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24. novembre 2017

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Interviste e news

DEUTSCHE BANK: BANCA A RISCHIO SISTEMA

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Negli incontri del presidente Obama  con la cancelleria Merkel e con gli altri capi di governo europei i temi in discussione sono stati indubbiamente diversi, come il terrorismo, le sanzioni contro la Russia ed il futuro dell’Unione europea. Forse del più preoccupante, almeno nel breve periodo, pare che non si sia parlato: la crisi finanziaria e il ruolo della Deutsche Bank, il marchio tedesco che dovrebbe essere sinonimo di affidabilità.  

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

La banca, infatti, sarebbe coinvolta in circa 6000 casi legali, tra i quali alcuni davvero dirompenti.

Sembra che, nelle stesse ore in cui Obama elogiava la Merkel, si sia scatenato un duro scontro all’interno della DB su che dire alle agenzie internazionali di controllo relativamente alle sue responsabilità nella manipolazione del tasso Libor (London Interbank Offered Rate) e dei prezzi dei metalli preziosi. Si ricordi che il Libor è il tasso di riferimento per centinaia di trilioni di transazioni finanziarie a livello mondiale, dai derivati alle più semplici operazioni bancarie.  In passato la banca è stata al centro di grandi scandali e anche ora si vorrebbe chiudere questi casi pagando semplicemente una multa in cambio del blocco delle indagini. Il Serious Fraud Office (SFO) di Londra ha recentemente emesso mandati di cattura nei confronti di 5 cittadini europei, di cui ben 4 della DB, accusati di cospirazione e frode nella manipolazione dell’Euribor (la versione dell’euro interbank offered rate). Anche la Corte Suprema inglese ha  preso posizione contro la DB e altre banche europee per aver cercato di evadere il pagamento delle tasse sui bonus erogati agli alti manager sottoforma di azioni di imprese offshore create ad hoc. L’anno scorso la maggiore banca tedesca ha pagato ben 2,5 miliardi di dollari di multa per chiudere il caso dei tassi manipolati. Ha inoltre versato 258 milioni di multa alle autorità americane per aver violato le sanzioni Usa nei confronti di Paesi come la Siria e l’Iran. E’ da notare che dall’inizio dell’anno a oggi le azioni DB hanno perso il 25%, toccando ribassi anche del 40%. Per dimostrare solidità, la banca, nel mezzo della tormenta di qualche settimana fa, annunciò l’intenzione di comprare circa 5 miliardi di euro delle sue stesse obbligazioni. Ma il problema più esplosivo per la DB in quanto banca sistemica e quindi pericolosa per l’intera finanza globale è ancora una volta la dimensione della sua bolla di derivati finanziari otc che, in valore cosiddetto nozionale, è pari a circa 55 trilioni di euro. Si tratta di circa 20 volte il pil tedesco e di quasi 6 volte quello dell’intera eurozona. In questo settore è di fatto la banca più esposta al mondo.  I timori di potenziali perdite fanno tremare i polsi a tutti, al management, agli investitori, ai clienti e finanche ai governi e alle banche centrali. Tanto che qualcuno incomincia a paragonare la DB alla Lehman Brothers, il cui collasso nel 2008 diede il via alla più devastante crisi finanziaria globale tuttora irrisolta.  Indubbiamente la DB ha criticità molto importanti. Il suo debito in circolazione si avvicinerebbe ormai ai 150 miliardi.  Si parla di almeno 32 miliardi di euro in titoli altamente tossici e ad altissima leva finanziaria. Sarebbero titoli difficilmente solvibili. Avrebbe una montagna di obbligazioni convertibili largamente già svalutate, quelle che in caso di crisi potrebbero essere trasformate in azioni e utilizzate per i necessari pagamenti richiesti dal nuovo sistema del bail-in. Infatti il problema della leva finanziaria, come per altre banche too big to fail, per la DB è molto rilevante. Esso indica quanto capitale ha la banca per ogni euro di asset posseduto. Oggi per un euro di capitale ha circa 20 euro di asset, cioè titoli di vario tipo, escludendo di derivati otc tenuti fuori bilancio. Come è noto, maggiore è la leva e maggiore è il rischio in caso di riduzione del valore degli asset e di conseguenza il rischio di perdita del valore della banca stessa.  Se si considera la gravità della situazione della BD è davvero strano che Berlino possa continuare ad ergersi come unico garante della stabilità europea e della giustezza delle sue politiche economiche. L’Unione europea e l’Italia, se davvero hanno a cuore il loro futuro e la crescita, non possono continuare ad ignorare una situazione così grave che potrebbe riverberare effetti devastanti sull’economia europea e sul sistema bancario e finanziario. 

