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ENI: PRIME CONCLUSIONI DEGLI ACCERTAMENTI SULL'INCENDIO IN NIGERIA

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San Donato Milanese (Milano), 11 luglio 2015

In merito all’incendio che si è verificato lo scorso 9 luglio durante i lavori di riparazione della linea onshore Tebidaba-Clough Creek, in Nigeria, precedentemente danneggiata da atti di sabotaggio, Eni comunica con grande rammarico che una delle tre persone rimaste ferite è deceduta presso la struttura ospedaliera presso la quale era ricoverata. Il bilancio dell’incidente è pertanto di 13 vittime e due feriti.

 Eni precisa inoltre che, in seguito ai primi accertamenti che la società sta svolgendo in collaborazione con le autorità locali, appare verosimile che l’incendio sia stato  innescato dai soggetti che avevano precedentemente operato sull’oleodotto per sottrarne il greggio. Alcuni testimoni locali, peraltro, hanno riferito di aver visto i sabotatori, al momento dell’arrivo della squadra di intervento per la riparazione della pipeline,  proprio nel punto di sottrazione dell’olio dove gli stessi sabotatori avevano installato un’ apposita valvola.

 Eni continuerà a lavorare con le autorità locali nella raccolta delle informazioni utili a ricostruire le dinamiche dell’incidente e le relative responsabilità.

 L’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha dichiarato: “Tutta Eni si stringe intorno ai colleghi in Nigeria e alle famiglie di coloro che hanno perso la vita in questa vicenda tragica. Al dolore per la perdita di tante vite umane, si aggiungono oggi lo sgomento e la rabbia per la ricostruzione che sta emergendo sulla dinamica dei fatti. Ribadiamo la nostra determinazione a fare piena luce sulla vicenda, in stretta collaborazione con le autorità locali”

L'ORGOGLIOSO NO DEL POPOLO GRECO

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Di Giorgio Ornano

L' orgoglioso NO del popolo greco, superiore ad ogni attesa, ha completamente spiazzato Berlino e Bruxelles, nonché Renzi che, secondo italica tradizione, era già pronto a correre in soccorso del vincitore. Tsipras appare rinforzato dopo il plebiscito a suo favore espresso dal popolo ellenico, il che non significa che il Grexit sia scongiurato. Nessuno a parole lo vuole ma nei fattii falchi che governano la Comunità Europea lo desiderano ardentemente. Il problema greco non é risolvibile se i creditori non accettano un taglio ragionevole dei crediti e dilazioni a lungo termine della parte residuale. Quando un debitore non può pagare , si prende il poco che può dare e si chiude la pratica, evitando posizioni arroganti che stanno facendo perdere ai mercati cifre colossali, ben superiori al contenzioso con Atene. I Greci sono alla miseria ed é anche disumano cercare di spremerli ancora; ci si indigna giustamente per vittime di attentati criminali di terroristi ma sui bambini ellenici che muoiono per fame o carenza di assistenza medica si preferisce tacere, anche se le vittime sono ben più numerose. Forse solo gli spargimenti di sangue fanno impressione, mentre lutti colpevoli ma incruenti non fanno notizia, ma questo é relativismo etico ! La saggezza latina aveva prodotto l' aforisma "Ad impossibilia nemo tenetur", adottato dal diritto corrente. Ne tenga conto conto la Merkel, anche perché la marea anti euro monta e altri NO sono alle porte . Non ha senso buttar via il bambino con l' acqua calda, il che succederà infallibilmente se ci si ostina con la demenziale,suicida politica di austerity. Qualcuno imputa a Tsipras di non tassare i ricchissimi armatori greci. Se Tsipras non ci provasse sarebbe sicuramente una sua grave colpa. Dubito peraltro che questi potentissimi evasori, veri padroni della Grecia, in un paese marittimo che possono paralizzare in un' ora assieme a tutto il traffico mercantile del Mediterraneo, si lascerebbero tassare. Da notare che l' attuale esenzione fiscale é stata regalata loro dalla criminale Giunta golpista dei Colonnelli. In ogni caso ,non é certo l' Italia, dove basta un'agitazione della lobby dei taxisti per spaventare il governo, a dare lezioni a Tsipras in materia. Guarda casa, proprio Grecia e Italia, dove le percentuali di evasione fiscale sono altissime e intollerabili, hanno il record del debito pubblico. E' un finale di partita di non facile lettura, anche se io non sottovaluterei le pressioni americane a favore di un esito non traumatico tra i duellanti.

