Secondo gli investigatori, il sistema si sarebbe fondato sull’utilizzo di prestanome, società schermate e professionisti compiacenti, con l’obiettivo di reinvestire denaro di provenienza illecita nel business dell’energia verde.
Un modello che negli anni ha attirato l’attenzione della magistratura antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia.
Se in Sicilia diversi filoni investigativi hanno già portato a sequestri milionari e a condanne definitive, in Sardegna non risultano allo stato attuale analoghe contestazioni giudiziarie di pari portata legate ai grandi impianti energetici.
Tuttavia l’Isola viene osservata con attenzione dagli organi investigativi per la straordinaria crescita del comparto delle rinnovabili e per l’arrivo di numerosi operatori interessati a realizzare parchi eolici e fotovoltaici.
Gli esperti di contrasto alle infiltrazioni mafiose evidenziano infatti che i rischi non riguardano necessariamente la proprietà degli impianti, ma possono manifestarsi lungo l’intera filiera: acquisizione dei terreni, intermediazioni, subappalti, movimento terra, trasporti e servizi collegati ai cantieri.
Al momento non emergono elementi che consentano di affermare l’esistenza di un collegamento diretto tra le recenti indagini della DDA di Palermo e specifiche operazioni in Sardegna.
Tuttavia gli investigatori non escludono che organizzazioni criminali operanti in altre regioni possano tentare di intercettare parte degli investimenti legati alla transizione energetica, un settore che movimenta miliardi di euro e che rappresenta una delle principali sfide per la prevenzione antimafia nei prossimi anni.
Le stesse relazioni della DIA hanno più volte sottolineato come le mafie moderne preferiscano sempre più spesso l’infiltrazione nell’economia legale piuttosto che il controllo del territorio attraverso la violenza, puntando su attività imprenditoriali, finanziarie e speculative. Un fenomeno che rende indispensabili verifiche rigorose sulla provenienza dei capitali e sulla trasparenza delle società coinvolte nei grandi progetti energetici.
In questo quadro, la Sardegna, al centro di una massiccia corsa agli investimenti nelle energie rinnovabili, rappresenta un territorio strategico che richiede particolare attenzione da parte delle autorità, pur in assenza di evidenze giudiziarie che colleghino direttamente i grandi progetti in corso alle più recenti inchieste antimafia siciliane.
In questo contesto ha suscitato curiosità anche quanto segnalato nei giorni scorsi dall’ex parlamentare Mauro Pili, che attraverso un post sui social ha riferito della presenza di un velivolo leggero che, sia domenica 31 maggio e il 2 giugno, ha effettuato numerosi passaggi lungo la costa occidentale della Sardegna, tra Alghero e Oristano.
Al momento non vi sono elementi che consentano di attribuire particolari significati a quei sorvoli. Potrebbero essere riconducibili a normali attività di monitoraggio, rilievo o ad altre operazioni perfettamente lecite.
Tuttavia la circostanza ha alimentato ulteriori interrogativi perché proprio lungo quel tratto di mare sono stati presentati alcuni dei principali progetti di eolico offshore previsti in Sardegna.
Tra l’Oristanese (S’Archittu) e Alghero (Capo Caccia).