L'ESPERIENZA DI UN INVESTITORE ITALIANO CON CREDIT SUISSE

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Di Gianluigi Vita Finzi

Roma, 5 maggio 2015

Il quotidiano “la Repubblica” riporta che, a giudizio del settimanale tedesco “der Spiegel”, il Presidente Mattarella sarebbe una combinazione di onestà svizzera e coscienziosità tedesca. Vissuta una mia personale esperienza con la grande banca CREDIT SUISSE (C.S.), posso concordare solamente con la metà tedesca della combinazione.

Alla fine del 1999, effettuai presso C.S. (Italy) un investimento di 515 milioni di lire – soglia minima d’accesso 500 milioni – che presto realizzò una considerevole plusvalenza. Nove mesi dopo venni convocato dalla Banca ed informato che i miei 515 milioni + plusvalenza erano diventati insufficienti per rimanere nella linea d’investimento da me scelta: era necessario, ma anche conveniente, investire in altri più vantaggiosi prodotti di C.S., come raffigurato con grafico a mano dal promotore finanziario. Così parlò la Banca. Ma la sopravvenuta insufficienza del conferimento si rivelò poi una spudorata menzogna; gli altri, a me ignoti, prodotti di C.S. si rivelarono quasi-spazzatura, già tale alla data della sottoscrizione da oltre un anno; il grafico manuale nient’altro che un raggiro. Presentato ricorso al giudice, in un primo tempo C.S. si dichiarò disponibile a rifondermi transattivamente in misura di 170mila euro, come mi riferì il mio avvocato;
successivamente tale disponibilità fu ritrattata e il giudice adito, a mio avviso contro la legge, cancellò ad personam la norma contrattuale cogente che fa obbligo all’intermediario di gestire il patrimonio “nell’esclusivo interesse del cliente”, insieme al decreto legislativo 415/96 che sottende tale norma.

La mia dettagliata e documentata esposizione dei fatti è pervenuta, tra gli altri, anche a C.S. AG di Zurigo, che evidentemente non la ritenne degna di riscontro, ancorché l’italiano sia una lingua ufficiale del paese.

Mi rammarico e scuso per gli errori e le imprecisioni lessicali (n.b.: la presente è la traduzione del testo originale in lingua tedesca), ma confido di avere esposto chiaramente i motivi per cui, trattando dell’onestà dei popoli, gli svizzeri, nella mia esperienza vissuta, non trovano collocazione. La nostra, s’è visto, non è la patria della giustizia; ma qui vige una norma che prevede il reato di vilipendio del Capo dello Stato: riferimento iperbolico, ma tuttavia personale monito a tenere ben distinti, nelle valutazioni, la virtù dell’onestà e gli svizzeri.

P.S.: “Al giudice si può perdonare anche l’ignoranza della legge da applicare, non la parzialità”. “Lo scopo del processo è il più alto che possa esservi nella vita: si chiama giustizia”. Principi ignorati, giustizia negata.

 

STATE STREET - LA GESTIONE DEI DATI FINANZIARI

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BOSTON - 17 marzo 2015 - Una nuova indagine globale commissionata da State Street (NYSE: STT) su 400 top manager di investitori istituzionali rivela che l’81% del campione considera la gestione dei dati come una delle principali priorità strategiche, ma solo il 37% è attualmente dotata di infrastrutture innovative, competenze e governance di elevata qualità.

L'indagine, dal titolo “The Innovator’s Journey: Pathways to Data Dexterity”, individua tre tipologie di organizzazione caratterizzate da diversi livelli di innovazione: i “data starters”, che hanno appena iniziato il loro viaggio; i “data movers”, che stanno facendo passi da gigante e i “data innovators”, che stanno scoprendo il valore reale di infrastrutture avanzate, competenze e governance di elevata qualità."Una gestione efficace dei dati non è più facoltativa, sia che si tratti di big, fast oppure di smart data" afferma Jeff Conway, executive vice president e responsabile di State Street Global Exchange. "L'opportunità di riconoscere un reale valore alla gestione dati dipende dall’identificazione del punto esatto in cui ci si trova sulla via dell'innovazione. Le organizzazioni gravate da sistemi obsoleti, mancanza di competenze e governance dei dati non adeguata perderanno l'opportunità di ricavare informazioni utili dai dati in un’ottica di investimento, perché non hanno una visione chiara”.