VIVA LA GRECIA!

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Ho brindato, domenica sera 5 giugno 2015, al risultato del referendum greco.

Di Luigi Gulizia
Ho brindato, domenica sera 5 giugno 2015, al popolo greco.
Perché ho brindato? Ho brindato perché l’arroganza tedesca è stata sconfitta da un piccolo popolo che gioca una partita sovrumana per togliersi di dosso il cappio che lo strangola da anni in nome del Niente celato dietro una criminale truffa finanziaria dal nome di Euro.
Alla faccia di tutti gli europeisti da strapazzo che, soprattutto nella disgraziata Italia, abbondano sproloquiando con sciocca retorica psudo-accademica, la Grecia ha dimostrato fino in fondo che la violenza perpetrata nei suoi confronti dalla banda mafiosa che  l’ha resa schiava del Marco tedesco, vera realtà del menzognero Euro, può essere combattuta e sconfitta.
Oggi, finalmente, assistiamo alla rivolta di una nazione contro i suoi oppressori.
Oggi, finalmente, cade la maschera di una cosiddetta Europa che altro non è se non l’altra faccia di una Germania la cui ascesa economica e politica andrebbe demistificata dall’aureola di virtù nazionali che ne circondano l’immagine.
E non è certamente la Grecia a dover temere, ma proprio la Germania che vede finalmente irrisa la propria sciocca arroganza.
Il nuovo futuro è certo da costruire, ma la presenza sullo scenario di una Spagna che ha già dichiarato di essere pronta a prestare aiuti e di una Russia che con Putin appare muoversi nella stessa direzione lasciano intravedere orizzonti positivi.
Sarebbe, comunque, importante che tutti i Paesi dell’area Piigs si muovessero contemporaneamente abbandonando il cosiddetto Euro e costruendo nuove realtà politiche ed economiche fondate sulla solidarietà reciproca in nome di una democrazia dal volto socialista.
VIVA LA GRECIA!

GREXIN O GREXOUT

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Di GIUSEPPE G. SANTORSOLA - Professore Ordinario di Corporate Finance e Corporate & Investment Banking.
Università Parthenope di NapoliIl risultato del referendum indica la preferenza del popolo greco verso il rifiuto delle prospettive di soluzione del loro problema interno prospettato dalle autorità comunitarie.
Nel testo della domanda referendaria, non veniva richiesto di restare o uscire dall’Eurozona o dalla Ue, quanto di affermare l’indipendenza di ogni nazione nell’ambito di un’unione monetaria che non comprende unioni sociali o politiche. Altrettanto, risulta sconfitta dal risultato la pretesa non condivisa, nemmeno all’interno della UE, di imporre soluzioni coercitive. Altrettanto, emerge la unfairness di sollecitazioni imposte esternamente nell’ambito di poteri comunitari di fatto non previste.
Restano invece difficoltà non marginali a carico delle Autorità Monetarie che dovrebbero sospendere aiuti nell’ambito dell’ELA qualora si applicassero le regole interne attualmente previste. Un altro terreno non convenzionale e inesplorato. Ne emerge un’Unione Europea debole nei fatti ed incapace di far valere il suo potenziale. Una notizia interessante per speculatori e per competitori interessati a rafforzare le proprie posizioni.
Per quanto riguarda la prospettiva dal punto di vista greco, le condizioni restano debolissime e non prevedibili nel loro sviluppo. I mercati offriranno le loro risposte; probabilmente dense di volatilità, magari non direzionali. Le autorità comunitarie risultano sconfitte, ma la Grecia ottiene una vittoria di Pirro che lascia difficile la soluzione necessaria. La sconfitta colpisce attualmente (non so se nel lungo periodo) la scelta di austerità assoluta e la vittoria sembra regalata da una tattica errata nell’ambito di una strategia magari non corretta e con allenatori che hanno condotto i giocatori a posizioni non utili al risultato necessario.
Nelle condizioni dei prossimi giorni, il campionato (non direi assolutamente la battaglia) sarà ancora in corso e non se ne conosce l’esito. Siamo in una condizione loss-loss; sarebbe errato pensare che qualcuno sia nelle condizioni “win”, approfittando di un esito apparentemente ben definito.
Suggerisco una valutazione utile: un vero conflitto esiste al momento all’interno della Germania fra le posizioni di Merkel, Schauble e Weidmann nel silenzio di Lautenschlaeger (commissario BCE). Le posizioni conflittuali più gravi sono le loro. Come in altre situazioni, la Germania non gestisce al meglio le condizioni di governo nel loro durante. Altrettanto scarsa appare la leadership di chi governa le principali istituzioni europee, con l’eccezione, dai poteri delimitati, di Draghi che, tra l’altro, ha già messo in campo le proprie possibili armi (non a caso definite “bazooka”).
Sapranno i loro colleghi dell’Unione offrire soluzioni diverse nelle prossime settimane? Mi dispiace citarmi e ripetere, ma….. what else does it take?

