nonché la cosiddetta Porta di Mezzo. Hanno resistito al tempo e agli eventi bellici importanti testimonianze architettoniche quali il Palazzo Baronale, la bella e settecentesca chiesa del Suffragio e la chiesa di Sant'Anna; quest'ultima, restaurata due anni fa. Fra gli altri edifici di valore storico-architettonico ce ne sono alcuni del Settecento come Casa De Capite, Casa Torre, Casa Romito, Casa Caniglia, Casa Gasparri, Casa Ferrara, Casa Notar Grossi, senza dimenticare la chiesa parrocchiale in stile neoromanico dedicata a San Nicola di Bari. Da ricordare inoltre che Rivisondoli è nota anche per il presepe vivente e il Museo Civico dell'Arte Presepiale contenente una collezione di presepi artistici e di quadri, sculture, fotografie ed altre opere d'arte di artisti noti ed affermati.
 Il visitatore potrà eventualmente abbinare la visita alla Fiera degli Appennini (l’ingresso è gratuito) e al centro storico di Rivisondoli ad una tappa nella contigua cittadina di Pescocostanzo, di tradizioni longobarde, nella vicina Roccaraso, nota stazione sciistica, o a Sulmona, storica città del poeta romano Ovidio nonché patria dei confetti. Non lontano si staglia la mole imponente del Gran Sasso.
 Inoltre si potranno percorrere sentieri a piedi o in mountain-bike ed effettuare lunghe passeggiate a cavallo tra le verdi montagne abruzzesi. Gli amanti delle escursioni potranno scegliere tra itinerari ben segnalati e documentati che si snodano attraverso circa 27 km di percorsi, tra cui 7 sentieri, 2 piste ciclabili, i 2 percorsi pedonali Rivisondoli-Pescocostanzo e Rivisondoli-Roccaraso e 3 percorsi urbani di cui 2 nel centro storico.
Raggiungere Rivisondoli è facile: con l’autostrada si esce a Pescara e in meno di 1 ora si sale a Roccaraso in auto, oppure si può arrivare comodamente in treno da Roma, Pescara o Napoli e la cittadina dispone di ottime strutture alberghiere. 
 Per gli amanti della vacanza en plein air, è disponibile un’area di sosta per camper e caravan vicina al centro cittadino e adiacente al Campo Sportivo – Località Piè Lucente.

Anche al San Raffaele di Milano. Rotelli vuole raddrizzare il bilancio ed i suoi manager esagerano...

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La Procura di Milano ha appena concluso la sua inchiesta nei confronti di 9 persone.

Di Giannina Puddu

Si tratta di Mario Valsecchi ex ad, Nicola Bedin attuale ad, Roberts Mazzucconi direttore sanitario, Ottavio Alfieri primario di cardiochirurgia, Piero Zannini primario e direttore di chirurgia toracica, Roberto Chiesa primario e direttore di chirurgia vascolare, Patrizio Rigatti ex primario di urologia, Francesco Montorsi attuale direttore sanitario e primario di urologia, Alberto Zangrillo primario di anestesia e rianimazione. Per la Fondazione Monte Tabor, Claudio Macchi e Gabriele Pelissero. Le indagini condotte dal pm Polizzi, spiega la GDF, avrebbero rivelato come, negli ultimi anni, sarebbero stati eseguiti circa 4 mila interventi chirurgici in violazione degli standard qualitativi previsti, dalla regione, per l'accredimento.
In sostanza, durante gli interventi, non erano presenti un chirurgo con la necessaria e documentata esperienza e nemmeno un anestesista di pari competenza ma, pressochè esclusivamente, "specializzandi"!
Perchè? L'origine di questa situazione atipica e fuori dalle regole è nella progressiva riduzione delle risorse operata a cura della gestione precedente e raffforzata da quella attuale per risanare il bilancio dell'Ente OSR. I maggiori rischi, purtroppo, sulla pelle dei pazienti che, probabilmente, neanche sapevano di essere tagliati da mani non sufficientemente esperte. Fermo restando l'obiettivo di pareggio di bilancio, la dirigenza avrebbe potuto optare per politiche meno aggressive sul fronte dei tagli e supportate da altre iniziative finalizzate all'incremento dei ricavi e dei margini. Per esempio, puntando ad andare oltre la convenzione con la regione Lombardia (che consente margini risicati) avrebbero potuto così come ancora potrebbero, enfatizzare le attività "in service",  offerte a soggetti terzi.

