Saccargia, centinaia di persone contro il progetto eolico: “La Sardegna non è una terra di conquista”.
Cagliari, 30 luglio 2026. Di Elia Sanna
L’altipiano di Saccargia si è trasformato ieri nel simbolo della protesta contro quello che i manifestanti definiscono l’ennesimo assalto al territorio sardo.
Centinaia di persone, arrivate da tutta l’isola, si sono ritrovate ai piedi della storica basilica romanica per dire no al progetto di repowering del parco eolico tra Nulvi e Ploaghe, promosso da Erg.
L’immagine della manifestazione è emblematica, con una lunga catena umana che si è stretta attorno al monumento e la bandiera dei Quattro Mori che sventola sopra una folla compatta, con la basilica di Saccargia sullo sfondo, luogo simbolo dell’identità e della storia della Sardegna.
Per i partecipanti rappresenta molto più di una protesta ambientale: è una presa di posizione contro un modello di sviluppo imposto dall’alto.
Al centro delle contestazioni c’è il progetto che prevede la sostituzione dell’attuale impianto con 27 aerogeneratori alti fino a 180 metri, al posto delle 51 turbine esistenti.
Secondo la società, l’intervento consentirà di produrre più energia riducendo il numero delle pale e senza arrecare danni al contesto paesaggistico di Saccargia.
Una tesi che i comitati respingono con decisione.
Per i manifestanti, infatti, non basta parlare di energie rinnovabili per cancellare l’impatto di un’opera destinata a modificare uno dei paesaggi più rappresentativi dell’isola.
La convinzione diffusa è che i benefici ricadrebbero soprattutto sui grandi gruppi industriali, mentre ai territori resterebbero soltanto gli effetti sul paesaggio e sull’ambiente.
Non è mancata la polemica nei confronti del sindaco di Ploaghe, favorevole al progetto e convinto che possa portare vantaggi alla comunità.
Una posizione contestata dai manifestanti, che chiedono quali siano concretamente questi benefici.
“Qual è il reale vantaggio per il territorio?” è stata la domanda più ricorrente durante il presidio.
Secondo molti, a fronte di un’opera di queste dimensioni non sono previsti sconti sulle bollette per i residenti, mentre i posti di lavoro sarebbero limitati e prevalentemente legati alla fase di realizzazione dell’impianto.
Da qui anche le critiche politiche nei confronti dell’amministrazione comunale.
Per una parte dei partecipanti, sostenere un progetto che modifica profondamente il paesaggio attorno alla basilica di Saccargia significa non tutelare un patrimonio identitario della Sardegna.
Una posizione che alcuni hanno tradotto in una richiesta esplicita di assunzione di responsabilità politica da parte del sindaco.
La manifestazione ha assunto così un significato che va oltre il singolo progetto.
Per i comitati rappresenta la difesa dell’identità della Sardegna e del diritto delle comunità locali a decidere sul futuro del proprio territorio, respingendo quella che definiscono una nuova stagione di speculazione energetica.
Sulla pagina Facebook del Comitato di coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica è stato pubblicato un messaggio dai toni molto forti: “La Sardegna ha un’anima grande, e noi ne siamo parte. (…) I predatori e i sardi rinnegati non riusciranno a cancellarci. Possono distruggerci la casa, ma noi ricostruiremo sempre. Perché il cuore vivo di Madre Sardegna continuerà a battere forte”.
I comitati, infine, contestano anche le rassicurazioni fornite dalla società, che sostiene come il repowering non comporterà alcuno “sfregio” al paesaggio di Saccargia.
Una valutazione che i manifestanti giudicano incompatibile con la presenza di aerogeneratori alti fino a 180 metri in un’area di così elevato valore storico, culturale e paesaggistico.