GRECIA ed EUROPA: MALA TEMPORA CURRUNT!

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Di Giorgio Ornano

Domani in Grecia si apriranno le urne per il referendum voluto dal governo Tsipras. L' esito delle urne appare incerto, lo spirito del popolo inclina per il no ma la paura per un viaggio verso l'ignoto, ben rappresentata dalla disperazione dei greci davanti a Bancomat chiusi, potrebbe spingere al sì, anche per le irrituali minacce giunte da Berlino.
Comunque vada, sarà una sconfitta spaventosa per l' Europa a trazione tedesca, incapace di sistemare in cinque anni un problema minimo ( la Grecia pesa per il 2% del PIL europeo) fino a farlo diventare una bomba di inaudita potenza, capace di incenerire quello che resta dell' area euro e della solidarietà tra i paesi che la compongono. Alla base di questo fallimento sta il problema politico, non quello finanziario, facilmente superabile. Berlino e Bruxelles vogliono togliere di mezzo Tsipras, estraneo alla ortodossia conservatrice della coppia Schaeuble/Merkel e dei loro tirapiedi. Per questo si sono irrigiditi, anche per la paura che il fuoco greco si propaghi ad altri paesi in cui cresce l' intolleranza per una politica di folle austerità. In sostanza stanno seguendo il celebre aforisma di Mao : " colpirne uno per educarne cento ". Gli stolidi ragioneri che guidano l' economia europea non hanno capito che Tsipras non sarebbe mai esistito senza il loro arrogante, intollerante atteggiamento verso il debitore Grecia. Per anni hanno preteso che il paese ellenico pervenisse all' avanzo primario. I Greci lo hanno fatto attraverso una politica disgustosa per la sua iniquità sociale, imposta dai creditori. Terribili le conseguenze per il popolo ellenico, ne cito una che é una vergogna inaccettabile : l' aumento del 41% della mortalità infantile, dovuta al fatto che buona parte della popolazione non poteva permettersi di curare i propri figli, comprando le medicine necessarie. Malgrado il raggiungimento del pareggio di bilancio, la Troika ha continuato a stringere il cappio al collo di questo disgraziato paese, pretendendo l'impossibile, soprattutto per ricuperare i crediti delle banche tedesche e francesi : un atteggiamento da far invidia alla ndrangheta.
D' altronde il Presidente della Commissione europea é un certo Juncker che, da premier lussemburghese, ha trasformato il suo paese in un paradiso fiscale a vantaggio di imprese internazionali e a danno di imprese europee : impresentabile ! Nemmeno il passato della Lagarde appare immacolato, coinvolta in un' oscura vicenda di arbitrato a favore di Tapie, miliardario incarcerato per truffe clamorose, quando era ministra francese delle Finanze, governo Sarkozy. E queste persone si permettono di dare lezioni di moralità. Latita la sinistra europea. Hollande é riuscito nell' incredibile impresa di rendere irrilevante un paese come la Francia, da sempre protagonista in Europa , mentre Renzi, dopo tante velleità ribelliste, si prosterna alla Merkel, di cui é diventato un pupillo, e non si stenta a crederlo. In quanto a Martin Schulz, socialista e Presidente del Parlamento europeo, brilla per afasia, essendo al governo con la Merkel, succube della Kaiserin tedesca che, a sua volta, non può prescindere dai
falchi reazionari bavaresi. Mala tempora currunt !

