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26. marzo 2019

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IMMIGRATI. MOLTI MORTI. MOLTI VIVI

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Di Matteo Maria Martinoli - Milano
Subito dopo avere documentato l'aumento esponenziale dell'immigrazione, decuplicata in tutti i maggiori paesi europei negli stessi anni in cui la natalità europea crollava molto al di sotto del tasso di ricambio generazionale (cioè circa la metà di 2,1 figli per donna), il ritornello mediatico è che comunque non si tratta di cruenta invasione. Migliaia di morti nei naufragi delle carrette-lager non suggeriscono al Segretario  e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di intervenire militarmente contro lo Stato islamico e politicamente con Amministrazioni Internazionali in Libia, Siria e Iraq? La dimensione insostenibile e destabilizzante di migrazioni e debiti pubblici non suggerisce ai governi italiano e greco soprattutto, ma anche francese e tedesco (se mediolungimiranti) di trasformare la BCE in una autentica Banca centrale di proprietà pubblica che emetta moneta non a debito? Il piano B di chi vorrebbe farcela da solo come Stato o regione ci porta dritti alla balcanizzazione dei popoli europei; alla fine della quale l'euro (attualmente moneta straniera) sarebbe soltanto l'ultimo collante a cadere dopo che fosse compiuto lo svuotamento della democrazia rappresentativa e dello stato sociale, ai quali noi europei eravamo convinti di esserci connaturati, in atto.

 

 

FRENIAMO LA FINANZA CHE SPECULA SUL CIBO

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E' necessario un freno alla finanza che specula sul cibo. Questa è una delle grandi aspettative che abbiamo consegnato all'EXPO "Nutrire il pianeta"

 

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Il mondo si aspetta che lo slogan dell’EXPO  “Nutrire il pianeta” diventi un reale impegno per sconfiggere la fame e per bloccare quella finanza che spregiudicatamente continua a speculare sul cibo. Altrimenti le belle parole sulle eccellenze alimentari, sulle indispensabili difese delle biodiversità e sullo sviluppo di una agricoltura diffusa e sostenibile, fatta di produttori e di consapevoli consumatori, striderebbero di  fronte al miliardo e duecento milioni di persone che ancora convivono con lo spettro della fame e dell’indigenza.

 

Da Milano dovrebbe partire un’azione decisa, da parte dei governi, insieme alle altre istituzioni e associazioni interessate, per proibire che banche e hedge fund giochino con i derivati, soprattutto con i futures, sull’andamento dei prezzi dei prodotti agricoli.

 

Il cibo fa parte, con il petrolio e le altre materie prime,  delle cosiddette commodity che sono sempre di più oggetto di morbosa attenzione e di interesse da parte dei settori della finanza in cerca di speculazioni ad alto rischio.

 

Negli ultimi 10 anni si sono registrati momenti di altissima tensione e volatilità su questi mercati. Nel 2007, nel 2010 e nel 2012 si sono avuti dei boom dei prezzi seguiti poi da repentini abbassamenti. Ciò ha prodotto dal 2008 a oggi un aumento medio in termini reali di oltre il 50% dei prezzi delle derrate alimentari.

 

Questi improvvisi movimenti sui prezzi non sono il risultato del “gioco” della domanda e dell’offerta, ma di operazioni in derivati finanziari fatte da attori che non sono né coinvolti né interessati alla produzione o all’acquisto reale dei prodotti.  Sono soprattutto futures, cioè scommesse sul prezzo futuro di un prodotto agricolo o di un minerale.

 

Esperti della Commodity Futues Trading Commission, l’agenzia americana che dovrebbe regolare questi derivati, hanno denunciato che, nel mezzo della grande crisi, i capitali speculativi sul mercato delle commodity di Chicago sono passati dai 29 milioni di dollari del 2003 ai 300 miliardi del 2007-8. Sono chiamati “investimenti passivi” in quanto assumono posizioni speculative di lungo periodo, scommettendo su importanti aumenti dei prezzi del petrolio e/o delle derrate alimentari. Sono capitali su cui, operando con la leva finanziaria, si possono creare derivati finanziari per un valore di 30-100 volte maggiore della base sottostante. In altre parole per ogni tonnellata di grano prodotto se ne possono artificialmente vendere e comprare cento! Si è così inventato anche il “grano di carta”! Prima, con la speculazione sul petrolio, c’erano i cosiddetti “barili di carta”. Sono i miracoli della finanziarizzazione dell’economia.

