Le temperature che ormai superano frequentemente i 40 gradi stanno mettendo in evidenza i limiti di molti interventi di riqualificazione urbana realizzati negli ultimi anni.
In numerosi centri dell’Isola cresce infatti la sensazione che, mentre il clima cambiava rapidamente, la progettazione degli spazi pubblici abbia continuato a privilegiare cemento, pietra e superfici pavimentate, sacrificando alberature e aree ombreggiate.
Oristano rappresenta uno degli esempi più discussi.
Le recenti riqualificazioni di alcune piazze cittadine e del lungomare di Torregrande hanno ridotto sensibilmente la presenza del verde rispetto al passato, alimentando il dibattito tra cittadini, tecnici e amministratori.
Sui social si moltiplicano fotografie e segnalazioni di panchine esposte al sole, aiuole prive di alberi e spazi pubblici che, nelle ore più calde, risultano difficilmente utilizzabili.

Il tema, tuttavia, va ben oltre il caso locale.
Gli esperti concordano sul fatto che il verde urbano non rappresenti più soltanto un elemento di arredo, ma una vera infrastruttura ambientale, capace di ridurre le temperature, migliorare la qualità dell’aria, limitare gli effetti delle isole di calore e rendere le città più vivibili, soprattutto in una regione che registra un progressivo invecchiamento della popolazione.
Per approfondire questi aspetti abbiamo raccolto il parere dell’agronomo Carlo Poddi, da anni impegnato nello studio e nella tutela del verde urbano.
I cambiamenti climatici impongono di aumentare il verde urbano e di ripensare le scelte progettuali?
“La scelta delle specie arboree è fondamentale e influenzerà sempre di più le decisioni progettuali” ha spiegato Poddi.
“Occorre tenere conto dell’aumento delle temperature, della disponibilità idrica, della qualità del terreno e degli spazi necessari allo sviluppo dell’apparato radicale.
Sono tutti elementi indispensabili per garantire una crescita sana delle piante.
Non basta piantare un albero: bisogna creare le condizioni perché possa vivere e svilupparsi correttamente.
Va comunque detto che prima occorre trovare le specie autoctone resistenti, ma poi se vogliamo un verde funzionale si devono scegliere quelle che crescono senza se e senza ma” ha spiegato Poddi.
L’agronomo evidenzia inoltre come, nella progettazione degli interventi di riqualificazione urbana, sarebbe necessario un maggiore coinvolgimento delle professionalità specializzate nella gestione del verde.
“Avevo chiesto, anche attraverso l’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali, la massima collaborazione per la progettazione delle nuove aree verdi.
Invece continuiamo a vedere molte promesse, ma pochi risultati concreti”.
Secondo una stima tecnica, circa il 37% delle aiuole presenti lungo i marciapiedi di Oristano è oggi privo di alberature.
In molti casi gli alberi non sono mai stati piantati; in altri sono andati perduti a causa di malattie, siccità o abbattimenti resisi necessari per ragioni di sicurezza.
“È la conferma di una certa disattenzione nella gestione del verde pubblico” ha aggiunto Poddi.
“Si continua a parlare di sostenibilità, ma il verde non cresce con le parole.
Servono programmazione, manutenzione e investimenti reali”.
Sarebbe il momento che anche la Regione sostenesse i Comuni, finanziando i Piani del verde urbano?
“Penso sia una proposta importante e condivisibile” ha concluso Carlo Poddi.
“La Regione dovrebbe rendere obbligatoria l’adozione del Piano del verde in occasione della redazione degli strumenti urbanistici comunali, così da sviluppare una pianificazione strettamente integrata con la crescita urbana, sociale, economica e ambientale dei territori.
Per quanto mi riguarda, cercherò di sostenere questa proposta affinché venga recepita anche nel nuovo Piano paesaggistico regionale, sia per le aree costiere sia per quelle interne”.
La sfida non riguarda soltanto Oristano.
Tutti i Comuni sardi saranno chiamati nei prossimi anni a rivedere le proprie politiche sul verde urbano.
Gli alberi non potranno più essere considerati un semplice elemento decorativo, ma una parte essenziale delle infrastrutture cittadine, al pari delle reti idriche o della viabilità.
Per questo sempre più tecnici chiedono una pianificazione fondata su criteri scientifici, investimenti continui e Piani del verde urbano capaci di accompagnare lo sviluppo delle città in un clima destinato, secondo tutte le previsioni, a diventare sempre più caldo.