LA PAURA CHE IL FUOCO SI PROPAGHI

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Di Giorgio Ornano

Comunque vada, sarà una sconfitta spaventosa per l' Europa a trazione  tedesca, incapace di sistemare in cinque anni un problema minimo ( la Grecia pesa per il 2% del PIL europeo) fino a farlo diventare una bomba di inaudita potenza, capace di incenerire quello che resta dell' area euro e della solidarietà tra i paesi che la compongono. Alla base di questo fallimento sta il problema politico, non quello  finanziario, facilmente superabile. Berlino e Bruxelles vogliono togliere di mezzo Tsipras, estraneo alla ortodossia conservatrice della coppia Schaeuble/Merkel e dei loro tirapiedi. Per questo si sono irrigiditi, anche per la paura che il fuoco greco si propaghi ad altri paesi in cui cresce l' intolleranza per una politica di folle austerità. In sostanza stanno seguendo il celebre aforisma di Mao : "
colpirne uno per educarne cento ".Gli stolidi ragioneri che guidano l' economia europea non hanno capito che Tsipras non sarebbe mai esistito senza il loro arrogante,
intollerante atteggiamento verso il debitore Grecia. Per anni hanno preteso che il paese ellenico pervenisse all' avanzo primario. I Greci lo hanno fatto attraverso una politica disgustosa per la sua iniquità sociale, imposta dai creditori. Terribili le conseguenze per il popolo ellenico, ne cito una che é una vergogna inaccettabile : l'
aumento del 41% della mortalità infantile, dovuta al fatto che buona parte della popolazione non poteva permettersi di curare i propri figli, comprando le medicine necessarie.Malgrado il raggiungimento del pareggio di bilancio, la Troika ha continuato a stringere il cappio al collo di questo disgraziato paese, pretendend l'impossibile, soprattutto per ricuperare i crediti delle banche tedesche e francesi : un atteggiamento da far invidia alla ndrangheta. D' altronde il Presidente della Commissione europea é un certo Juncker che, da premier lussemburghese, ha trasformato il suo paese in un paradiso fiscale a vantaggio di imprese internazionali e a
danno di imprese europee : impresentabile ! Nemmeno il passato della Lagarde appare immacolato, coinvolta in un' oscura vicenda di arbitrato a favore di Tapie, miliardario incarcerato per truffe clamorose, quando era ministra francese delle Finanze, governo Sarkozy. E queste persone si permettono di dare lezioni di moralità.

Latita la sinistra europea. Hollande é riuscito nell' incredibile impresa di rendere irrilevante un paese come la Francia, da sempre protagonista in Europa , mentre Renzi, dopo tante velleità ribelliste, si prosterna alla Merkel, di cui é diventato un pupillo, e non si stenta a crederlo. In quanto a Martin Schulz, socialista e Presidente del Parlamento europeo, brilla per afasia, essendo al governo con la Merkel, succube della Kaiserin tedesca che, a sua volta, non può prescindere dai falchi reazionari bavaresi. Mala tempora currunt !