 

Adesso i prezzi del cibo sono oggetto anche del “high frequency trading”, cioè di operazioni finanziarie gestite automaticamente dai computer, per giocare su piccolissime variazioni del prezzo in millisecondi. Questo sistema, che muove il 90% dei volumi dei futures finanziari, ha già generato “situazioni valanga” con dei veri sconquassi del mercato.

 

In questo modo si manipolano sia le aspettative degli andamenti di borsa che i prezzi, inducendo l’intero mercato a ritenere inevitabile il prezzo indicato dai futures.  

 

I profitti naturalmente sono enormi. Ma l’eccessivo aumento dei prezzi delle derrate alimentari provoca delle impennate inflattive sui prezzi del cibo con effetti devastanti soprattutto nei Paesi più poveri del Sud del mondo. Di conseguenza milioni di famiglie, che solitamente impegnano per l’alimentazione il 75% del loro bilancio, diventano incapaci di provvedere al loro minimo sostentamento, dando luogo, a volte, alle rivolte del pane. Si ricordi che tra le cause delle primavere arabe vi è stato anche l’aumento dei prezzi del cibo provocato dalla speculazione. .

 

Quando poi i prezzi scendono in modo altrettanto repentino, molti piccoli coltivatori, soprattutto dei Paesi emergenti, vengono messi fuori gioco,  incapaci di reggere una volatilità così grande che si trasferisce velocemente dai mercati finanziari globali anche a quelli dei beni reali a livello locale.

 

E’ una aberrante deformazione dell’economia e della vita dei popoli. Le voci che si levano contro sono troppo poche.

 

Solo papa Francesco non si stanca di ripetere, come ha fatto di fronte alla FAO, che “è doloroso constatare che la lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla “priorità del mercato”, e dalla “preminenza del guadagno”, che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria.”

 

Viviamo il paradosso dell’abbondanza: ci sarebbe cibo per tutti, ma molti non lo possono avere, nemmeno per sopravvivere.

 

In un mondo di crescenti conflitti, non solo politici e religiosi, perché non organizzare all’EXPO un incontro su questi temi, con rappresentati della cosiddetta “finanza islamica” che da sempre è schierata contro la speculazione sul cibo e sulle derrate alimentari? Sarebbe un contributo importante per dare concretezza ad idee largamente condivise sul piano teorico, ma, purtroppo, non facilmente attuabili rispetto alle perverse logiche della pura speculazione e del dio danaro.

 

Case di pregio: maggior scelta e calo dei prezzi meno forte

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- 16,1% Milano. - 28,3% Roma. - 39,3% Napoli. 

Di Ufficio Studi TECNOCASA

L'analisi dei top prices dal 2008 ad oggi evidenzia un calo dei valori leggermente inferiore alla media della città. Nei capoluoghi esaminati si è registrata infatti una contrazione del 16,1% a Milano (contro una media del 25,7%), del 28,3% a Roma (contro una media del 30,2%) e del 39,3% a Napoli (contro una media del 42,2%).
Anche le soluzioni di prestigio quindi hanno subito un ribasso dei prezzi, dovuto soprattutto alla difficoltà di incontro tra una domanda estremamente selettiva ed esigente ed un’offerta non sempre all’altezza delle aspettative. 
Si tratta di un segmento che interessa abitazioni dal valore spesso superiore al milione di euro, ricercate ed acquistate da persone molto attente ai dettagli e poco propense a cedere sugli standard qualitativi dell’abitazione.

Nonostante l’offerta sul mercato sia limitata, negli ultimi tempi si registra una maggiore possibilità di scelta per il potenziale acquirente.   