Dalla paralisi alla performance - Starters, Movers e Innovators

L'indagine ha rilevato che, per i data starters, i problemi legati all’obsolescenza e alla compliance rappresentano i principali ostacoli verso il progresso e i sistemi obsoleti rendono difficile il processo di estrazione del reale valore dai dati. Nel frattempo, i data movers stanno rapidamente aumentando i loro investimenti, attraverso la sostituzione dei sistemi obsoleti con nuove infrastrutture dati e l'applicazione di strumenti per l'analisi dei rischi di investimento e delle performance delle singole asset class. I data movers sono la categoria più interessata alle questioni legate alla regolamentazione. Tuttavia solo il 20% di questi prevede di aumentare significativamente le spese per la compliance e il reporting.

 All'altra estremità dello spettro, i data innovators riconoscono il valore della gestione dati e sono consapevoli del vantaggio competitivo che ne deriva. Gli innovators premiano la qualità dei dati e stabiliscono standard elevati per la governance e la sicurezza che sono diffusi in tutta l'azienda. Sono inoltre estremamente consapevoli dell'importanza di generare insight e dell’utilizzo di strumenti e tecniche innovativi che permettono di effettuare analisi di performance e rischi nei portafogli di investimento, incluse le asset class alternative.

L'indagine ha rilevato che:

·         Circa la metà degli innovators (49%) considera la gestione dati come massima priorità strategica

·         Il 38% ha aumentato gli investimenti in dati di oltre il 10% su base annua e sta rilevando un ritorno di questi investimenti

·         Il 44% concorda decisamente sul fatto che i loro investimenti in gestione dati sono una fonte di vantaggi competitivi, rispetto al 15% dei movers e al 5% degli starters.

 "Primeggiare in un mercato in rapida evoluzione significa adottare non solo nuove tecnologie, ma anche un nuovo approccio culturale", continua Conway. "Gli innovators investono sui dati, li proteggono e ne estraggono valore a tutti i livelli della loro organizzazione, perché riconoscono la loro valenza strategica. Indipendentemente dal fatto di essere movers, starters o innovators, gli investitori devono concentrarsi su come sviluppare competenze tecniche e costruire solide fondamenta, in modo da ottenere vantaggi competitivi nel modello di investimento ad alta tecnologia del futuro".

ALGEBRIS ANTICIPA

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“Al fine di evitare pericolose quanto sommarie strumentalizzazioni, Algebris Investments dichiara di non avere comprato alcun titolo di banche popolari italiane dal 1 al 19 gennaio 2015.

 Unica operazione di rilievo effettuata nel periodo per conto dei propri fondi e mandati di gestione è stata la dismissione di 5.254.928 azioni del Banco Popolare a un prezzo medio di 9,72 euro.

 Tali azioni erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale del Banco Popolare, a un prezzo medio di 13,76 euro, realizzando così una perdita.

 Algebris Investments, con sede a Londra, è regolata non solo dalla Financial Conduct Authority, ma anche dalla Securities Exchange Commissions e dalla Monetary Authority di Singapore, con le quali collabora regolarmente e in totale trasparenza.

 Algebris Investments è assolutamente disponibile a collaborare con le Autorità di Vigilanza italiane nelle quali ripone piena fiducia, con la certezza che verrà fatta chiarezza sulla correttezza della propria attività.

 Mai nella storia di Algebris, sin dal 1 Ottobre 2006, è stato fatto alcun investimento (sia azionario sia in debito subordinato) nel capitale della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.”

CONSOB - Delibera n. 19063

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Divieto di assumere o incrementare posizioni nette corte su azioni Banca MPS e azioni Banca Carige 

La Consob, con la Delibera n. 19063, ha deciso di prorogare, senza modifiche, il divieto di assumere o l'incrementare posizioni nette corte su azioni Banca MPS e azioni Banca Carige in vigore dal 28 ottobre 2014 in virtù della Delibera n. 19053.

La proroga, così come il divieto originario, è stata adottata in applicazione dell'articolo 20 del Regolamento comunitario in materia di "Short Selling", tenuto conto dell'andamento di mercato dei due titoli considerati. Il divieto è stato prorogato fino al termine della seduta di martedì 27 gennaio 2015 (fino alle ore 23.59). In assenza di proroga, il divieto sarebbe terminato alle ore 23.59 di lunedì 10 novembre 2014. Si ricorda che il divieto ha efficacia anche su strumenti finanziari derivati che hanno come sottostante le azioni Banca MPS o Banca Carige. Il divieto si applica anche alle negoziazioni intraday nonché a quelle effettuate al di fuori dei mercati italiani, incluse le transazioni over-the-counter. E' esentata dal divieto la negoziazione di strumenti finanziari su indici. Sul sito www.consob.it sono disponibili i testi delle due disposizioni Consob (n. 19063 e n. 19053) nonché la risposta alle domande più frequenti (c.d. FAQ).

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