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ENI: LUIGI ZINGALES SI DIMETTE DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

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Roma, 3 luglio 2015 – Eni comunica che il Prof. Luigi Zingales* ha rassegnato le proprie dimissioni dal Consiglio d’Amministrazione di Eni.
Il Consiglio ringrazia il Prof. Zingales per il fattivo contributo dato in questi mesi.
Il Consiglio di Amministrazione procederà alla sostituzione del Consigliere dimissionario ai sensi di legge.
Riportiamo di seguito la lettera che il Prof. Zingales ha inviato al Consiglio d’Amministrazione e al Presidente del Collegio Sindacale Eni:
Cari colleghi,
Con la presente vi comunico le mie irrevocabili dimissioni da consigliere di amministrazione di Eni spa, effettive dal ricevimento della presente lettera, per non riconciliabili differenze di opinione sul ruolo del consiglio nella gestione della società. Vi sarei grato se poteste chiedere alla struttura Eni di assolvere le comunicazioni di rito nel caso di dimissioni di un consigliere e inviare un comunicato stampa con la notizia e le motivazioni di cui sopra.
Faccio il mio migliore augurio di successo all’Eni e a tutti i suoi dipendenti, che ammiro per la dedizione con cui lavorano.
* Consigliere indipendente, componente del Comitato Controllo e Rischi e del Comitato per le Nomine.

IL PUNTO ELLENICO E' IL NUOVO CENTRO DEL MONDO

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POTERI FORTI NON COSI' FORTI. PERCHE' SIA VERA FORZA C'E' TROPPA ARROGANZA

Di Giannina Puddu

La Grecia è il perno sul quale sta poggiando, in un equilibrio precario, la sorte futura del pianeta. Siamo tutti in fase di oscillazione. Quando l'inerzia perderà il suo effetto, ci troveremo da qualche parte. Inchiodati ad un futuro che, speriamo, sia meglio del presente.
Il "punto" in quanto la Grecia, in assoluto, è certamente minuscola. Piccola la sua leadership politica, minimo il suo ruolo economico, invisibile la sua capacità finanziaria. Eppure, il suo assestamento, qualunque sia, sarà determinante per la politica, l'economia e la finanza internazionale dei prossimi decenni.
I "poteri forti" del pianeta avevano scelta l'inoffensiva Grecia come caso didattico. Per insegnare l'inesorabile cessione della sovranità nazionale. Perchè c'è un fine superiore alla volontà dei popoli. Secondo la loro interpretazione. Ma, la cavia-Grecia si sta dimostrando poco mansueta e poco addomesticabile.   I "poteri" paiono destabilizzati dalla comparsa di variabili impreviste nel loro gioco al massacro. Se oscilliamo ancora, tra una soluzione ed il suo opposto, è perchè costoro hanno necessità di testare ed intuire, almeno,  l'evoluzione eventuale di qualunque decisione definitiva. Non sanno, veramente, quale esito sia strumentale ai loro piani e quale no. L'arroganza e la presunzione, quando spinte oltre i limiti, conducono alla perdita del controllo, come adesso per questi "poteri forti" non così "forti".

E’ in gioco il futuro dell’Europa, non solo della Grecia

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La vicenda Greca svela la vera natura dell'Europa.