In questo momento, tra le grandi metropoli, Milano è quella che presenta un’offerta di qualità  di nuove costruzioni che rientrano in questo segmento abitativo (da Porta Nuova a City Life e altri interventi in corso nel centro della città). Sono interessati a queste tipologie sia acquirenti che cercano la casa in cui vivere, sia investitori, sia stranieri.
Ci si orienta su tagli superiori a 150 mq, con una buona luminosità, dotati di posto auto o box. Apprezzate anche le soluzioni indipendenti. E' richiesta la presenza di un balcone o del terrazzo, preferibilmente con affacci su piazze rinomate o con vista panoramica. Anche il fatto che l’abitazione sia inserita in contesti immobiliari d’epoca è un elemento importante, soprattutto se ci sono rifiniture architettoniche di prestigio. Si apprezza anche la presenza di soffitti a volte, cassettoni e affreschi. Lo stato di conservazione dell’immobile è poco importante perché quasi sempre l’acquirente preferisce personalizzarlo.
 
MILANO
Nella zona di Brera, corso Garibaldi, Moscova la domanda immobiliare è sempre dinamica e si acquista sia per migliorare la qualità abitativa sia per uso investimento. Tra questi ultimi ci sono anche stranieri e persone residenti in altre regioni italiane che utilizzano l’immobile per i periodi di soggiorno a Milano. In aumento la domanda di chi investe in vista di Expo e che si indirizza soprattutto verso monolocali e bilocali da affittare durante l’evento. Le quotazioni immobiliari per le abitazioni situate in via Solferino, via Varese e corso Garibaldi vanno da 5000-6000 € al mq per le soluzioni in buono stato a 9000 € al mq per quelle ristrutturate. Prezzi simili anche per le soluzioni ristrutturate presenti in via Pontaccio, via Fiori chiari,  piazza del Carmine e via Monti di Pietà dove talvolta si toccano top prices di 10 mila € al mq così come in largo Treves, una delle aree top di Brera. Altre zone ambite sono Piazza XXV Aprile e corso Como dove si registrano valori medi per immobili in buono stato di 5000-6500 € al mq con punte massime di 7000-8000€ al mq. Quotazioni elevate anche in Porta Romana, in particolare in via Rigoni, via Quadronno e piazza Mondadori: 6000 € al mq per immobili in buono stato.

ROMA
Il mercato immobiliare del Centro storico di Roma ha visto muoversi prevalentemente investitori alla ricerca di appartamenti da mettere a reddito e da destinare ad attività di B&B o casa vacanza (con questa finalità si cerca soprattutto nel quartiere Prati-Cavour) e naturalmente chi cerca la prima casa. Nelle zone del cuore di Roma come il Pantheon ed il Ghetto Ebraico non si superano gli 8000 € al mq per le soluzioni da ristrutturare con punte di 10 mila € al mq per le abitazioni in buono stato. I valori salgono ancora per le soluzioni posizionate in via del Babuino e in piazza di Spagna dove si raggiungono punte di 13 mila € al mq. Anche nella zona di Colle Oppio si toccano valori  elevati per le soluzioni ristrutturate posizionate in via Bonghi e via Mecenate che hanno prezzi medi per un buon usato di 5000-6000 € al mq per toccare punte di 10 mila € per abitazioni dotate di terrazzo e con vista sul Colosseo. Altre zone particolarmente ricercate sono  salita del Grillo (che offre immobili papali), via Madonna dei Monti, via dei Serpenti, via S. Agata dei Goti strade in cui si possono trovare anche immobili con vista sui Fori Imperiali. Anche in questo caso si registrano top prices di 10 mila € al mq. Nella zona di corso Trieste-Villa Torlonia si registra soprattutto un mercato immobiliare di prestigio con soluzioni che si trattano a prezzi medi di 7500 € al mq (nel famoso Quartiere Coppedè possono arrivare a costare 9000-10000 € al mq).