"Tax day" e "quantitative easing"

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FATTI E FINANZA

Di Guido Colomba

Non è solo questione di uomini sbagliati nel posto sbagliato. "Tax day" e "quantitative easing": ecco le due distorsioni dell'economia sostenibile ma anche le due distorsioni del welfare state sia italiano che europeo. La fuga dai fondi obbligazionari (-233 miliardi di dollari già nel 2013, riscatti da inizio anno a 12 miliardi, deflusso record, oltre 22 miliardi, dalla Cina) e la recente impennata dei tassi sono il più eloquente esempio di questa situazione nella quale la crisi greca rappresenta la palude decisionale che paralizza l'Europa artefice, con gli Usa e i Brics, delle crescenti "ineguaglianze" (come le definisce Hillary Clinton) che affliggono il mondo. Purtroppo, c'è da rottamare l'intera gestione del pensiero economico. Finora si è cercato solo di guadagnare tempo. Ma la cambiale sta scadendo e la politica degli annunci non basta più come dimostra la fine penosa del piano Juncker. La risalita dei tassi può diventare una trappola mortale (lo spread italiano è già tornato sopra quota 150 basis points). Ed anche la stagione politica di Angela Merkel rischia l'eclissi. L'attacco al bund della scorsa settimana è stato devastante. I mercati hanno colpito il bersaglio grosso, altro che Grecia. Era evidente che con i tassi a zero ad aprile, risultava inefficace la stessa azione (QE) della Bce con l'aggravante di avere reso illiquido il mercato secondario dei bonds. A tal punto che chi voleva vendere obbligazioni prima della scadenza si è trovato in questi ultimi giorni con spread fino a 100 punti base tra denaro e lettera. Solo l'estrema determinazione (ma fino a quando?) delle banche centrali ha impedito lo scoppio di una "bolla" di grandi dimensioni. Pochi si sono accorti che il QE attribuisce alle singole banche centrali nazionali il rischio degli acquisti di titoli sovrani sul secondario. Il rischio reale della Bce è di un misero 8,4%. La Fed ha perso la pazienza specie nel clima di "primarie" presidenziali per la Casa Bianca. Tutte le pressioni su Berlino degli ultimi tre anni non hanno avuto l'effetto sperato. Anzi, la Bce, per colpa del freno imposto dalla Merkel, ha sbagliato il timing entrando in collisione con l'obiettivo della Yellen di riportare il costo del denaro a livelli più consoni per un ciclo economico espansivo. Di fatto, con il 2015, è in corso una guerra delle valute dagli esiti molto incerti. Alcuni paesi Brics (tra cui la Russia) ne hanno approfittato per vendere più facilmente sull'estero. Ma l'esperienza degli anni passati dimostra che le svalutazioni competitive possono diventare molto rischiose sul piano interno. Sul lato strettamente europeo, consumi e investimenti assumono una portata decisiva per risalire la china: questo implica un nuovo trattato europeo (come auspica Cameron) e l'azzeramento dei vertici. In questo quadro di incertezze, sotto scacco si trova la politica economica italiana per il duplice effetto negativo che avrebbe un rialzo dei tassi tedeschi in presenza di un deficit pubblico in costante ascesa (a maggio, ha sfiorato i 2200 miliardi di euro) a tutto danno dei tax payers italiani. L'imminente nuovo ruolo (ne ha parlato l'economista Giavazzi) previsto per la ricca Cassa Depositi e Prestiti, nonostante i buoni risultati ottenuti, va probabilmente letto in questa chiave. Il governo cerca una "copertura" più finanziaria in vista di tempi decisamente non facili. (Guido Colomba, editor, copyright 2015, edizione italiana) 

 

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