IL GRANDE "MIRACOLO" DI OTTANA E IL SUCCESSIVO "FALLIMENTO" DI OTTANA...
Giannina Puddu, 13 agosto 2026.
All'inizio degli anni '60, era stato concepito dal gruppo SIR di Nino Rovelli e presentato come il volano capace di trasformare il nord-ovest dell'isola in una superpotenza chimica e di liberare la Sardegna dalla dipendenza agropastorale.
Ma, chi cacchio vuole asserire che la cultura agropastorale sia una "dipendenza" dalla quale emanciparsi???
La cultura agropastorale sarda è la capcità di produzione di cibo di qualità altissima.
Chi ha la sfrontatezza di affermare che questo sia un limite e non un Valore Assoluto da proteggere e valorizzare?
Alla prova dei fatti, la chimica di base si rivelò, per l'appunto, come totalmente avulsa dal contesto locale, altamente energivora e pesantemente inquinante.
Il crollo della chimica italiana e la virata negativa del mercato globale condussero il "polo chimico" verso una lunghissima agonia, lasciando sul campo immani problemi di bonifica ambientale e una forte precarizzazione occupazionale, aggravando la situazione lavorativa precedente.
La nuova balla, ben confezionata e altrettanto bene venduta, era stata che l'insediamento di colossi per la produzione di metalli e alluminio (come Eurallumina e le vicine aziende di metallurgia) avrebbe generato la definitiva riconversione dell'economia mineraria tradizionale del Sulcis verso la modernità pesante.
I "benefattori" del tempo avevano trascurato (ohibò!) l'impatto del costo insostenibile dell'energia cui si appaiarono vicende giudiziarie e sanzioni internazionali a carico della proprietà.
Ciò che resta è un territorio cronicamente in "area di crisi complessa" e dipendente dagli ammortizzatori sociali.
Insomma, un affarone!
Alla fine degli anni Sessanta il paese di Ottana, nel centro Sardegna, divenne il fulcro di un ambizioso progetto di industrializzazione: l’obiettivo della classe dirigente dell’epoca era superare la “arretratezza agro-pastorale” promettendo posti di lavoro e una prospettiva di crescita.
La rincorsa del “miracolo economico” dovette però presto fare i conti con segnali di crisi riconducibili non solo a limiti specifici ma anche al contesto nazionale e internazionale.
Il volume, a partire dallo scavo archivistico, esplora la vicenda Ottana sia da una prospettiva storica, esaminando l’entusiasmo iniziale, le lotte per la difesa del lavoro e le precoci difficoltà economiche e finanziarie, sia sotto il profilo delle scienze sociali, osservando il rapporto tra l’intrapresa industriale e il fenomeno migratorio, la presenza femminile e la cultura musicale popolare sarda.
Lo studio invita a riflettere su un’eredità ambivalente: se da un lato le ciminiere rappresentano un progetto destinato nel lungo periodo al fallimento, dall’altro richiamano speranze e contraddizioni di un’epoca.
Si propone pertanto un contributo al dibattito culturale inquadrando il caso della fabbrica di Ottana non solo nell’ambito locale, ma anche all’interno della più ampia ricostruzione della storia dell’industrializzazione italiana.
Un invito a “fare i conti” criticamente e analiticamente con un recente passato anche per costruire un futuro consapevole.
C'è da sperare che la lezione, ennesima, suggerisca sani propositi per il futuro dell'Isola, preso atto del fatto che, purtroppo, la memoria storica latita e si registra un intrippamento diffuso a favore della realizzazione dell'Einstein Telescope in sardegna.
Mentre, in verità, la Lombardia (Mind Milano, Kilometro Rosso a Bergamo, ComoNext) è l'ecosistema italiano più vicino a una "Silicon Valley", grazie a distretti industriali avanzati, fondi di investimento e parchi scientifici come il Kilometro Rosso e il progetto MIND (Milano Innovation District).
Oppure, il Friuli-Venezia Giulia (Area Science Park): Situato a Trieste, l'Area Science Park è uno dei parchi di ricerca e innovazione multisettoriali più importanti del Paese, con laboratori di altissimo livello e forte vocazione internazionale.
O il Lazio (Polo di Frascati e Tor Vergata) con la sua alta densità di enti di ricerca pubblici e privati (come CNR ed ENEA) concentrati in pochi chilometri quadrati.
Concepire l'Einstein Telescope in Sardegna, tra circa 20 paeselli a vocazione agropastorale, geograficamente distanti dal circuito internazionale della Ricerca Scientifica, siamo sicuri che sia la scelta giusta?
L'obiettivo, oggi, è quello di trasformare i pastori e gli agricoltori in scienziati?
Con la bacchetta magica, in quattro e quattr'otto?
L'Umanità intera ha ragione di essere riconoscente verso gli Scienziati veri così come verso chi ha la capacià di produrre cibo di qualità massima come è quella che ci arriva dalle mani e dal sudore dei Maestri allevatori e agricoltori sardi.
Ognuno ha il suo ruolo e l'inversione dei ruoli genera caos ed effetti drammatici.