NAPOLI
Nel quartiere di Petrarca-Orazio si registra un discreto dinamismo, soprattutto su tagli di spesa di 600-700 mila €. Difficoltà per le vendite dal valore superiore al milione di €. Si muovono prevalentemente acquirenti alla ricerca dell’abitazione principale per realizzare un acquisto migliorativo. Importante lo spazio esterno con vista panoramica sul golfo di Napoli. In questa zona si trovano prevalentemente appartamenti in piccoli contesti condominiali oppure in piccoli parchi. La presenza di elementi di prestigio fa toccare prezzi di 8000 € al mq contro una media della zona di 4000-6000 € al mq.
Altra zona apprezzata da chi cerca immobili signorili è via Posillipo nell’omonimo quartiere. Ci sono parchi condominiali signorili, alcuni dei quali con piscina e campi da tennis e con quotazioni medie intorno a 6000 € al mq, punte massime che si possono spuntare al momento. Sono presenti anche delle ville singole padronali di 300-400 mq, con terrazzi di oltre 100 mq e con accesso diretto al mare. Le valutazioni si aggirano intorno a 2 milioni di euro. Su queste tipologie immobiliari si riscontra un’offerta molto contenuta. Altre soluzioni di prestigio sono disponibili a Marechiaro, borgo molto verde che si sviluppa fino al mare e che è composto da abitazioni storiche, ville d’epoca e parchi e palazzine degli anni ’60-’70. I valori si attestano intorno a 6000 € al mq.

CHE FINE HA FATTO LA SEPARAZIONE TRA BANCHE COMMERCIALI E BANCHE D'AFFARI?

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TOLLERANZA SI.  JOCONDORAGGINE NO.

Il 27 marzo dell'anno 2014, alla CAMERA DEI DEPUTATI N. 2240, era stata presentata una proposta di legge, d'iniziativa dei deputati, per l'attuazione della  modifica all’articolo 10 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385, in materia di separazione tra le banche commerciali e le banche d’affari.

Di Giannina Puddu

Era stata un' iniziativa di grande spessore politico ed altrettanta lucidità. Abbiamo fatto il giro completo  e siamo già andati oltre, a più di un anno da allora. Niente è accaduto. Niente si dice. Tutto tace sul fronte della separazione delle attività bancarie. Perchè, è vero, la confusione delle attività genera un riverbero economico e sociale degno della critica più aspra. Autori dell'iniziativa gli onorevoli: Bianconi, Corsaro, Laffranco, Marotta e Fabrizio di Stefano. Onore al merito! Ma perchè non ha prodotto l'esito per cui era stata realizzata? Cosa ne è stato?

Mi sono attivata ed ho verificato che si tratta dell'a.c. 2240. Che è stato assegnato alla Commissione VIa Finanze della Camera, ma ancora non è iniziato l'esame.

Ohibo?! Perbacco! Per dinci! E come mai, ci vuole tutto questo tempo, solo per iniziare un processo di comprensione per poi assumere una decisione? Il ciclone Renzi ha assorbito tutte le attenzioni dei membri della Camera? Possiamo capire. Ma così a lungo? Così da neanche aprire la prima pagina del dossier di questa questioncella? 

 

Siamo orientati alla tolleranza ed alla comprensione ma non alla giocondoraggine. E pensare che le argomentazioni espresse dai 5 deputati erano prorpio corrette, tanto che mi piace, assai, riproporle di seguito per la soddisfazione di chi avrà voglia di leggerle o rileggerle:

 

