Progetto ricerche terre rare Osilo , osservazioni da associazioni

Progetto ricerche terre rare Osilo , osservazioni da associazioni
Giulia Moi

Cagliari, 24 aprile 2025. Di Elia Sanna

Osservazioni contro il progetto per la ricerca mineraria di pietre rare a Osilo sono state presentate al Ministero dell’Ambiente dall’associazione Progresso sostenibile e dal Comitato Sardegna sostenibile. 

Le osservazioni sono relative al procedimento di Via del progetto “Sa Pedra Bianca” presentato dalla società Valmisa.

Un progetto di ricerche minerarie finalizzato alla scoperta di metalli preziosi come piombo, zinco, rame, nichel, cobalto, stagno, antimonio, oro e argento, nei territori di Osilo, Cargeghe e Ploaghe.

Le osservazioni presentate contestano con fermezza l’opportunità e la sostenibilità del progetto, ritenuto in evidente contrasto con la normativa vigente, regionale ed europea, e sopratutto contro la volontà espressa dalla popolazione locale.

Il documento inviato al Mase sottolinea anche l’assenza di ogni intesa istituzionale con i Comuni di Osilo, Cargheghe e Ploaghe, come previsto dalla legge regionale sarda, e denuncia la totale mancanza di partecipazione pubblica, elemento fondamentale in ogni processo che incida sul futuro della comunità. 

“L’area interessata” sostengono le due associazioni, “gia sottoposta a vincoli paesaggistici, idrici e archeologici, rappresenta un ecosistema delicato e un territorio a forte vocazione agricola e pastorale.

È un patrimonio comune della Sardegna, che non può essere sacrificato per un progetto minerario calato dall’alto, privo di trasparenza e affidabilità.

A ciò si aggiunge la preoccupazione per il riutilizzo opaco di documentazione risalente a precedenti progetti contestati e mai chiariti del tutto, come nel caso della tristemente vicenda della miniera d’oro e il lago di cianuro di Furtei (le cui bonifiche vanno avanti da anni con una enorme spesa di denari pubblici n.d.r.).

“La Sardegna non è terra di conquiste, né un laboratorio sperimentale per modelli di sviluppo che non tengono conto delle persone, della storia, del paesaggio e della natura”, ha dichiarato Giulia Moi, ex parlamentare europea con esperienze nelle commissioni Ambiente e Agricoltura.

“Questo progetto va fermato perché sbagliato, pericoloso e non voluto.

Difendere la nostra terra è un dovere politico, scientifico e morale.

Ho lavorato per anni nelle istituzioni europee ma il cuore del mio impegno è sempre stato qui, tra la mia gente.

La Sardegna deve poter decidere del proprio futuro, e ha il diritto di farlo nel rispetto della propria autonomia, delle proprie leggi e dei propri territori”.

Giulia Moi, spiega quali sono i motivi che hanno spinto le due organizzazioni a presentare le osservazioni al Ministero.

“Quello che chiediamo è semplice: sospendere immediatamente questo procedimento e aprire un’indagine seria su tutte le anomalie emerse” ha aggiunto Moi. “Non si tratta solo di un atto tecnico: è una questione di democrazia, di giustizia e di rispetto verso una Regione che ha già pagato troppo, in termini ambientali, economici, sanitari e sociali”.

Questa azione si inserisce in una più ampia mobilitazione popolare e istituzionale che ha visto numerosi cittadini, associazioni e rappresentanti locali esprimere la loro netta contrarietà.

Non si tratta di una chiusura al progresso, ma della richiesta di un progresso diverso, radicato nei valori, nei paesaggi e nelle competenze della Sardegna.

Il documento è ora al vaglio del Mase, ma l’azione dei promotori proseguirà con determinazione e trasparenza, affinché sia data voce alla comunità, alla legalità, al popolo sardo e alla verità dei fatti.

Anche il GriG, il Gruppo di intervento giuridico sardo aveva inoltrato pochi giorni fa un’apposita istanza di verifica della procedura di rilascio della Via, la valutazione di impatto ambientale del progetto proposto dalla società  Valmisa.

“Si tratta di un progetto di ricerca di terre rare” ha spiegato Stefano Deliperi presidente del GriG Sardegna, “che riprende l’analogo progetto presentato nel 2000 dalla famigerata Sardinia Gold Mining, società nota come autrice del disastro ambientale della famosa attività mineraria abbandonata di Furtei”.

“A parte la presenza di svariati vincoli ambientali” ha aggiunto Deliperi, “nella zona spicca la contrarietà  della popolazione locale.

Ma c’è un elemento che dovrebbe condurre all’improcedibilità della richiesta: manca l’intesa con i Comuni territorialmente interessati (Osilo, Cargeghe, Ploaghe), necessaria in base alla Legge regionale 15 del 2002 che prevede che “fino all’emanazione di una normativa per la disciplina delle attività mineraria e di cava i permessi di ricerca, le concessioni minerarie e le autorizzazioni di cava possono essere rilasciate dall’Amministrazione regionale previa intesa con il comune territorialmente competente espressa in conformità con la pianificazione urbanistica comunale o, in assenza di questa, previa delibera del Consiglio comunale assunta con la maggioranza dei componenti assegnati”.

Nella specie, “l’intesa deve essere espressa entro sessanta giorni dal ricevimento dell’istanza; trascorso tale termine il procedimento prescinde dall’intesa”. 

“E nella documentazione depositata presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica” ha concluso il GriG, “non risulta alcuna richiesta “intesa” con le Amministrazioni comunali territorialmente competenti”.