Sicurezza energetica: perché l’elettrificazione è diventata un imperativo geopolitico

Sicurezza energetica: perché l’elettrificazione è diventata un imperativo geopolitico
Diane Neuville, CFA, Fund Manager, ODDO BHF Green Planet, ODDO BHF AM SAS.

Milano, 29 settembre 2026. Di Diane Neuville, CFA, Fund Manager, ODDO BHF Green Planet, ODDO BHF AM SAS

In passato, la sicurezza energetica ruotava attorno all’accesso ai combustibili fossili: garantire le rotte di approvvigionamento, gestire le riserve e assicurare la stabilità delle importazioni.

Questo paradigma sta rapidamente diventando obsoleto.

L’elettricità non riguarda più semplicemente il trasferimento dell’energia: sta diventando un’infrastruttura strategica, fondamentale per la sovranità economica e la resilienza industriale.

I recenti eventi geopolitici hanno reso evidente questo cambiamento.

La dipendenza dell’Europa dal gas russo, che prima del 2022 rappresentava oltre il 40% delle importazioni, ha mostrato quanto profondamente i sistemi energetici possano condizionare l’autonomia politica.

Quando i flussi sono stati bruscamente ridotti, le conseguenze sono state immediate: shock dei prezzi, interruzioni dell’attività industriale e una costosa riorganizzazione delle catene di approvvigionamento. Non si parlava più di semplice diversificazione, ma di controllo.

In questo nuovo contesto, l’elettrificazione sta assumendo un significato diverso.

Viene spesso presentata come una risposta al cambiamento climatico, ma la sua accelerazione è sempre più determinata da considerazioni strategiche.

Produrre elettricità a livello locale – da fonti rinnovabili o dal nucleare – riduce l’esposizione agli shock esterni, alla volatilità dei mercati delle materie prime e alle tensioni geopolitiche. In questo modo, una parte del sistema energetico viene saldamente ancorata all’interno dei confini nazionali. 

Ciò non elimina il rischio, ma lo trasforma.

L’elettricità non può essere immagazzinata o reindirizzata a livello globale con la stessa flessibilità del petrolio o del gas.

Dipende da un sistema strettamente integrato: generazione, trasmissione, distribuzione e bilanciamento in tempo reale.

Di conseguenza, la sicurezza energetica non è più definita dall’accesso alle risorse, bensì dalla capacità di costruire e gestire infrastrutture complesse.

Allo stesso tempo, sta cambiando la portata della domanda.

Il consumo globale di elettricità sta accelerando a un ritmo senza precedenti e questa crescita non è più circoscritta alle economie emergenti.

Dopo oltre un decennio di stagnazione, le economie avanzate sono rientrate in una fase di espansione sostenuta, trainata dalle infrastrutture digitali, dall’elettrificazione dei trasporti, dai sistemi di riscaldamento e dalla graduale trasformazione dell’industria.

Si tratta di una discontinuità strutturale, non di una ripresa ciclica.

 

Le implicazioni di tutto ciò sono tangibili.

L’elettricità deve oggi sostenere utilizzi al tempo stesso più numerosi e più esigenti.

I data center, ad esempio, richiedono livelli di affidabilità pressoché assoluti. L’elettrificazione industriale determina nuovi profili di carico.

La generazione rinnovabile decentralizzata introduce variabilità in sistemi progettati per garantire stabilità. Tutto ciò accresce la complessità tecnica e operativa dei sistemi elettrici.

È qui che emerge il vero vincolo.

Mentre la capacità di generazione aumenta rapidamente – trainata dalle fonti rinnovabili, che oggi rappresentano circa il 90% della nuova capacità installata (IRENA, 2024) – le reti faticano a tenere il passo.

Molte sono state progettate decenni fa per un modello centralizzato e oggi risentono dell’invecchiamento delle infrastrutture, mentre devono far fronte alla crescita della domanda e a flussi bidirezionali.

Ne deriva una strozzatura sempre più evidente: ritardi nelle connessioni, aumento dei costi e pressioni crescenti sulle catene di approvvigionamento delle apparecchiature.

L’elettrificazione crea quindi un paradosso.

Da un lato, rafforza la sovranità nel lungo periodo riducendo la dipendenza dai combustibili importati; dall’altro, accresce la dipendenza da infrastrutture ad alta intensità di capitale, tecnologicamente complesse e caratterizzate da lunghi tempi di realizzazione. Il controllo si sposta dal possesso delle risorse alla capacità del sistema: dall’accesso all’energia alla capacità di gestirla.

Per gli investitori, questo cambiamento è fondamentale.

L’elettrificazione non dovrebbe essere considerata come una semplice scommessa tematica sulla transizione energetica, bensì come un’esposizione a priorità economiche strutturali difficilmente reversibili, ovvero indipendenza energetica, competitività industriale, stabilità macroeconomica e resilienza agli shock esterni.

Ciò che conta non è soltanto dove viene prodotta l’elettricità, ma anche come viene trasportata, stabilizzata e utilizzata.

Il valore risiede sempre più nei fattori abilitanti: reti, apparecchiature, sistemi di accumulo e software che consentono al sistema elettrico di funzionare in un contesto caratterizzato da vincoli e complessità crescenti. Non si tratta di investimenti discrezionali. Sono prerequisiti indispensabili.

Un’altra caratteristica fondamentale di questa dinamica è la sua capacità di resistere alle oscillazioni delle politiche pubbliche.

Anche se le priorità politiche dovessero cambiare, le esigenze infrastrutturali sottostanti rimarrebbero. L’elettricità, qualunque sia la fonte da cui proviene, deve comunque essere trasmessa, trasformata e distribuita con un elevato livello di affidabilità. La natura fisica di questi vincoli conferisce al ciclo degli investimenti una durata che va oltre i cambiamenti delle politiche nel breve periodo.

In definitiva, l’elettrificazione sta ridefinendo il concetto di potere, sia dal punto di vista economico sia geopolitico.

In un mondo frammentato, la sovranità non si misura più soltanto in termini di accesso alle risorse, ma anche attraverso la capacità di gestire sistemi elettrici resilienti, efficienti e autonomi.