ONOREVOLI COLLEGHI ! — È noto che uno dei maggiori ostacoli alla ripartenza della nostra economia nel difficile momento che stiamo vivendo è che il credito non perviene all’economia reale: sono anni che il credito non arriva più alle famiglie e alle imprese. I dati forniti dalla Banca d’Italia relativi agli ultimi dodici mesi indicano che le banche, nel periodo giugno 2012-giugno 2013, hanno tagliato più di 50 miliardi di euro nei confronti delle famiglie e delle imprese; per le aziende la riduzione dei
finanziamenti è stata di 42,8 miliardi di euro (-4,85 per cento), mentre per i cittadini il calo ha raggiunto 8,5 miliardi di euro (-1,3 per cento). Complessivamente, dunque, nell’arco di un anno, la diminuzione dei prestiti bancari al settorerivato è stata di 51,3 miliardi di euro (-3,43 per cento). Nel solo giugno 2013 i prestiti sono calati di oltre 8 miliardi di euro rispetto al mese precedente. Purtroppo nel nostro sistema economico il mondo bancario è centrale e indispensabile. Esso dovrebbe svolgere anche funzioni che presiedono allo sviluppo dell’economia e alla promozione delle attività e non semplicemente attrezzarsi con la finalità della massimizzazione del profitto. Va detto chiaramente che il libero mercato di per sé non racchiude sempre i canoni dell’eticità, ma comporta e giustifica la guerra dei profitti. In tale senso appare migliore destinazione del denaro ricevuto o raccolto, l’investimento speculativo in prodotti finanziari piuttosto che nel rischio d’impresa altrui o nell’acquisto di beni immobili da parte dei clienti richiedenti mutui. La possibilità di svolgere contemporaneamente le due antitetiche tipologie di
attività consente che l’attività di trading sia finanziata con i fondi ritratti dalla raccolta e con i depositi bancari. È evidente quindi che la soluzione realmente efficace per pone fine a questa inaccettabile situazione che penalizza almassimo l’economia nazionale consiste nel rompere il « cordone ombelicale » tra depositi dei clienti e risorse utilizzate per svolgere il trading speculativo, distinguendo nettamente le due tipologie di banche: quella commerciale ordinaria e tradizionale e quella speculativa che svolge
attività di commercio in proprio di strumenti finanziari. Il principio, del resto come abbiamo visto, era già previsto nel nostro ordinamento giuridico ed era alla base del previgente testo unico in materia bancaria abrogato dalla riforma del 1993. Negli ultimi anni il tema della separazione delle banche è stato al centro di un acceso dibattito anche in sede europea: nel novembre del 2011 la Commissione europea ha incaricato una commissione di esperti indipendenti, presieduta dal Governatore
della Banca centrale finlandese Erkki Liikanen, di approfondire la tematica e di sviluppare una proposta. La commissione ha presentato le proprie conclusioni nell’ottobre dell’anno successivo, optando per una riforma strutturale complessiva del sistema bancario che preveda, tra gli altri punti, anche e specificamente la separazione dell’attività in banca da quella ordinaria a quella speculativa in proprio, seppure con la previsione di una soglia limite. Le conclusioni della commissione di Liikanen sono state sottoposte a un processo di consultazione pubblica, e la Commissione europea sta valutando se trasformarle in proposte normative vere e proprie. Dal punto di vista normativo, tuttavia, prevedere la semplice separazione delle attività delle banche non è sufficiente, posto che non supera la criticità di un unico soggetto che esercita, seppure con limitazioni, la duplice attività. Occorre quindi intervenire in modo incisivo distinguendo tra le due tipologie di banche e separando nettamente i soggetti che operano in una delle due categorie da quelli che operano nell’altra. Conseguentemente, la proposta di legge intende introdurre nel vigente testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 il principio della separazione dell’attività di commercio in proprio di strumenti finanziari dalle restanti attività esercitate dalle banche. La proposta di legge attribuisce inoltre alle banche il termine di un anno per esercitare l’opzione in favore dell’attività che intendono svolgere e per adattare ad essa il loro assetto societario.

 