Di  Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Sono ore cruciali, quindi, non solo per il futuro della Grecia ma anche dell’Unione europea. Purtroppo gli organi di informazione riportano il “ping pong” tra Bruxelles e Atene in un modo tanto astratto e banale da confondere. Si afferma soltanto che la Troika, e anche Berlino, non possono accettare le proposte del governo di Tsipras. Si ha la sensazione che spesso non le si conosce nemmeno! Invece sarebbe doveroso partire da esse per qualsiasi valutazione.
Il piano elaborato dal governo ellenico è chiaro e sintetico, contenuto in un documento di 10 pagine. Per il popolo greco sarebbe un boccone amaro, non una piacevole passeggiata. Si prevede l’aumento delle entrate fiscali dell’1,51 del Pil già nel 2015 e del 2,87% nel 2016. Si va oltre la stessa richiesta della Troika. L’Iva, inoltre, verrebbe alzata al 23%, mantenendola al 13% soltanto per i beni di primissima necessità e al 6% per i farmaci e i libri.
La prevista riforma delle pensioni è molto simile a quella italiana ed è “calibrata” sulla media europea. La spesa pensionistica verrebbe ridotta nel 2016 per un importo pari all’1,05% del Pil e dell’1,1% l’anno successivo.
Certo il sistema pensionistico greco è andato in tilt negli ultimi anni a causa dell’aumento del prepensionamento consentito a seguito della crisi e della disoccupazione galoppante. La riforma proposta dovrebbe portare l’età pensionabile a 67 anni, come nel resto dell’Europa.
Non vorremmo che la volontà di Atene di mantenere una certa tutela per le “famiglie più vulnerabili” e l’intento di voler “garantire un reddito minimo non basato su tagli di beni e servizi reali che sono già sotto la media europea” abbia irritato qualche partecipante ai summit europei. Dovrebbe però essere chiaro a tutti che, se a un malato grave si toglie l’ossigeno, si ottiene soltanto un cadavere.
Il governo ellenico annuncia anche l’aumento del contributo di solidarietà e quello, dal 26 al 29%, delle tasse sui guadagni delle imprese. Inoltre per i profitti oltre il mezzo milione di euro si prevede, soltanto per il 2015, un tassa extra del 12%. Vi è anche l’impegno nella lotta all’evasione e nel perseguire i capitali portati illegalmente all’estero.
Si può affermare che trattasi di un piano realistico tanto che vi sarebbe anche un certo riguardo per le banche elleniche che rimarrebbero private. Anche quelle partecipate dal governo arriverebbero alla completa privatizzazione, con l’impegno di “non intraprendere alcuna azione che metta in discussione la loro solvibilità”. Indirettamente si tratta di una concessione non di poco conto alle altre banche europee, a cominciare da quelle tedesche, che in passato hanno fatto il bello e cattivo tempo nel sistema bancario greco.
Certo a fronte dei citati impegni concreti, realmente attuabili, vi è stata anche la richiesta di utilizzare i 35 miliardi di euro che spetterebbero alla Grecia nel periodo 2014-2020. Tali fondi europei, unitamente a quelli del programma “Investment Plan for Europe”, dovrebbero servire a finanziare importanti progetti pubblici e privati. Il diniego di Bruxelles sarebbe dovuto al fatto che i 38 miliardi di euro messi a disposizione nel sessennio 2007-2013 non hanno prodotto risultati positivi. Ciò è vero ma non è imputabile soltanto alla Grecia. Responsabile è la politica di austerità generalizzata imposta dalla stessa burocrazia europea. Si ricordi che il debito pubblico greco, che oggi è pari al 177% del Pil, era del 107% nel 2007.
Se le proposte del governo greco sono credibili non si comprende l’ostilità di Bruxelles e della Troika.
Secondo noi vi sono tre possibili chiavi di lettura. Si pensa che programma di Tsipras non sia veritiero, quasi una sorta di truffa. Così si inficia il principio di fiducia e di reciprocità su cui si basa l’Unione europea. Un domani si potrebbe non credere agli impegni di qualsiasi altro governo, anche di quello tedesco.
Sorge il dubbio, senza essere complottisti, che qualcuno irresponsabilmente stia “facendo un test” sulla dissoluzione dell’Unione europea. Un esperimento che potrebbe sfuggire di mano a chi comunque pensa di controllare e gestire la crisi.
Tra gli altri impegni assunti dal governo ellenico vi sarebbero anche la trasformazione del Pireo in un grande hub ed il suo collegamento ferroviario con i vari corridoi di trasporto e di sviluppo in costruzione sul continente eurasiatico. Noi riteniamo che, se si considera che da tempo vi è un forte interesse cinese e russo nei settori succitati, non sia l’economia, i conti in ordine, ne l’austerità, ma sia la geopolitica la vera causa della chiusura e delle decisioni di Bruxelles e della Troika.
Ci sembra che si sta giocando con il fuoco in una fabbrica di fiammiferi.

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