LE MAJOR EUROPEE DELL'OIL&GAS LANCIANO UN APPELLO SULLA TARIFFAZIONE DLLE EMISSIONI DI ANIDRIDE CARBONICA

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Parigi, 1 giugno 2015 – Le principali società dell’oil & gas BG Group plc, BP plc, Eni SpA, Royal Dutch Shell plc, Statoil ASA e Total SA, hanno annunciato oggi il loro appello ai governi di tutto il mondo e alla United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) per chiedere l’introduzione di sistemi di tariffazione delle emissioni di anidride carbonica creando quadri normativi chiari, stabili e più ambiziosi che possano, alla fine, armonizzare i diversi sistemi nazionali. Ciò ridurrebbe l'incertezza e incoraggerebbe modalità più vantaggiose per ridurre ampiamente le emissioni di anidride carbonica.
Le sei società firmatarie hanno esposto la propria posizione in una lettera congiunta, sottoscritta dai rispettivi Amministratori Delegati, indirizzata al Segretario Esecutivo dell’UNFCCC e al Presidente della XXI Conferenza delle Parti (COP21) dell’UNFCCC. La lettera precede gli incontri che si svolgeranno nell’ambito della COP21 dell’UNFCCC il prossimo dicembre a Parigi.
Con questa iniziativa congiunta senza precedenti, le società riconoscono sia l'importanza della sfida che pone il cambiamento climatico sia l'importanza dell'energia per la vita umana e per il benessere generale. Riconoscono che l'attuale tendenza delle emissioni di gas serra sia superiore rispetto a quello che l’Intergovernmental Panel on Climate Change afferma essere necessario per contenere l'aumento della temperatura globale a non più di 2 gradi centigradi, e si dicono pronti a contribuire con delle soluzioni.
Come scrivono gli Amministratori Delegati nella lettera:
“La nostra industria sta affrontando una sfida: occorre soddisfare una maggiore domanda di energia emettendo meno CO2
Gli Amministratori Delegati delle società firmatarie hanno contestualmente inviato un'ulteriore lettera alla stampa nella quale esprimono questa posizione sulla tariffazione del carbonio e anche il ruolo che il gas naturale può svolgere nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica. . Siamo pronti a rispondere a tale sfida e a fare la nostra parte. Crediamo fermamente che la tariffazione del carbonio scoraggerà le opzioni ad alto tasso di emissioni e ridurrà l'incertezza stimolando gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni e l’uso delle risorse giuste nei tempi necessari. Ora abbiamo bisogno che i governi di tutto il mondo forniscano questo quadro regolatorio e crediamo che la nostra presenza al tavolo di discussione sarà utile per delineare un approccio che possa essere pratico e fattibile”. (Helge Lund, BG Group Plc; Bob Dudley, BP plc; Claudio Descalzi, Eni SpA; Ben van Beurden, Royal Dutch Shell plc, Eldar Sætre, Statoil ASA, Patrick Pouyanne, Total SA).


Gli Amministratori Delegati delle società firmatarie hanno contestualmente inviato un'ulteriore lettera alla stampa nella quale esprimono questa posizione sulla tariffazione del carbonio e anche il ruolo che il gas naturale può svolgere nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

 

Occorrono regole di buon senso: l’esempio di un nuovo sistema per la fibra ottica.

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E' l'ora del buon senso?

Di Guido Colomba

L'Ocse torna a parlare di diseguaglianze che si sono accentuate dal 2007 ad oggi ed in maniera più marcata in Italia (es. il 20% degli italiani ha il 61% della ricchezza). Al tempo stesso, sei banche globali sono state multate negli Usa per 5,6 miliardi per aver manipolato il mercato dei cambi Forex. Alcune di esse erano già state multate per aver manipolato il tasso Libor. Per non parlare dei derivati, strumenti finanziari all'origine del crash 2008 della Lehman Brothers (con le agenzie di rating silenziose...), che continuano a dilagare sui mercati e non solo (il Tesoro italiano ne ha comprati per 162 miliardi di valore nozionale con una perdita potenziale mark to market di 42 miliardi). Tutto ciò si traduce in una trappola per l'economia reale poichè la liquidità affluisce in gran parte nei mercati finanziari tanto che lo stesso Mario Draghi, presidente Bce, ammette che "la crescita è troppo bassa in Europa". Non sorprende che si chieda a gran voce di "escludere le banche che manipolano il mercato" (re: D. Masciandaro, Il Sole24Ore) visto che le multe non le scoraggiano da questi gravi comportamenti. Ecco perchè si invoca una revisione profonda della classe dirigente. Qualche spiraglio? Un esempio viene dall'imminente decreto sulla "banda larga" che obbliga nelle fasi di scavo (energia, acqua, trasporti ecc,) "la posa contestuale di minitubi standard vuoti per il passaggio di cavi in fibra ottica" (i rifacimenti dei manti stradali per "scavi singoli" testimoniano da anni gli sprechi delle municipalizzate e i disagi dei cittadini). La tanto invocata innovazione tecnologica ha come punto di partenza proprio la fibra ottica che vede l'Italia in posizione molto arretrata. Ed è un tassello essenziale quando si affronta il tema di una vera politica industriale. Sul tema vi è una seconda considerazione. Se il sistema bancocentrico è inceppato per il peso dei "bad loans" (sfiorano oramai i 190 miliardi) nè la proposta di una "bad bank" ha finora trovato a Bruxelles una soluzione operativa, è evidente che occorre puntare ad un più facile accesso al credito per le PMI e per la filiera immobiliare. Negli Usa è intervenuta la Sec a regolamentare il ricorso alla rete internet per trovare finanziamenti ("crowd funding"). Il risultato è che vi sono 70 piattaforme operative nel solo settore immobiliare senza contare le piattaforme già in funzione per le start up e per i settori più innovativi. Solo facilitando l'offerta del risparmio nel mercato dei capitali è possibile rendere meno vincolante il sistema bancocentrico italiano spesso alimentato dalle clientele e dalle lobby politiche. E ciò proprio nell'interesse del sistema bancario che vedrebbe le imprese costrette, rivolgendosi alla "rete" ed in regime di concorrenza, a dare piena visibilità ai loro progetti di sviluppo, ai ritorni attesi, al marketing e alla innovazione. (Guido Colomba, editor, copyright 2015, edizione italiana) 

Eni: nuova scoperta di gas e condensati nell’ offshore della Libia

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San Donato Milanese,  26 maggio 2015 – Eni ha effettuato una nuova scoperta a gas e condensati nell’offshore della Libia, nel prospetto esplorativo Bouri Nord, situato nell’Area D,  a 140 chilometri dalla costa e 20 chilometri a nord del campo di Bouri.  La scoperta e’ stata effettuata attraverso il pozzo A1-1/1, perforato  in 125 metri di acqua. Il pozzo ha incontrato   gas e condensati nella formazione  Metlaoui di età Eocenica. Durante il test di produzione, limitato dalle infrastrutture di superficie, il pozzo ha prodotto  1.340 barili di olio equivalente al giorno. Nella configurazione di produzione si stima che il pozzo possa raggiungere oltre 3.000 barili di olio equivalente al giorno. Si tratta della seconda scoperta esplorativa effettuata da Eni nell’Area D dell’offshore libico dall’inizio del 2015.   Eni, attraverso la propria consociata Eni North Africa BV, e’ operatore della Contract Area D in cui detiene la quota del 100% nella fase esplorativa. Eni e’ presente in Libia dal 1959, dove attualmente produce oltre 300.000 barili giorno di olio equivalente.

Il braccio di ferro tra Washington e Berlino alla stretta finale

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Mario Draghi: "Senza riforme l'unione monetaria è a rischio." 

Di Guido Colomba

Nell'attuale caos geo-politico è poco probabile che la Fed proceda ad un secondo salvataggio dell'euro senza adeguate contropartite da parte della Merkel e dei suoi falchi del Nord. Se ne è fatto portavoce Mario Draghi: "Senza riforme l'unione monetaria è a rischio". Il presidente della Bce è stato molto esplicito:"Le divergenze tra i Paesi tendono a diventare esplosive e minacciano l'euro". Vi sono alcuni punti fermi. (1) Le Borse continuano a consolidare (talora a migliorare i risultati ottenuti) ma, di fatto, sono nelle mani delle banche centrali. Se si chiude il rubinetto della liquidità illimitata, lo scoppio della "bolla" diviene un rischio reale. (2) Di qui la crescente asimmetria con l'economia reale. Le proteste elettorali della Spagna e della Polonia riflettono questa situazione e spingono Renzi a chiedere "un'Europa costruita dal basso". (3) Romano Prodi, ex presidente della Commissione, avverte che l'Europa è alla canna del gas."Nel 2012, ha ricordato, con 30-40 miliardi si poteva risolvere la crisi greca. Oggi rischia di costare dieci volte di più". (4) Lo stesso Tsipras denuncia l'incongruenza della UE di chiedere un avanzo primario alla Grecia che ha il 25% di disoccupazione ed ha già licenziato 240.000 dipendenti pubblici. "L'austerity - ha detto - l'abbiamo già fatta". Quale è la risposta di Bruxelles? Il piano Junker, a nove mesi di distanza dall'annuncio, è divenuto un ectoplasma con buona pace di quanti ne hanno cantate le lodi. Inoltre il potere della Commissione si è trasferito a Berlino. L'errore principale della Cancelliere tedesca è di avere assunto, dal 2012 ad oggi, una posizione in netto contrasto con la Casa Bianca e con la Fed. L'esempio più eclatante è il ritardo della Bce, provocato dalla Merkel, nel dare attuazione al QE che oggi appare di segno opposto alla Fed. Un incrocio a somma zero. Ecco perchè l'ottimismo di Visco è del tutto fuori luogo e ricorda le affermazioni di Saccomanni ai tempi del governo Monti (2011-2012). La Banca d'Italia non solo ha perso gran parte del suo potere, dopo l'avvento della vigilanza unica della Bce, ma continua a subire i contraccolpi intellettuali di un modello di riferimento (quello tedesco) del tutto negativo per gli interessi italiani. Il "capitalismo di relazione" ha visto per troppi anni in prima fila proprio i vertici di palazzo Koch. La vicenda Mps (con il contorno dei derivati "swaptions") costituisce l'esempio più classico. Ed è inutile che Bazoli si erga a paladino a tempo scaduto. Purtroppo, l'Italia non è ancora attrezzata (la riforma della PA è già in ritardo) per gestire la nuova situazione. C'è una spesa pubblica che soffoca il Paese (Sergio Rizzo ha denunciato le "diecimila sedi dello Stato") nonostante la crisi del debito sovrano esplosa nel 2012. Non a caso il debito pubblico continua a salire. La correlazione è diretta: l'onda antisistema si ferma solo eliminando sprechi e corruzione. (Guido Colomba, editor, copyright 2015, edizione italiana) 

Contro gli opposti pessimismi

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Per uscire dal declino e dalla crisi. Di Luigi Spaventa - a cura di Daniela Condò

Qual è il senso e, quindi, il valore di un libro che raccoglie gli articoli pubblicati da Luigi Spaventa tra il settembre del 2002 e il luglio del 2011? Certamente non un semplice omaggio a un uomo, che nella propria vita ha collezionato una somma di esperienze particolarmente importanti e diversificate: dall’accademia, alla politica, al settore creditizio, alle Istituzioni. Spaventa è stato, infatti, docente di Economia Politica all’Università Sapienza di Roma, Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica nel governo Ciampi nel biennio 1993/94, Presidente del Monte dei Paschi di Siena e di Italian International Bank, Presidente della Consob tra il 1998 e il 2003. Una prima convincente risposta all’interrogativo iniziale la fornisce Francesco Giavazzi nella sua breve prefazione, quando, ricordando il ruolo unico e insostituibile di Spaventa per molti economisti della sua generazione, sottolinea “la sua capacità di contribuire ai dibattiti sulla politica economica senza mai dimenticare che questi dibattiti rischiano di essere vuoti se non sono saldamente ancorati alla teoria e all’evidenza empirica”. I due aspetti della rigorosa preparazione scientifica e del costante riferimento a una realtà non solo “immaginata”, ma suffragata dal riscontro effettivo, emergono pienamente nella bella introduzione di Antonio Pedone, curatore di questa raccolta di scritti e che di Spaventa è stato amico, estimatore e sodale in numerose vicende che li hanno accomunati. Il lettore viene così accompagnato per mano dalla guida preziosa dell’introduzione attraverso le principali vicende economico-politiche che hanno caratterizzato questa prima parte del nuovo secolo in Italia e nel mondo, disponendo di un filo logico interpretativo che ancor meglio permette di apprezzare la qualità degli scritti di Spaventa. Sotto la sua lente di attento e preparato osservatore, passano due temi fondamentali di grande attualità: da un lato la bassa crescita economica dell’Italia e le sue ragioni contingenti e strutturali, con i ripetuti inviti a concentrarsi sul miglioramento della qualità di molti servizi pubblici e sull’avvio di un serio programma di realizzazione delle infrastrutture immateriali; dall’altro le cause della grande crisi del nuovo secolo, dagli squilibri economici mondiali, all’accelerazione incontrollata dell’innovazione finanziaria, al discutibile funzionamento dei mercati e delle istituzioni in un quadro di riferimento orientato a un’eccessiva deregolamentazione. Ma come dimenticare, anche alla luce delle più recenti vicende greche, le pagine dedicate da Spaventa all’adesione inopinata dell’Italia all’Euro, ai vantaggi di questa operazione e all’inconsistenza di qualsiasi ipotesi di uscita dall’eurosistema? In definitiva, una solida testimonianza di rigoroso impegno civile, esemplare anche per le scelte delle future generazioni, e che si ispira a Keynes per evitare i contrapposti errori di pessimismo: quello dei rivoluzionari, fautori di soluzioni violente e quello dei conservatori, contrari a qualsiasi esperimento innovatore.

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